Il Faggio: dopo il lungo inverno è arrivato il mese delle foglie

Opi – Chi non conosce la famosa canzone che cantava Adriano Celentano da titolo: “L’ALBERO DI TRENTA PIANI”, certamente, Adriano, non si riferiva all’albero di faggio, ma ai grattacieli che all’epoca invasero le nostre città.

Io però oggi voglio parlare della pianta di faggio, che è presente in molte zone del nostro Abruzzo e tra l’altro, le nostre faggete, quelle del PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE, sono state riconosciute il giorno 6 luglio dell’anno 2017 patrimonio dell’UNESCO.

Nel territorio del Parco, sono state individuate cinque nuclei di faggeta vetusta per una superfice di 937 ettari, ricadenti nei Comuni di: Villavallelonga con Valle Cerasa, Lecce dei (nei) Marsi con il Moricento, Pescasseroli con il Coppo del Principe e Coppo del Morto e Opi con La Coccia Grande e Valle Jancino.

Ora torniamo a parlare del faggio e della sua vita.

Albero di circa venticinque-trenta metri di altezza, con tronco pressoché diritto, le radici non superano la profondità di 40-50 centimetri e se il terreno è pietroso restano a fior di terra, la corteccia dei tronchi è sottile, liscia e di colore cenere, i tronchi sono cilindrici, slanciati e diritti.

Perché parlare proprio ora del faggio, si perché proprio nel mese di maggio mette le foglie, dopo il lungo inverno ormai passato.

I frutti maturano in ottobre e si chiamano faggiole, sono sostanze oleose.

Il faggio fruttifica molto tardi, non prima di sessant’anni.

Il bosco di faggio si forma al disopra dei 900/1000 metri sul livello del mare, fino a aggiungere quota 1800.

Il legname di faggio è stato materia prima di molte piccole industrie forestali: negli anni passati sono state ricavate oltre ad utensili diversi, come: scatole, setacci, tavolette, sedie, taglieri, fusi ed altro ancora, anche traverse per ferrovie, (oggi sono di vetro cemento) e tavolame per mobili.

Non sono né un agronomo, né un forestale (oggi Carabinieri-Forestali), sono uno qualunque, ma ne ho voluto parlare, perché dalla finestra del mio studio, osservo lo sbocciare delle foglie e il bosco ridiventa verde.