Camillo Corradini nel vortice dei fasci combattenti marsicani



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Per uscire dalla grave situazione del Fucino, occorreva dare in affitto piccole quote direttamente agli agricoltori sprovvisti di terre, oppure a cooperative ben disciplinate: questo aveva suggerito l’amministratore Bernardo Vincenti in un noto documento d’epoca. Di contro, Don Giovanni Torlonia, rimase contrario alla frammentazione e all’attribuzione di un ettaro ai contadini. Nel bel mezzo delle diatribe, il sovversivo romagnolo Pio Berti, ora a capo dello zuccherificio, minacciava di ricorrere alle maniere forti non dispensando affatto violenze fisiche e revolverate (così lo descrive lo storico Colapietra); tutto questo mentre il 20 febbraio del 1921, il socialista Antonio Iatosti insieme a Carusi, organizzava ad Avezzano un convegno provinciale (1).

D’altronde, il passaggio da una logica politica attenta al rispetto di procedure formali per conseguire risultati sostanziali, aveva già suscitato tra il 1919 e il 1920 numerose interrogazioni e interpellanze, quando tutta la deputazione provinciale dell’Aquila, con a capo il presidente Cesidio De Vincentiis e quello del consiglio (avvocato Francesco Rosati), venne ricevuta dall’onorevole Camillo Corradini al quale prospettarono: «le disastrose condizioni della finanza provinciale, la quale non è in condizione nemmeno di pagare gli stipendi agli impiegati». Tanto era vero che, lo stesso De Vincentiis, fu costretto a contrarre un debito personale di ben duecentomila lire per pagare «gli impiegati per evitare lo sciopero». Il parlamentare ascoltò con attenzione le rimostranze dei rappresentanti della provincia che, tra l’altro, avevano denunciato anche: «le cosiddette baracche per i combattenti in Avezzano costruite non si sa per quale motivo e che fruttano indennità ad ingegneri, assistenti, trasferte, benzina, ecc.ecc.». Anche il deputato Bertini venne investito da queste inquietanti problematiche, riferendo al suo collega alla giustizia, di altri gravissimi episodi passati per competenza nelle mani del «Procuratore del Re di Avezzano». Oltremodo, il deputato Erminio Sipari, promise ai danneggiati di far adottare misure energiche per punire speculatori e i colpevoli di manipolazioni, i quali stavano perseguendo nel Principato del Fucino una politica di interessi privati.

Da Celano, vivace roccaforte della contestazione contro Torlonia, un coltivatore «anonimo» accusò pubblicamente sulle pagine del Risorgimento d’Abruzzo lo zuccherificio, in quanto si era insediato nelle questioni del Fucino «col programma preciso di provocare la pazienza dei contadini». L’articolo scatenò l’ennesima ondata di aspre polemiche, in una situazione già molto incandescente ma anche la pronta reazione dell’amministrazione, che rispose con argomentazioni pertinenti: «Lo Zuccherificio, quattro anni orsono, prese in affitto il Bacinetto e cioè circa 2100 ettari: di questi, 1000 ettari, trascurati e mal tenuti furono rimessi in valore mediante l’impiego di macchine agricole e di rapida coltura: poi 2000 ettari furono subaffittati a quegli stessi coltivatori che li tenevano in precedenza cercando, per quanto possibile, di assegnare ai coltivatori abitanti nei diversi paesi, gli appezzamenti più vicini ai paesi stessi in modo da avvicinare il luogo di coltivazione al luogo di abitazione dei singoli affittuari. Circa 100 ettari di terreno lo Zuccherificio tiene a conduzione diretta e ciò per i necessari studi ed esperimenti sulla coltivazione della barbabietola e per l’allevamento del bestiame, col quale viene poi in aiuto di detti coltivatori. Io penso che, ingenerando sfiducia, si fanno il danno di chi valorizza il prodotto ed anche di chi lo produce. Noi oggi, invece, dopo la santa guerra, abbiamo bisogno di produrre, produrre, produrre» (2).

