Teatro dei Marsi: Ottavia Piccolo una straordinaria “viaggiatrice”



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Avezzano –  Ottavia Piccolo, una delle Signore del palcoscenico italiano, al teatro dei Marsi  interprete di “Occident Express” scritto da Stefano Massini,  studio delle luci  di Alfredo Piras,  prodotto dal teatro Stabile dell’Umbria/officine della Cultura,

Alle 17,30 un incontro con l’attrice, nella sala adibita all’interno della struttura teatrale, che con una estrema disponibilità e simpatia,  ha fatto partecipe il pubblico (n.d.r. ben poco considerando la valenza dell’appuntamento) della tematica del lavoro in scena al serale, rispondendo ad ogni domanda. L’incontro è stato coordinato da Luca Di Nicola alla presenza di Chiara Colucci,  consigliere  del Comune di Avezzano e dell’ufficio stampa Federico Falcone. Questa iniziativa, più volte prospettata,  ha una particolare validità  per il  suo obiettivo:  incontrare professionisti del Teatro italiano con la possibilità di avvicinarsi a uno dei più complessi settori della cultura.

Occident Express”  un viaggio di oltre 5mila kilometri, una fuga dalla morte, causata dalla guerra o dalla fame poco importa, l’appuntamento finale è il medesimo. “La vita è una somma di funerali.”  Una storia vera tradotta in sceneggiatura da Stefano Massini. Haifa,  una donna anziana con i capelli bianchi, fugge dall’Iraq e insieme all’unico suo affetto ancora in vita, la nipotina Nassim, affronta il viaggio verso la libertà,  la vita.  Tutto si sviluppa del continuo dramma vissuto durante gli spostamenti: la violenza dei soldati, la loro corruzione, compromessi ignobili, lo squallore dei campi profughi.  Spostamenti inverosimili se non fossero la descrizione reale di chi li vive sulla propria pelle. Su un camion accovacciati sotto le pecore, immersi in una grossa pozza d’ olio per poi  meglio scivolare in un tubo sotto terra, aggrappandosi ad una corda, per poter percorrere un chilometro, in sicurezza,  lontano dal nemico,  “un metro dopo l’altro….un metro dopo l’altro, ce ne vuole per fare un chilometro”.  Grecia, Turchia, Ungheria, barcone marcio  piedi di persone talmente ammassate che uno spillo non finisce  in  terra, naufragio,  muro issato, rotoli di filo spinato, “chi lotta per vivere non può contare i morti”. Uomini contro uomini, pregiudizio contro innocenza.  Esuli diventati contenitori di droga per ottenere il trasporto in macchina, e ancora il viaggio prosegue  in un container senz’aria….”un’altra cosa che va via con noi sopra”.

“Occident Express” : la quotidianità che non si vuole conoscere pur sapendo della sua esistenza. L’attualità terribile del Terzo Millennio, ma la storia potrebbe appartenere ad ogni epoca che ha visto l’uomo fuggire per necessità, per poi  essere perseguitato.

Una straordinaria interpretazione di Ottavia Piccolo, che scientemente non ha voluto suscitare emozioni superflue. Una situazione monocromatica, dove nell’animo di ogni ascoltatore si sono potuti creare i colori. Tranne, ovviamente, di quelli che incessantemente hanno giocato con il cellulare, indifferenti allo spettacolo, al rispetto del lavoro di una professionista,  ma ancor più offensivo, al dramma proposto in scena. Ben ha fatto, anche se purtroppo, l’attrice a interrompere lo spettacolo pregando di cessare quell’indifferenza. Magistralmente il racconto è ripreso, ma l’atmosfera del momento ormai si era dissolta. Una lavoro che al di là della tematica lascia dentro una cicatrice di consapevolezza,  e così deve essere. La musica, composta e diretta da Enrico Fink e l’orchestra Multietnica di Arezzo, è diventata attore, parola, dialogo, non semplice accompagnamento ma concreta struttura scenica.

Al pubblico, a chiusura dello spettacolo,  un grido  forte e ininterrotto:   “Non sprecate l’aria, non sprecate l’aria, non sprecate l’aria”.

Facciamo che, nel quotidiano, l’aria della nostra esistenza sia indirizzata al  rispetto e alla solidarietà  verso il prossimo,  consolidando il significato del  valore umano.

La foto di scena ( in copertina) è stata realizzata e concessa da Andrea Botticelli.

Galleria fotografica e video a cura di Manuel Conti

 

 

 

 

 

 




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