Rifiuti pericolosi stoccati e trattati ad Avezzano


Avezzano – La “Regione facile “ è pure veloce e, per i marsicani, rischia di assumere le sembianze del mitico uccello padulo. Mentre i cittadini, imprenditori agricoli e associazioni di diverso tipo in testa, attendono con il fiato sospeso la nuova conferenza dei servizi che, in teoria, dovrebbe mettere un punto fermo all’affaire Powercrop, la Regione, con determinazione dirigenziale datata 30 marzo: “ fatte proprie le risultanze delle Conferenze dei Servizi tenutesi in data 7/2/2013 e 16/6/2015”, rilascia alla società SA.STE.-Servizi Ecologici S.r.l. l’Autorizzazione Integrata Ambientale per la “realizzazione e la gestione delle attività presso l’impianto di via Trara”, ad Avezzano.

Le attività oggetto dell’autorizzazione vanno dal raggruppamento al ricondizionamento, al deposito e messa in riserva dei rifiuti per “sottoporli a una delle operazioni che vanno da R1 a R11”, vale a dire: R1- utilizzazione principale come combustibile o altro mezzo per produrre energia; R2-rigenerazione/recupero di solventi; R3 – riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi (comprese le operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche); R4 – riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici; R5 – riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche; R6 – rigenerazione degli acidi o delle basi; R7 – recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti; R8 – recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori; R9 – rigenerazione o altri reimpieghi degli oli; R10 – spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura; R11- utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle operazioni da R1 a R10.

L’impianto, adiacente a quello che la società Powercrop intende costruire nella zona, andrà a trattare ‘Rifiuti Speciali per 11.725t/anno; Rifiuti pericolosi per 8.410t/anno’.

Variegata la composizione dei rifiuti che la SA.STE. potrà trasportare e gestire nel cuore della Marsica: dai rifiuti contenenti mercurio e altri metalli pesanti ai rifiuti della lavorazione dei farmaceutici; dai fanghi contenenti sostanze pericolose ai solventi; dai rifiuti prodotti dai settori sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate, alle batterie di diverso tipo, a una lunga lista di tipologie di rifiuti di vario genere e per diverse quantità (estratto in allegato).

L’iter autorizzativo è stato avviato dalla società SA.STE., sede legale nel trevigiano, nel 2009. L’autorizzazione concessa tiene conto del parere recepito dalle Amministrazioni interessate – nel 2010 arriva il parere favorevole di compatibilità idrogeologica dell’intervento del Servizio Genio civile regionale – Ufficio Tecnico di Avezzano, così come positivo è stato l’esito della Valutazione di Impatto Ambientale, conclusasi con il rilascio del giudizio favorevole n.1865 del 25/10/2011 – e delle altre autorità interessate, tra le quali l’ARTA Abruzzo di Pescara, che nella nota trasmessa il 27/1/2015 esprime parere tecnico conclusivo favorevole al rilascio dell’ A.I.A..

E le emissioni? Secondo la perizia “Non superano il limite massimo, a norma di legge”, così come gli altri parametri, sulla carta, dovrebbero garantire la salubrità di aria e acqua – non è dato sapere di studi sulla somma delle emissioni e dell’utilizzo delle acque fucensi, come della tenuta del sistema di depurazione riguardo alla somma degli impianti esistenti e autorizzati – così come la vivibilità: regolamentari, secondo la documentazione, pure le emissioni, possibile fonte di inquinamento “odorigeno” e acustico, previste.

“Come ci siamo opposti alla Powercrop s.r.l. contrasteremo con ogni forza l’impianto della SA.STE. Servizi Ecologici S.r.l.”, ha dichiarato l’assessore all’Ambiente Roberto Verdecchia, “Stiamo parlando di una procedura che nasce negli anni 2009/2010 e che trova l’autorizzazione finale con determina dirigenziale regionale n.26/50 del 30.03.2016, attraverso la messa in essere di una normativa che consente alla Regione Abruzzo, di bypassare la procedura cosiddetta VIA –  Valutazione di impatto ambientale che prevede il coinvolgimento degli Enti territoriali, come i Comuni – a favore dell’AIA, Autorizzazione integrata ambientale, alla quale non partecipano gli Enti locali, ma come si evince dall’istruttoria solamente gli enti quali Provincia, Asl n. 1 di Avezzano – l’Aquila e Sulmona e  l’Arta Abruzzo. Tra l’altro, il sito dove dovrebbe sorgere questo impianto desta parecchi sospetti, dato che dalle mappature che si stanno mettendo a confronto, questo risulta localizzato in zona limitrofa a quelli per cui c’è la richiesta da parte della Powercrop.
Per un intervento del genere sul nostro territorio – tuona Verdecchia – non può essere scavalcato il Comune di Avezzano che valuterà la situazione altamente impattante in modo negativo ai fini di effettuare debiti ricorsi alle autorità preposte e ciò anche in considerazione delle profonde modifiche messe in campo dall’attuale Amministrazione, in tema di ampliamento della Riserva del Salviano con la zona di rispetto e con il relativo vincolo (delibera n.81 del marzo 2016).
Inoltre, nelle nostre valutazioni, terremo ben presenti le nuove disposizioni su quell’area in materia di zonazione acustica con delibera di consiglio del 13.04.2015 votata all’unanimità ed i vincoli sulla percorribilità delle strade fucensi da parte dei svariati tir che dovrebbero depositare i rifiuti e riprendere gli stessi a seguito della trasformazione e relativo trattamento. Sarà altresì nostra cura valutare  il relativo impatto sul depuratore da ultimo autorizzato di Strada 2, il quale rischierebbe  la tracimazione delle acque ove fosse gestito in modo non proprio a seguito delle relative autorizzazioni rilasciate, non potendo sopportare il notevole afflusso d’acqua trattata per i rifiuti, nonché massima sarà l’attenzione in relazione alle polveri che verranno rilasciate nell’atmosfera finalizzati al trattamento dei rifiuti speciali e pericolosi.

Per l’Amministrazione comunale targata Di Pangrazio la possibilità di questo insediamento rappresenta un vero e proprio “codice rosso” e non permetteremo a nessuno di bypassare le esigenze naturali e le priorità del territorio e dei suoi cittadini e non da ultimo quelle che rappresentano la vocazione  agricola della zona dove lo stesso vorrebbe insediarsi”.

Nella Marsica che arranca faticosamente per rialzarsi dalla crisi profonda, certe procedure ‘veloci’ rischiano di essere solo la via per bypassare gli interessi collettivi, non certo la strada maestra per promuoverne lo sviluppo sostenibile.


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