Tali questioni rinviavano a innumerevoli episodi di «subconcessioni», sempre oggetto di feroci contrapposizioni, evidenziate dallo stesso giornale durante gli anni 1919-1921 (3).

In un clima che preannunciava il prorompente corso politico fascista e nelle infuocate sedute parlamentari del 21 marzo 1921, lo stesso sottosegretario all’Interno Camillo Corradini, venne messo in difficoltà alla Camera dei Deputati, durante il dibattito su alcuni scontri accaduti nella Marsica come in molte fabbriche d’Italia. L’onorevole Enrico Ferrari, appena prese la parola, urlò all’indirizzo del rappresentante governativo marsicano: «O siete un fascista o avete paura dei fascisti (Rumori)». Corradini rispose decisamente seccato: «Né l’uno né l’altro. Ha capito?» (4). 

Mentre avveniva lo scioglimento anticipato della Camera (7 aprile 1921) e quando i maggiori avversari Ludovici e Mario Trozzi si scagliavano contro Camillo Corradini, tutto l’Abruzzo si stringeva, invece, intorno all’onorevole e, lo stesso mese, fu organizzata una grande adunata in suo onore ad Avezzano: «La manifestazione è riuscita imponente per l’enorme concorso di pubblico. La sala del teatro Marsicano è riuscita a stento a contenere la folla che si è riversata in Avezzano da tutti i paesi vicini. L’adunata solenne si è inaugurata col discorso del Prof. Dott. Nardelli, Sindaco della nostra città, che ha dimostrato come votando la lista che fa capo a Camillo Corradini si compie un atto di riverenza verso l’illustre figlio della Marsica a cui si deve la rinascenza delle nostre contrade. Interrotto continuamente da vivi applausi, il primo cittadino di Avezzano ha chiuso il suo discorso tra infiniti evviva all’indirizzo di Camillo Corradini. L’avvocato Luigi De Simone a nome dei combattenti ha spiegato come dopo lunghe e laboriose trattative si fosse riuscito ad unire le forze dei combattenti a quelle del blocco nella cui lista c’è l’unico uomo grande di questa Regione». Dopo di loro intervennero, Domenico Continenza di Cerchio; l’avvocato Palladini ed infine l’avvocato Antonio Retico di Trasacco che: «con parola convincente ed elegante ha luminosamente dimostrato la necessità impellente di organizzare le forze sane della democrazia». La partecipazione fu massiccia con la presenza di tutti i sindaci marsicani e dei consiglieri provinciali (5).

Tuttavia, la campagna elettorale del 1921 fu caratterizzata anche nella Marsica da gravissimi incidenti e intimidazioni imposte dalle squadre fasciste. In misura minore, parteciparono alle zuffe giornaliere, comunisti e anarchici, nel bel mezzo della crisi economica, con al centro la solita questione degli affitti nel Bacinetto. Tra l’aprile e il maggio 1921 si erano formati i primi «fasci di combattimento marsicani»; in estate si intensificheranno le azioni squadriste con devastazioni delle sedi  socialiste e proletarie: esponenti di Tagliacozzo, Ortucchio, Balsorano, Avezzano, Pescina, Celano e Pietrasecca subirono pestaggi e vessazioni. Il declino di queste forze permetterà all’amministrazione Torlonia di imporre contratti estremamente onerosi, difesi nella loro attuazione con la violenza (ex ufficiali di complemento e famiglie di gabellotti furono ingaggiati per intimorire i più riottosi).

