“Opi ballava con i camosci”, il racconto di Andrea Di Marino



Opi – E’ giunto alla nostra Redazione un racconto di Andrea Di Marino, noto pubblicista marsicano, per 25 anni Presidente della Pro Loco di Opi e per 5 Presidente dell’UNPLI Regionale Abruzzo e membro del relativo Consiglio Nazionale, sulla realizzazione e alla successiva demolizione di un recinto per delimitare l’area dei Camosci.

Di seguito vi proponiamo il testo integrale del racconto.

“Riportiamo il titolo e sottotitolo a caratteri cubitali del Messaggero d’Abruzzo – pagina della Regione a firma dell’inviato Claudio Valente, il giorno 23 giugno 1992, allorquando dopo sei anni di ostilità tra il Comune e l’Ente Parco Nazionale, il paese potè festeggiare la rinascita “OPI SORRIDE E BALLA CON I CAMOSCI”.

Andiamo per ordine.

Il 23 giugno 1992 vennero inaugurati, nella Roccaforte del Parco, l’area faunistica dedicata ai Camosci e l’ufficio di zona del Parco.

L’area dei Camosci fu realizzata sul colle della difesa nella zona ”La Foce-Monte Morrone” in un recinto dove fu messo un branco di Camosci d’Abruzzo.

Il recinto dei Camosci, visibile da Opi in tutti e due i Belvedere, sia quello della Foce Alta che quello della Foce Bassa, ancora oggi esistenti in Opi.

Per l’occasione erano presenti sia l’allora Direttore del Parco Franco Tassi sia l’allora Sindaco di Opi Francesco Gizzi.

Nell’articolo si diceva: ”I giovani fuggivano, l’allevamento era l’unica fonte di reddito. Ora ci sono alberghi, nuovi mestieri, e tutte le estati, ben 5.000 ospiti. L’area faunistica richiama 40.000 visitatori all’anno”

C’era stato il terremoto del 7 e 11 maggio 1984, (Opi è un paese bellissimo), è stato ricostruito, seconde le regole del ben conservare.

Per credere, salire sulla collina e ci si accorge della infinita bellezza, anche dal lato naturalistico-ambientale che può essere osservato a 360 gradi e proprio da lassù si osservava l’area faunistica dei Camosci, inoltre è visibile da Opi, come detto innanzi, da due belvedere panoramici creati al fine di favorire l’attrattiva turistica.

Quest’area che all’epoca ospitava sei esemplari di Camosci, era soggetta a vincolo demaniale, e l’ordinanza di sequestro giudiziario arrivò in data 24 ottobre 1992.

Inizia quindi una lunga diatriba tra il Comune e L’Ente Parco con gli Usi Civici.

A quell’epoca erano state date tutte le dovute autorizzazioni necessarie ad installare un’area di 10 ettari, solo che non era stato deliberato il mutamento di destinazione d’uso, visto che l’area era soggetta a vincolo demaniale.

Ed ecco che arriva in data 24 ottobre 1992, la decisione degli usi civici, di “sequestro giudiziario in via urgente”, ed anche i Camosci rientrarono sotto sequestro.

Il 16 maggio 1993 appuriamo che nell’area è nato il primo Camoscio che il Parco e gli Ambientalisti lo vollero chiamare Ugo, in onore dell’allora Commissario agli Usi Civici Ugo De Aloysio che tanto si interessò all’area faunistica del Camoscio di Opi.

Perché tutte queste cose meglio notizie dell’epoca, perché oggi che scriviamo, assistiamo alla demolizione del recinto che serviva a contenere i Camosci presenti nell’area.

Al momento non sappiamo altro, se ci verrà data l’opportunità di sapere, ne riparleremo”.