Usi civici, autorizzazioni date verbalmente e sequestri. Finisce con “i sigilli” il terreno che il Comune “presto'” a Di Berardino



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Avezzano. Era il 2013. Un’area di via delle Olimpiadi finì sotto il mirino della polizia locale di Avezzano perché “occupata abusivamente con degli animali”. Quell’area fu fatta sgomberare e il sindaco Gianni Di Pangrazio e un capitano della polizia locale, con tanto di cartina in mano, con l’area evidenziata, autorizzarono a voce, Walter Di Berardino ad “occupare” un’area che si trovava non lontano dall’ospedale di Avezzano.

Almeno così sembra di capire da quanto spiega l’avvocato di Di Berardino, Cristian Carpineta.

Una vicenda ingarbugliata di cui in città si parlò per mesi, considerato il fatto che fu denunciata pubblicamente da don Aldo Antonelli, tra le voci più autorevoli dell’associazione Libera, contro le mafie.

Da qualche giorno sulla recinzione dell’area “incriminata” è apparso il sequestro effettuato dal Comando Regione Carabinieri Forestale “Abruzzo”.

Il sequestro è stato fatto dagli uomini dell’ex Forestale di Avezzano su un ordine emesso dal Ministero della Giustizia, dall’ufficio del Commissariato degli Usi civici dell’Aquila, dove “giace” una sentenza che delega l’ex Corpo. Il sequestro è stato eseguito e le carte sono state di nuovo depositate al Commissariato che ora chiamerà le parti a comparire, i primi di febbraio.

La vicenda nasce da un accertamento dell’ufficio tecnico del Comune di Avezzano che ha delegato la polizia locale.

Oltre alla recinzione, in questo terreno ci sono ora degli animali, che vanno sfamati e di cui non si conosce ancora il destino.

“Il Comune all’epoca chiese a Di Berardino di lasciare l’area in via Delle Olimpiadi che stava utilizzando per i cavalli e gli indicarono per la rimessa questa zona”, spiega l’avvocato Carpineta, “era il 2013. In estate a Di Berardino arrivò un provvedimento verbale dei vigili urbani. Gli stessi agenti non hanno potuto negare la circostanza che Walter era stato immesso da parte del sindaco e del capitano dei vigili urbani che gli avevano chiesto la cortesia di spostarsi in quest’area che si trova nella zona nord, vicino all’ospedale.

Di Berardino si spostò e fece la recinzione come loro avevano detto di fare. Visto che però non arrivava nessun documento autorizzativo scritto nel marzo del 2015 ho fatto una lettera al Comune chiedendo la regolarizzazione di questa area. Inviandola a tre indirizzi diversi abbiamo chiesto l’indicazione dell’indennità da pagare al Comune di Avezzano per non aver nessun problema. Perché volevamo regolarizzare la posizione.

Poi è arrivato un foglio del Commissariato degli usi civici in cui si legge che ci convocano il 6 di febbraio, perché il Comune tecnicamente rivuole questo terreno. Noi abbiamo fatto delle opere sopra, le abbiamo fatte autorizzati da loro verbalmente, sottolineo, anche i vigili lo hanno scritto. Hanno scritto ‘autorizzato temporaneamente’. Non hanno scritto ‘mai autorizzato’. Ci dicessero almeno dove dobbiamo portare questi animali. Il sequestro della Forestale arriva dopo 4 anni dall’autorizzazione verbale e dopo due anni dalla mia lettera. Abbiamo speso dei soldi e ora ci ritroviamo come se ci fossimo andati a mettere sul terreno degli altri da soli”.

 

“A Di Berardino hanno dato addirittura la piantina con l’area evidenziata dicendo ‘mettiti qua’, poi gli hanno dato l’abusivo edilizio”, conclude Carpineta, “comunque ci difenderemo nelle sedi competenti”.

Quando nel 2013 ci fu “l’occupazione” dei terreni, oggi sequestrati, don Aldo scrisse una lettera al sindaco.

Eccola:

“L’altro giorno mi è capitato di ripercorrere, passeggiando, Via delle Vittime Civili di Guerra, la strada che costeggia l’autostrada nel tratto che va da Via Massa d’Albe a Via Don Minzoni”, ha spiegato don Aldo, “una strada che mi è molto familiare, ma che, per impegni diversi, da molto tempo non percorrevo più. Mi ha molto colpito una recinzione messa su come un fungo, sembra quasi di repentina furtività, dove pascolava un poni e dove erano stati parcheggiati dei camion. La connessione è stata immediata. “Finalmente, mi sono detto, il problema dell’invasione abusiva e selvaggia di via Delle Olimpiadi-angolo via Ignazio Silone è risolto”! Compiaciuto della novità, decido di incamminarmi verso Via Ignazio Silone: una certa curiosità sospettosa mi intrigava dentro: “stai a vedere che questo delinquente non ha spostato area ma l’ha solo allargata?”. E tant’è! Avvicinandomi alla rotonda che separa Via Ignazio Silone da Via delle Olimpiadi vedo che altri camion e qualche motrice facevano bella mostra di sé. Parlando con diverse persone vengo a sapere che il sito recintato di Via Vittime Civili di Guerra è di proprietà del Comune e la mia coscienza di semplice cittadino, dentro, mi ribolle di indignazione e di sdegno. Sdegno per una condotta che invece di contrastare la delinquenza la blandisce e la asseconda. Indignazione per una Istituzione che di fronte alla prepotenza alza le mani invece che il coraggio. Ora io mi chiedo se quel terreno è stato occupato e recintato di prepotenza o è stato regolarmente assegnato. Nel primo caso il Comune avrebbe dovuto denunciare il ladro di recinzione abusiva. Nel secondo caso vorrei conoscere il data, il numero della delibera comunale e il nome dei consiglieri che l’hanno votata. Diversamente devo denunciare alla pubblica opinione la scorrettezza e la puzza di mafiosità di un comportamento che glissa le leggi, affossa le correttezze amministrative, offende la cittadinanza e premia la delinquenza. Personalmente, ma non sono un giudice, vi ravviso anche una istigazione a delinquere: se per avere case e terreni basta delinquere a ripetizione, allora le porte alla istituzionalizzazione del delitto sono aperte”.

 




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