Escluso il cane, quale titolo migliore per il tour di una band intitolata a Rino Gaetano? Concerto ad Avezzano a quarant’anni dalla scomparsa dell’autore



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Alessandro Gaetano, sul palco ad Avezzano il prossimo 13 agosto, per riassaporare, insieme ai fans di Rino, il clima di quegli anni. Una musica scanzonata e mai banale che fu una ventata di freschezza nel panorama musicale italiano.

Avezzano – Si intitola – Escluso il cane –, il tour 2021 della Rino Gaetano band. È il tributo ufficiale al compianto cantautore calabrese nato a Crotone nel 1950 e trasferitosi a Roma con la famiglia dieci anni dopo. Un precursore, a suo modo, di quella musica cosiddetta, di impegno civile, in cui la preminenza di testi apparentemente senza senso, fornivano mille spunti di riflessione sulle contraddizioni del tempo.

Ma chi è stato Rino Gaetano per Alessandro Gaetano, figlio di Anna, la sorella maggiore di Rino? Un artista a tutto tondo, musicista e fotografo che oggi onora la memoria del grande autore. La redazione di TerreMarsicane glielo ha chiesto in un’intervista esclusiva che prova a raccontare il cantante dal punto di vista del nipote, che aveva appena nove anni quando lo zio venne a mancare a soli trent’anni.

Alessandro Gaetano, sarà sul palco ad Avezzano, il prossimo 13 agosto, per ripercorrere insieme ai fans di Rino un tratto di strada di quegli anni in cui la musica del cantautore, scanzonata e mai banale, fu una ventata di freschezza nel panorama musicale italiano.

Come nasce questa iniziativa della cover band con l’omaggio a tuo zio?

Nei primi anni ’90 frequentavo un teatro, Alfellini, curato da Marcello Casco, che è colui che ha portato La Smorfia a Roma. Andai lì a cantare le prime volte, fra il 92 e il 93. In quel periodo iniziai a prendere confidenza con il pubblico. Nel 99 mia madre fu contattata da un musicista che stava organizzando una band che avrebbe suonato i pezzi di Rino Gaetano, così poche settimane dopo nacque la prima band legata alla nostra famiglia. Dal ’99 non ho più lasciato il palco.

Sarebbe la band con la quale tutt’ora ti esibisci?

Non proprio, la band e cambiata e da tanti anni si chiama Rino Gaetano Band.

La band suona esclusivamente i pezzi di Rino Gaetano o fa anche altro?

Ognuno dei componenti, oltre a suonare nella band, ha un suo personale progetto, Io personalmente faccio musica strumentale, ho un mio pseudonimo – greyVision –. È tutto un altro genere di musica, post-punk, new wave, ma l’omaggio a Rino è doveroso.

L’arte, la musica in particolare è una predisposizione di famiglia o è lo zio che ti ha portato a seguire la sua strada?

Io non ho mai forzato nulla, la musica l’ho sempre ascoltata, fin da bambino, ciò che faccio oggi è una naturale conseguenza. Sono rimasto l’autodidatta che ero 30 anni fa. Quello che faccio è molto spontaneo e naturale. Riesco a suonare a orecchio, sia il basso che la tastiera e la chitarra. Mi arrangio i pezzi da solo. 

Anche tu hai imparato a suonare la chitarra, come me, sulle note di Gianna?

Veramente la mia formazione da musicista adolescente autodidatta è iniziata con i Cure, col loro disco Disintegration. Poi c’erano i Depeche Mode ma i loro pezzi erano più complicati perché non c’era tutta questa chitarra. Pezzi come See you, Everythings counts, non avevano l’assolo di chitarra o il basso, molto presente invece nei brani dei Cure.

Quest’anno ricorre il quarantennale della scomparsa di Rino. Se tu dovessi fare una riflessione su ciò che è stata la sua produzione artistica, per molti versi assolutamente visionaria e profetica, ancora molto attuale, cosa diresti?

Come dico spesso, se i temi cantati da Rino Gaetano, sono ancora oggi molto attuali è perché in fondo, da allora è cambiato ben poco. Per esempio, la malasanità c’era all’epoca, e c’è ancora oggi. Temi immensi come l’emarginazione, gli ultimi, l’essere messi da parte, questo c’è sempre stato. Lui era molto attento a ciò che gli accadeva attorno. Leggeva molto attentamente le cronache dei quotidiani dei suoi tempi e con i suoi brani non faceva altro che riferire ciò che leggeva.

Cosa lo attraeva della realtà che gli girava attorno?

Gli stavano a cuore i temi sociali, teneva molto al valore e al rispetto dell’essere umano. Su diversi brani, iniziava con la storiella d’amore per poi immergersi in contesti dalla forte valenza sociale. Mi vengono in mente brani come Sfiorivano le viole o Ti Ti Ti Ti

Prima dicevi che se i suoi testi sono ancora attuali è perché da allora è cambiato molto poco. Secondo te oggi lui cosa scriverebbe?

Probabilmente le stesse cose, anche se le cose che suscitano la critica sono probabilmente molte di più. Oggi si fa un abuso un po’ di tutto, anche di questo telefonino con cui ti sto parlando. Un conto è parlarsi a voce, un conto è ridursi a parlare e raccontarsi per esclusività attraverso i social.