Alla vigilia delle elezioni, Camillo Corradini, definito dal capo di Gabinetto Vittorio Emanuele Orlando: «tenace e fedele; risoluto e paziente» (6) pronunciò un suo memorabile discorso alla sede della prefettura dell’Aquila, tracciando a grandi linee «le condizioni dell’Italia quando ritornò al Governo Giovanni Giolitti, col proposito conclamato di restaurare le fortune nazionali». Reduce da Sulmona: «dopo essere stato acclamato in tutti i paesi in cui è passato», il sottosegretario di Stato per gli affari interni aveva raggiunto Avezzano, accolto da una moltitudine di gente «tra un delirio che le parole non sanno e non possono descrivere». Dopo il corteo «S.E.Corradini dal balcone della Sottoprefettura, dopo brevi parole dell’illustre Sindaco Nardelli, tra il più religioso silenzio, ha pronunciato un discorso mirabile per forma, per densità di pensiero e per l’elevatezza dei concetti, dimostrando ancora una volta come l’avvenire dei popoli dipenda esclusivamente dal lavoro fecondo. Un coro interminabile di applausi e di grida di Evviva Corradini, ha echeggiato per il cielo terso di Avezzano» (11 maggio 1921). Intervennero all’evento i sindaci del circondario, tutti i fasci di combattimento, i consiglieri provinciali e il presidente della deputazione provinciale.

Poi presero la parola: Raffaele Paolucci, Alessandro Sardi, Erminio Sipari e Vincenzo Mazara. Parteciparono alla grandiosa manifestazione tutte le rappresentanze della Marsica. Il Resto del Carlino e il Giornale d’Italia definirono Camillo Corradini un lavoratore tenace, metodico, formidabile: «Tutta la sua vita era stata di lavoro, dal Ministero della Guerra a quello dell’Istruzione, dai gradi iniziali ai maggiori era passato in grazia di una attività che sapeva e sa ugualmente essere intensa e serena» (7).

Come abbiamo già detto in altre sedi, le elezioni del 15 maggio 1921, portarono a Corradini (partito costituzionale) ben 66.847 voti di preferenza, mentre la presenza dei fascisti cominciava a essere pressante con l’elezione di trentacinque deputati in parlamento. Pur credendo che l’unica barriera al dilagare del movimento fascista potesse essere costituita da un governo presieduto da Giolitti e appoggiato dai socialisti moderati e dai popolari, la compagine governativa cadde nel luglio del 1921. L’attività dell’illustre parlamentare marsicano, con l’avvento dei fasci di combattimento, cessò quasi completamente. Nelle nuove elezioni dell’aprile del 1924, fu sottoposto a campagna diffamatoria da parte dei fascisti locali; mentre, man mano i suoi fedeli elettori venivano fatti oggetto di rappresaglie. Ostacolato da Giacomo Acerbo e Benito Mussolini e dichiarato decaduto dalla carica di Consigliere di Stato, si ritirò dalla vita politica, morendo a Roma il 30 dicembre 1928.

NOTE

  1. Archivio Centrale dello Stato, Archivio Torlonia, Relazioni Vincenti, b.204. Cfr. R.Colapietra, Fucino Ieri 1878-1951, Ente Fucino, Abruzzo-Press, L’Aquila (s.d.).
  2. Il Risorgimento d’Abruzzo, Anno I, Num.I, Roma, 11 Maggio 1919 «Da Celano:Zuccherificio e agricoltori».
  3. Ivi, Anno I, Num.13, Roma, 3 Agosto 1919 «Alloggi per i maestri nella Marsica»; Id., Anno III, Num.107, Roma, 30 Aprile 1921 «Da Avezzano. La questione del Fucino»; Ibidem «La questione delle terre nel Fucino»; «La nostra battaglia contro l’esodo dei contributi è vinta»; Id., Anno III, Num.146, Roma, 15 Settembre 1921 «Corriere di Avezzano, Il grande Comizio di protesta per le terre del Fucino, tenuto in Avezzano ad iniziativa della Federazione Marsicana dei Combattenti».
  4. Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXV, 1ª Sessione-Discussione, Tornata del 21 Marzo 1921, p. 9372.
  5. Il Risorgimento d’Abruzzo, Anno III, Num.106, Roma, 27 Aprile 1921, La manifestazione di Avezzano.
  6. Ivi, Anno III, Num.106, Roma, 27 Aprile 1921.

Ivi, Anno III, Num.111, Roma, 13 maggio 1921, Il discorso dell’On.Corradini, Camillo Corradini nella terra natale.