Carmine Grossi, la forza e il coraggio di un eroe marsicano che tenne testa alle crudeltà naziste



Avezzano – Questa è la storia di un eroe marsicano, prigioniero politico dei nazisti per due anni, dal 1943 al 1945. Carmine Grossi, nato a Luco dei Marsi il 3 aprile del 1924, non sapeva che precisamente novant’anni dopo, il 2 aprile 2014, gli sarebbe stata concessa la Medaglia d’Onore dello Stato Italiano come internato militare e politico in un campo di sterminio.

Fante della 4a Compagnia Mitraglieri, Primo battaglione, della 61a Fanteria Motorizzata “Trento”, venne catturato dall’esercito tedesco e portato nel campo di concentramento Stalak n. XVII° A, in Austria, all’età di 19 anni, il 9 settembre 1943, pochi giorni dopo l’armistizio italiano.

Inizialmente fu costretto a lavorare in una fabbrica di armi, nel campo di Leobersdof dove fu accusato di sabotaggio e trasferito dapprima a Lazendorf e poi nel carcere “Neuta” di Vienna.

Proprio nella capitale austriaca le SS della Gestapo lo torturarono senza ottenere, però, una confessione. Carmine rifiutò, in quanto di famiglia socialista e per il giuramento militare al Re d’Italia, di entrare nella fascista Repubblica di Salò e per questo fu deportato in uno dei lager nazisti più conosciuti, quello sulla collina della città di Mauthausen.

Dal 5 aprile del 1945, per un mese, Carmine divenne un numero, il “137.801”, e fu considerato “una minaccia per la sicurezza del popolo e dello Stato” tedesco. Prigioniero politico, dunque, marchiato da quel triangolino di colore rosso, per essere distinto da ebrei, omosessuali, disabili.
Il 5 maggio dello stesso anno, fu liberato dalle armate alleate, sottoposto alla pulitura dei parassiti e curato da una grave pleurite nell’Ospedale di evacuazione da Campo americano n. 131, era arrivato a pesare solo 45 kg.

Fu rimpatriato l’8 luglio, e venne curato in due ospedali, a Bergamo e poi a Roma.
Nel ’46 guarì dalla pleurite, fu congedato dal servizio militare e dichiarato invalido di guerra.
Carmine Grossi si spense all’età di 85 anni, il 2 dicembre del 2009. Cinque anni dopo gli venne conferita la Medaglia d’Onore dello Stato Italiano.

Per raccontare la sua storia, il suo coraggio e le sue sofferenze, il figlio, Giuseppe, terrà una conferenza giovedì 7 marzo, alle 16:30, presso la Sala del Principe di Palazzo Torlonia ad Avezzano.



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