“A San Cesidio Martire d’amore”, una poesia di Maria assunta Oddi per le feste patronali di Trasacco



Condividi su facebook
Condividi
Condividi su whatsapp
INVIA
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email
Condividi su print
Stampa

Trasacco – Anche quest’anno le feste patronali rinnovano il culto per i santi protettori SS. Cesidio e Rufino.

La Basilica in stile romanico dichiarata monumento nazionale nel 1902 si prepara ad accogliere le celebrazioni liturgiche nelle giornate del 30-31 Agosto e primo settembre con la venerazione della Madonna di Candelecchia.

Nella meravigliosa cripta dove sono conservati i resti mortali dei Martiri di Trasacco, la pietà popolare si accende di profonda devozione nella fede millenaria vissuta in una contemporaneità senza spazio né tempo. Solo nella rivisitazione autentica di antiche tradizioni è possibile “cogliere ancora le tracce d’una certa leggenda (…) che resta, nell’appellativo d’una roccia, in un certo rito religioso, viva in mezzo al presente, come un’emanazione più densa, immemorabile e consolidata” (M. Proust, I Guermantes, Torino).

Ci sono degli snodi nella vita cittadina e uno di questi è nelle feste patronali che permettono ad una comunità intera di sperimentare una socialità vissuta in maniera particolarmente significativa sia per la coscienza individuale che per l’etica pubblica. Mai come oggi la comunità locale sente il bisogno di affrontare insieme le difficoltà di un momento imprevisto e tragico come quello imposto dalla pandemia. Nel vissuto esistenziale della fede è possibile costruire la propria vita sulla testata d’angolo del culto religioso dei nostri avi per essere l’uno per l’altro finestre di luce contro l’oscurità del nichilismo. Per tutti i trasaccani sia residenti, sia per quelli che vivono altrove e per i pellegrini la nostra “Basilica” diventa santuario per ritrovare con le radici l’identità che pone nel cristianesimo uno dei suoi elementi portanti.

A San Cesidio Martire d’amore.

Ha una matrice la nostra anima

Fatta di tenera argilla e di sasso tenace

Di caduche foglie ed eterne fiorite:

pia devozione per te, 

O Santo consolatore.

Per ognuno di noi sei colui che apre

Le porte del Paradiso con l’ineffabile dolcezza

Del chiaro sguardo germoglio di pietà infinita.

Tu solo possiedi la chiave per entrare nel travaglio 

Dei nostri affanni nell’incontro inaspettato

Con un passato genesi del lume della nostra fede 

Posata sulle labbra in preghiera delle madri:

“ovunque andrai, figlio mio, abbi memoria del tuo Paese

dei tuoi lontani affetti e del tuo tempo felice di fanciullo.

Nel buio confida in Cesidio mistero di fulgore:

che il nostro viaggio è solo un cammino di ritorno”.

Nel giorno di festa, sciamano dai balconi, dalle terrazze

Dalle finestre, dai recinti degli orti domestici

Come variopinte farfalle dal vento mosse

Lenzuoli ricamati delle spose e rossi stendardi 

Per onorarti mentre ondeggi e t’allontani per le strade

Nell’abbraccio commosso del tuo popolo.

Resta tra il rumore dei mortali e il vociare della folla alla fiera,

il rintocco delle campane, il brusio dei rosari e il gaio suono della banda

la calligrafia minuta della vita eroica fermezza di cristiana sapienza

a confidare, nel nostro tempo tragico e dubbioso,

per una sola lacrima versata dal tuo cuore d’amore gentile

nella speranza di grazie celesti.