Tornando ai temi cari a Rino Gaetano, secondo te le sue canzoni erano troppo avanti per quei tempi? È stato poco capito? Insomma, che idea ti sei fatta?    

Secondo me certe persone non hanno voluto capirlo. Ci sono delle interviste, una su tutte quella di Gianni Boncompagni che, commentando la canzone Gianna, gli dice – mah! Questo testo non significa nulla… – e Rino gli fa – Aspetta un attimo. Veramente Gianna è la distruzione del testo, che facevano già Ionesco e Majakovskij. – con Boncompagni che replica – io eviterei citazioni così imponenti.

Un approccio in po’ sprezzante da parte della critica che ha affibbiato alle sue canzoni l’etichetta di canzoni nonsense

Apparentemente ci sono delle cose, delle frasi che uno non capisce, ma guarda caso oggi è apprezzato e rivalutato proprio in virtù di quel messaggio di speranza universale che permea i suoi testi, e non è poco. Un pezzo come Ma Il cielo è sempre più blu, nonostante la drammaticità degli argomenti che affronta, è un brano che mette allegria e infonde positività. 

Fra l’altro sono canzoni che piacciono anche ai giovanissimi

Si certo! Lo vediamo ai concerti dove abbiamo fans dai sette anni in su. È incredibile, conoscono tutte le parole. Ne sanno più di me. [ride]

Se dovessi fare una riflessione su quello che è il messaggio che ha lasciato la musica di Rino Gaetano cosa ti viene in mente?

Ha lasciato tanti bei quadri musicali dai quali attingere a dai quali lasciarsi ispirare. Sono molti gli artisti che oggi, per certi versi, si ispirano a lui, anche se poi i loro stili sono completamente diversi. Evidentemente la fonte di ispirazione nasce dalla sua forza e dal senso di positività che infondono molte sue canzoni e tutto questo è soltanto positivo.

Tu sei un musicista, fai musica, vivi di musica. Ti chiederei se hai la sensazione che la produzione musicale di trenta, quarant’anni fa, abbia uno spessore diverso, qualitativamente più attraente di quella che si produce oggi. Il grande successo delle cover direbbe questo.

Forse oggi c’è meno qualità perché c’è poca passione nel fare le cose che vengono prodotte, in tempi più ristretti, e offerte al mercato che le consuma poi velocemente. Questo lo possiamo vedere anche in alcuni programmi televisivi che si occupano di musica, che producono cantanti, band e gruppi, che dopo qualche comparsata spariscono dalle scene, salvo qualche rara eccezione.  

Non è proprio il massimo.

Certo non è questo il senso del fare musica. Tu ti sei limitato a confezionare un prodotto finalizzato a creare un movimento destinato a evaporare dopo qualche mese. Intanto hai creato illusioni effimere a cui segue il frustrante ritorno alla realtà. Certi personaggi monopolizzano le scene televisive per qualche mese, e poi, spente le luci, non te li ricordi più.  

Sarà che la musica, quando viene trattata come un prodotto di consumo mordi e fuggi, perde quel senso di magia che si insinua nell’anima tutte le volti che riascolti quel pezzo che ti resta dentro per sempre?

Guarda, non dico che tutti debbano avere il vinile, ma quando si voleva ascoltare un pezzo, tu prendevi il vinile, lo toglievi dalla sua custodia, facendo attenzione a non lasciarci sopra l’impronta, poi con cura, lo mettevi sul piatto e dovevi pure rialzarti per cambiare il lato. Ascoltare la musica era un vero e proprio rito.

Possiamo dire che oggi, il digitale ci ha reso la vita molto più comoda su tanti campi, però l’ha anche appiattita?

Certo in macchina non puoi portarti dietro il vinile, anche se c’è chi l’ha fatto, ma la praticità del CD è indubbia. Poi senti qualcuno che ti dice – sai ho ascoltato quell’album sul computer. – È chiaro che ascoltare musica dal computer non è il massimo, perdi tutte le dinamiche, ti perdi tante cose…

Parlando invece della tua attività, quali sono i tuoi impegni, le tappe di questa estate con la band?

Faremo un bel giro, dopo Mantova andremo a Chieti, poi il giro prevede di nuovo Roma, L’Aquila, Avezzano, Viterbo, Torino, Cuneo, Firenze, Mestre e Faenza. Sono diverse provincie, poi abbiamo anche un festival, quello delle etichette indipendenti, il MEI. Suoneremo lì, faremo la serata d’apertura, il primo ottobre a Faenza.

Hai in programma anche iniziative da solista?

Dovrei uscire con il mio nuovo singolo strumentale con relativo clip, spero di farcela per la primavera.

Quindi non rischiamo di vederti in qualche talent!

No, non credo proprio, è difficile. È come quando mi hanno detto. – Ma tu non vai a Sanremo? – Ci sono stato a fare un coro per un brano inedito di Rino con Paolo Rossi, però non è il mio ambiente. Mi sento uno che fa le cose che gli vengono in mente, che si ispira con le cose che osserva. In questo senso, la musica viene quasi da sé.