Sale sul Velino con una gamba sola e arriva a quota 2.487 metri insieme al Cai



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AVEZZANO – E’ partito da un’altezza di mille metri, in cinque ore è salito fino alla Madonnina, raggiungendo la quota di 2.487 metri. Undici chilometri per salire, gli stessi per scendere: 22 chilometri di salita impervia. E lo ha fatto con una gamba sola, accompagnato dai suoi amici di sempre, con cui condivide la passione per la montagna.
Tonino Di Palma, presidente del Cai di Avezzano, ancora è incredulo e non riesce a trattenere le lacrime, mentre racconta la storia di Costantino Pace, 60enne di Civitella Roveto, che ha condiviso con lui e gli altri soci della Valle Roveto, insieme a tanti appassionati di montagna, l’emozione di pregare sotto la Madonnina che è stata riposizionata sul Velino.
«Esattamente dopo 60 anni», dice Di Palma, «la Madonnina è tornata, dopo che è stata esposta in tante parrocchie e ricevuto le preghiere di tanti fedeli, al suo posto sul Velino. Costantino ci ha fatto vivere emozioni indescrivibili e commoventi. Saltava su quelle vette sicuro di sé, come un capriolo».
«Quando mi hanno chiamato gli amici del Cai della Valle Roveto per annunciarmi che Costantino voleva essere dei nostri nel giorno in cui salivamo sul Velino, in occasione del cinquantennale della posa della Madonnina, ero incredulo. Mi hanno tranquillizzato che comunque lo avrebbero accompagnato loro, anche se mi hanno ribadito tante volte che avrebbe fatto tutto da solo», va avanti il presidente del Cai, «e così è stato, non ha avuto bisogno dell’aiuto di nessuno. Noi siamo saliti in quattro ore e mezza, lui ha impiegato una mezz’ora in più. Quando siamo arrivati sotto la Madonnina l’ho abbracciato, è stata un’esperienza di vita importante».
Costantino Pace era un dipendente dell’Eni. Venti anni fa lavorava in Umbria era addetto alle condotte del gas e del petrolio. Un giorno mentre scaricava degli enormi tubi da un autotreno, si è staccata una corda d’acciaio e gli è finita sulla gamba, che poi ha perso. Forza d’animo e spirito di sacrificio non gli sono mai mancati e la sua vita è andata avanti, alimentata anche dalla passione per la montagna.
«Salire sul Velino è difficile per chi di gambe ne ha due», conclude Di Palma, «figuriamoci per chi ne ha una. Costantino è stato un esempio di vita per tutti noi, sono orgoglioso di averlo conosciuto».

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