Grido di allarme della sanità privata. Di Lorenzo: “Le Case di Cura della Regione Abruzzo si sono rese disponibili per l’emergenza fin dal primo giorno, non vogliamo stare in panchina”



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Avezzano – L’emergenza Coronavirus ha messo a dura prova tutto il sistema sanitario nazionale ed evidenziato tutte le sue carenze frutto di anni di disinteresse politico, di tagli al personale ed investimenti inadeguati.

Lo scorso 09 marzo il Crea (comitato regionale emergenza-urgenza) ha stabilito delle linee guida di indirizzo, recepite da un’ordinanza del Presidente della Regione Abruzzo Marsilio, sulla sospensione, a causa della diffusione del Coronavirus, di tutte le attività di medicina ambulatoriale non urgenti (con esclusione soltanto di alcuni tipi di prestazioni) nelle strutture pubbliche e private convenzionate. Quest’ultime sono state inoltre invitate ad indicare i posti letto dotati di respirazione assistita e le aree dove i pazienti positivi al contagio (non in condizioni critiche) possono essere posti in isolamento.

Ma a causa dell’attuale situazione emergenziale e delle straordinarie misure di contenimento del coronavirus adottate dal Governo e dalla Regione la sanità privata sta affrontando una grave crisi gestionale e finanziaria che potrebbe concludersi in un vero e proprio collasso.

Il grido di allarme arriva dalla titolare della Casa di Cura Privata “Di Lorenzo” di Avezzano, nonché Presidente dell’ACOP il sindacato di categoria, Lucia Di Lorenzo: “per ottemperare alle direttive del Governo abbiamo da subito comunicato sia i letti a disposizione, ordinari e di terapia intensiva, sia i presidi necessari per l’emergenza messi a disposizione della sanità pubblica. Alcuni presidi sono stati già consegnati su richiesta delle Asl, ai reparti dell’Ospedale che ne avevano bisogno. Abbiamo inoltre rispettato le indicazioni sulla sospensione delle attività ordinarie, volte ad evitare o limitare la circolazione dei pazienti. A causa di questo provvedimento abbiamo la struttura completamente vuota da un mese. Un’inattività che porta a riflettere sul futuro della sanità, sul recupero di tutte le prestazioni rinviate e sull’alto rischio di importanti perdite economiche. La sospensione di tutte le attività sanitarie ordinarie ha infatti quasi azzerato il fatturato delle strutture private. Per il mese di Marzo abbiamo attivato i Fondi FIS stabiliti dal Decreto “Cura Italia” per pagare le retribuzioni dei dipendenti ma per il mese di Aprile siamo in grande difficoltà economica.”.

Ed ancora: “le Case di Cura della Regione Abruzzo si sono rese disponibili per l’emergenza fin dal primo giorno ma non è stato ancora possibile concludere accordi per la nostra collaborazione. Siamo in panchina, senza poter svolgere nessuna delle nostre attività. Durante questa emergenza da parte della sanità privata c’è piena disponibilità a trasformarsi in strutture Covid se necessario ma in realtà in Abruzzo non c’è questa necessità visto che i contagi nella Regione sono contenuti e non c’è una crescita esponenziale. Anche gli ospedali non dedicati al Covid sono quasi vuoti. Si sta lavorando per creare nuovi posti letto e per fare nuove assunzioni quando nelle strutture private i posti letto sono vuoti e il personale sanitario è a completa disposizione

E conclude: “c’è un incapacità del sistema sanitario di essere elastico nella gestione delle risorse che al contrario di quanto si possa pensare sono sufficienti. Quello che serve è una giusta collaborazione tra la sanità privata e quella pubblica. E’ necessario, a mio avviso, adottare una serie di misure come ad esempio riprendere ad erogare prestazioni non urgenti, utilizzando ovviamente tutti i dispositivi e le cautele previste dall’emergenza, per scongiurare l’allungamento delle liste d’attesa. Un danno che dovrebbe essere evitato e che potrebbe portare al collasso del sistema sanitario, privato e pubblico, non appena finirà la fase emergenziale.”

Nei giorni scorsi la Regione ha promosso un incontro per identificare un’ipotesi di accordo con le Case di Cura. Purtroppo però ad oggi l’accordo non è stato ancora formalizzato dalle parti interessate.

Questa emergenza in Italia deve far riflettere sulle scelte politiche degli ultimi dieci anni sull’organizzazione regionale del Sistema Sanitario Nazionale e sulle strutture private convenzionate. La sanità privata convenzionata vuole fare la sua parte ed operare in piena sinergia con il Ministero e le Regioni per garantire una risposta efficace e tempestiva in questo particolare momento.



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