Sanità marsicana, le preoccupazioni del sindaco Zauri, sul futuro del presidio ospedaliero di Pescina

Pescina – Alla luce dell’impasse che sembrerebbe avvolgere la vicenda dell’ospedale da campo che il Sindaco di Avezzano aveva sollecitato come soluzione temporanea per fronteggiare la crisi sanitaria, abbiamo chiesto al Sindaco di Pescina, Mirko Zauri, di spiegare qual è il ruolo del Serafino Rinaldi in questo confuso contesto.

Il Sindaco racconta che mise a disposizione di tutto il territorio, il Serafino Rinaldi, per quel che poteva servire. Ci riferisce che in un primo momento, la sua amministrazione fu contattata dalla Asl. L’idea sarebbe stata di affidare alla struttura di Pescina una funzione sul modello dell’hotel Corallo di Campo Imperatore. Una sorta di Covid Hotel per pazienti che già avevano superato la fase critica della malattia ed erano avviati alla guarigione, pur essendo ancora positivi.

«Io stesso sollevai il problema legato agli operatori che avrebbero dovuto svolgere le operazioni di vestizione e svestizione in condizioni tali da non rischiare di contaminare altri ambienti. Chiesi che tutto questo non inficiasse, né la normale operatività dell’Ospice al terzo piano, né quella del presidio di comunità. Di questo parlammo con la dottoressa De Santis e con l’ingegner Filauri, nel cercare le migliori soluzioni possibili.»

Poi cosa è successo?

«Poi c’è stato il silenzio assoluto, nonostante sia io, che il sindaco di Tagliacozzo, avessimo dato disponibilità a dare ricovero ai pazienti di geriatria e medicina generale, ciò al fine di liberare spazi ad Avezzano. Disponibilità ribadita anche nelle riunioni con i sindaci, Di Pangrazio e Santilli. Occorreva fare sinergia e essere collaborativi per il bene del territorio.»

E quindi?

«Usciti da quella riunione ci dicemmo fra noi, di mantenere una voce univoca sul tema. A Giovagnorio fu chiesta la disponibilità del personale dell’ospedale di Tagliacozzo per fare da supporto ad Avezzano ma gli eventi hanno voluto che, con la contaminazione di alcuni pazienti ricoverati presso quella struttura, la cosa non ebbe seguito. L’ospedale di Tagliacozzo è stato riconvertito in unità covid con 40 posti letto. Vedremo in seguito, se questo si tradurrà in un vantaggio o meno.»

E per quanto riguarda Pescina?

«La stessa disponibilità offerta da Vincenzo Giovagnorio è stata data dal sottoscritto, col Serafino Rinaldi. Lo abbiamo sempre sostenuto nelle riunioni dei sindaci e anche nella seconda, quella in cui fece l’intervento Soricone, perché io nel frattempo, mi ero dovuto assentare per una call conference sul premio Silone. Le richieste fatte da Pescina, sia in quella sede che nella precedente riunione, furono poi omesse fra gli emendamenti del documento proposto dal Sindaco Di Pangrazio, e la cosa ci è dispiaciuta.»

Non vi siete capiti?

«Nonostante fosse stato avallato da tutti, in tutte le riunioni, sia pubbliche che a microfoni spenti, che la precedenza dovesse essere data prima al pubblico e poi al privato, ci siamo accorti che la nostra disponibilità ad accogliere geriatria e altri servizi no-covid, non veniva avallata né dai sindaci della Marsica Est né tantomeno dal sindaco Di Pangrazio. Lui sostenne che questa fosse una scelta tecnica di competenza della dirigenza Asl

Alla luce della situazione attuale come pensa di procedere?

«Ho continuato a fare richieste e a offrire disponibilità, ma c’è stato il più assoluto silenzio. La De Santis non si è più fatta sentire. Ho avuto un colloquio telefonico con la dottoressa Cicogna per capire quali potessero essere le soluzioni migliori, ma mi ha risposto che stanno valutando. Intanto, mentre ad Avezzano, la gente resta fuori dal pronto soccorso, qui abbiamo una struttura completamente vuota. La mia rabbia nasce dal fatto che il reparto di geriatria poteva essere trasferito qui a Pescina per tempo, e invece no. Hanno tergiversato fino a che, anche lì, si è sviluppato un focolaio.»

Al momento al Serafino Rinaldi, avete ancora due piani vuoti.

«Si, il reparto Ospice è attualmente vuoto, ma non perché non ci sono pazienti, è vuoto perché quei pazienti sono stati appoggiati nelle stanze dell’ospedale di comunità. Passi che la clinica di Celano debba essere di supporto perché ha già del personale medico, ma allora, perché non ricoverare a Pescina i pazienti no covid? Mi dite dove li portate? Il punto è che quando tutto questo sarà finito, e qualcuno si chiederà a cosa sia servito il Serafino Rinaldi, la risposta sarà che non è servito a nulla, e allora, l’ovvia conseguenza sarà che si vorrà chiuderlo, e io questo non lo voglio, nella maniera più assoluta.»

Avete intenzione di fare qualche iniziativa come amministrazione?

«Intanto, continueremo a fare richieste e a mettere in risalto ciò che il Serafino Rinaldi è adesso. Abbiamo anche un distretto sanitario, l’unico, fra quelli aperti negli anni 2000 completamente vuoto. Civitella Roveto funziona, Trasacco funziona, Celano funziona, solo Pescina rimane vuoto. Ora che c’è da fare i tamponi di massa, che ci sono da fare i vaccini, e servono strutture idonee per farli, beh! Che venga rimesso in funzione! Sicuramente è molto meglio delle tensostrutture.»

Lei dice: Dal momento che l’ospedale da campo invocato da Di Pangrazio non si è più visto, non sarebbe meglio usare queste strutture di Pescina?

«Certamente! Utilizziamo quello che già abbiamo a disposizione. Pescina è senza dubbio un’alternativa migliore e più funzionale rispetto a un ospedale da campo, che fra l’altro non ci sarà. Da vent’anni, la domanda che ci facciamo a Pescina è: Ma il Serafino Rinaldi, serve o non serve? Una cosa è certa! Se non viene utilizzato durante una pandemia come questa, quando tutto finirà, qualcuno avrà buoni argomenti per dire che il Rinaldi non serve. Questa è la mia preoccupazione.»

Ma i referenti marsicani che stanno in Regione, non vi danno una mano a risolvere il problema?

«La mia amministrazione è civica, anche se abbiamo una certa vicinanza a questi rappresentanti, ai quali chiediamo tutti i giorni di darci una mano, ma la devono dare in maniera fattiva. Io sono stato eletto dal popolo, ed è il consenso popolare che deve spingere la politica a risolvere il problema.»

Secondo lei la Marsica, paga lo scotto della scarsa unità d’intenti fra i sindaci?

«Alla fine, l’unione è stata ritrovata, come ha sottolineato Di Pangrazio in un comunicato qualche giorno fa. Noi non abbiamo condiviso l’idea ti tagliare una Testa, pensiamo che la Testa vada fatta ragionare, ma sicuramente fa più notizia tagliare che ragionare.»