No Gree pass?… Le disavventure di un povero marsicano Pro-vax. L’odissea dei vaccinati senza certificazione verde Covid-19



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Marsica – Green pass sì, Green pass, no, Green pass falsi… I tormentoni dell’ultimo periodo sono diversi ma l’oggetto è sempre quello: il famoso – e famigerato – Green pass. Innumerevoli le trattazioni, discussioni, spiegazioni su necessità e modalità di acquisizione del Certificato verde Covid-19, attraverso tutti i canali.

Ma c’è una zona d’ombra, amplissima, stando alle innumerevoli testimonianze che continuano ad affastellarsi soprattutto sui social, che coinvolge un “girone dei dannati” particolare, e pure ampio, quello dei possessori dei requisiti per i quali non vi è procedura, intervento o Santo che tenga: per loro il codice necessario a generare il green pass non è rintracciabile perché semplicemente non esiste, non è stato generato.

Che il sistema approntato dal Ministero della Salute avesse qualche pecca era apparso evidente, ma la vicenda che pare coinvolgere una nutrita schiera d’italiani sconcerta soprattutto perché, a fronte dell’obbligatorietà del Green Pass per diverse attività – e ancor più saranno a seguire gli ambiti in cui sarà necessario esibire il documento – si evidenzia l’inadempienza dello Stato rispetto a quei Cittadini che, pur in possesso dei requisiti per ottenere documenti essenziali, si vedono lesi nei diritti fondamentali.

Danno che ben rappresenta quello che si definisce “Un povero cristo Pro-vax”, che da settimane tenta disperatamente di sbrogliare una matassa burocratica che sembra inestricabile. “Sono stato contagiato tra novembre e dicembre dello scorso anno”, ci racconta Mario, marsicano, “ho avuto sintomi anche pesanti e sono stato ko oltre un mese. Appena hanno aperto alla vaccinazione per la mia classe d’età, e nei sei mesi dal contagio, mi sono sottoposto a vaccinazione, che mi è stata prescritta e certificata di una sola dose.
Quando si è iniziato a parlare di Green pass e poi è stato assunto effettivamente, ho atteso fiducioso che mi arrivasse il codice. Ho scaricato tutte le app utili, ho provato poi diverse volte con lo Spid l’accesso al link messo a disposizione dal Ministero, ma niente. Risultava codice non generato o possibile presenza di errori nella documentazione. Ho continuato ad aspettare, ma la situazione non è cambiata.
Mi sono rivolto al mio medico, che, prima ottimista e certo di poter risolvere in fretta, ha verificato quanto sopra, e più volte: codice non generato e/o presenza di errori. Sempre più affranto a fronte della mia insistenza e frustrazione, ha verificato il corretto inserimento del certificato di guarigione sulla piattaforma apposita, così come i dati di contatto.
Mi sono rivolto agli Uffici della Asl1, più volte, che mi hanno rinviato per ben due volte il certificato di vaccinazione, che riporta correttamente la dose unica di vaccinazione effettuata, garantendomi che le procedure, per quanto riguarda la Asl, erano state correttamente effettuate.
Mi sono rivolto, dopo il medico e gli Uffici Asl, ai farmacisti, alla Regione, alla Polizia locale. Ho scritto a tutti gli indirizzi mail messi a disposizione dal Ministero, allegando anche tutta la documentazione. Ho inoltrato ben quattro segnalazioni tramite Operatori del 1500, che significa, dato che il 1500, soprattutto fino a una decina di giorni fa, era occupato perennemente, ore e giorni di tentativi, tant’è che la prima segnalazione sono riuscito a farla con l’Operatore una notte, poco dopo l’una, e dopo un’ora e 7 minuti di attesa in linea. Tutto ciò però, con lo stesso esito: zero. Ho tutta la documentazione necessaria, ho provveduto a fare la vaccinazione. Che nonostante tutto ciò, invito a fare: anche io avevo un po’ di timore, dato quello che si sente, ma ho più timore di incappare di nuovo in questa brutta bestia che è il Covid. Però lo Stato non può imporre degli obblighi e castigare chi a quegli obblighi adempie diligentemente, lo trovo ingiusto e mortificante”.

“L’altra sera, dopo tanto, volevamo andare a mangiare una pizza con mia moglie. Fuori non c’era più posto, e il ristoratore era imbarazzato e confuso perché non sapeva se andasse bene pure il certificato della vaccinazione, al posto del Green pass, e si consultava con altri in modo concitato, dato l’orario di punta. Alla fine abbiamo lasciato perdere. Ma è giusto?”, continua Mario, “Tra un po’ dovremmo partire per una breve vacanza, ma stiamo pensando di annullare pure quella. E se diventerà obbligatorio anche al lavoro? Spiegherà il Ministero il problema ai miei datori di lavoro, o dovranno mettersi a rischio sanzioni per farmi lavorare? Sto meditando passi legali, come stanno facendo moltissimi altri in simili situazioni, nei vari gruppi che si stanno costituendo per promuovere anche un’azione collettiva. Intanto, per me che ho sempre invitato tutti a rispettare le regole, a fare la cosa migliore per sé e per gli altri, leggere di “furbetti del green pass” e simili, e dover stare in questa condizione, è veramente una grande amarezza”.