Pescina, grande successo per la suggestiva interpretazione di Fontamara



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Pescina – Una location particolarissima ha fatto da palcoscenico, nell’ambito degli eventi del XXI Premio Silone, ad una particolarissima interpretazione di Fontamara, opera prima di Ignazio Silone, ambientato nell’estate del 1929 in un borgo immaginario, Fontamara, nella Marsica duramente colpita dal terremoto del 1915.
Narra le vicende dei cafoni, i poveri contadini abitanti del borgo, proprietari al massimo di un asino o di un mulo, senza mezzi per difendersi e vivono in una perpetua ignoranza di cui approfitta persino colui che è considerato “l’amico del popolo”, Don Circostanza, che rappresenta insieme la difesa e la rovina dei fontamaresi; la loro vita si ripete uguale di generazione in generazione segnata dal lavoro e dalla fatica nella consapevolezza della disperata condizione in cui vivono.
Mi piace riportare qui la descrizione dei cafoni presente nel romanzo:
« In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo.
Questo ognuno lo sa.
Poi viene il principe
Poi vengono le guardie del principe.
Poi vengono i cani delle guardie del principe.
Poi, nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi vengono i cafoni.
E si può dire ch’è finito. »
L’opera rappresentata, alla presenza di un pubblico numeroso, è stata realizzata dall’Associazione Arteficio in collaborazione con il Circolo musicale “I Leoncini d’Abruzzo”; Direttore artistico M° Emilia Di Pasquale che ha curato gli arrangiamenti musicali accompagnata dal M° Paolo Alfano e Stefano Iulianella alle percussioni, la regia affidata a Mirco Michelon; brillante e coinvolgente l’interpretazione dei giovani attori Simone Faloppa,Anonio Pellegrini, Natascia Pietrangeli, Domenico Tiburzi e della Young Band dei Leoncini d’Abruzzo, attori per l’occasione con la voce narrante d’eccezione: Roberto Farnesi nei panni di Ignazio Silone, a cui perdoniamo il difetto di accento nel nominare il Fùcino (e non Fucìno, ndr)
Un ringraziamento particolare da parte del Sindaco Stefano Iulianella e degli artisti è stato rivolto alla famiglia Aurelio Scamolla che ha messo a disposizione la particolare location lungo il Giovenco che dava la sensazione reale di trovarsi immersi nelle vicende narrate nel romanzo.



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