Villino Cimarosa, Chiantini a De Angelis: “ha la memoria corta”, il consigliere: “a marzo 2013, l’ex sindaco nelle vesti di assessore approvò la vendita”



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Avezzano – Un clamoroso autogol: l’attacco a testa bassa dell’ex sindaco, Gabriele De Angelis, convinto di aver colto in fallo l’amministrazione sul villino Cimarosa, “si trasforma in un boomerang. De Angelis”, sottolinea il capogruppo di maggioranza, Alfredo Chiantini, in risposta all’entrata a gamba tesa dell’ex sindaco decaduto, “nel suo maldestro tentativo di confondere le acque sulla storia recente e passata del villino Cimarosa, forse per un vuoto di memoria, dimentica che, esattamente  il 19 marzo del 2013 (atto n. 78), quando era assessore nella prima giunta guidata da Gianni Di Pangrazio, votò a favore dell’alienazione del bene sempre con le stesse finalità di oggi: evitare la perdita di quel pezzo di storia. L’ex sindaco fa un uso parsimonioso della verità. Ne prende un pezzo e sbadatamente fa finta di non notare ciò che è palese coprendolo con inutili e pesanti accuse rivolte ora al commissario Prefettizio ora all’amministrazione attuale”. 

      E siamo alla “convenzione” con la fondazione Carispaq per il recupero del villino Cimarosa annunciata il 21 marzo del 2019, in sala consiliare, ma rimasta “a metà del guado. Viene da chiedersi”, aggiunge Chiantini, “ma perché nei successivi 80 giorni di governo della città, prima della sfiducia del consiglio comunale, De Angelis, imprenditore del fare, non si è adoperato per perfezionare l’atto propedeutico al restauro. Possibile che non ha trovato un minuto per siglare e chiudere la vicenda, salvando il villino? Forse era distratto da altre priorità, come lo spostamento del mercato in zona nord e il fare cassa con il T-red delle multe.
Purtroppo per De Angelis, gli annunci e i desideri sono una cosa: gli atti concreti, come ad esempio quello approvato in consiglio comunale da questa amministrazione che ha chiuso la vicenda del nuovo Municipio, sono altro. Però, prima di lanciarsi in accuse spericolate e fare magre figure, faccia mente locale”. 

     Ora, al di là delle polemiche strumentali, però, per evitare che la città perda il prezioso bene, visto che l’operazione restyling mantenendo il bene nel patrimonio comunale tentata dalle ultime quattro amministrazioni non si è chiusa, il Comune ha bussato alla Soprintendenza il rinnovo dell’autorizzazione all’alienazione. La strada più saggia per togliere l’edificio storico dal degrado e riconsegnarlo restaurato a finalità di interesse generale coerenti con l’alto valore che rappresenta nella storia cittadina.

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