Museo delle Paludi …. dopo, il degrado!


Celano – Se in qualsiasi altra città d’Europa si trovasse il Museo delle Paludi di Celano, sarebbe una fonte inesauribile di ricchezza culturale e soprattutto per il territorio.

Dalle pagine di questa testata giornalistica: http://www.celano.terremarsicane.it/index si rileva la bellezza di quello che era il Museo Preistorico delle Paludi di Celano(Musè). Il complesso museale occupa un’area di 5000 mq.

L’edificio post-moderno realizzato su progetto degli architetti Ettore De Lellis e Pierluigi Natalucci. Si presenta come una struttura seminterrata “a dosso”, che riproduce idealmente la sponda del lago preistorico, su cui si aprono oblò e finestrature, con piazzette interne e terrazze sommitali.
Dal nucleo centrale, con impatto ambientale nullo, si diparte una passerella sospesa che permette ai visitatori, anche disabili, di poter assistere direttamente dall’alto allo svolgimento delle ricerche di scavo sulla vicina palude.”

Questo prima……

Oggi, chi ha avuto l’enorme piacere di aver visto quel gioiello architettonico, la sua totale integrazione con l’ambiente, le sale museali, la bellezza degli spazi interni, la perfetta valorizzazione dei reperti, ha una stretta al cuore per il degrado ed il tangibile abbandono.

Imputabile ai tagli dei finanziamenti? certo. Ormai non c’è settore socio-culturale- sanitario che non abbia avuto una netta sforbiciata ai fondi, grazie alle disposizioni della nostra classe dirigente. Però va considerato che una realtà come il museo delle Paludi potrebbe davvero autofinanziarsi con le presenze dei visitatori italiani, ma soprattutto di quelli stranieri, che ne farebbero una propria meta d’interesse. Non va trascurato il beneficio che ne avrebbero le strutture di accoglienza del territorio. Oggi si parla moltissimo di turismo culturale (per fortuna n.d.r.) che sta acquistando sempre più una gran fetta del mercato turismo. L’Abruzzo ha una bellezza ambientale ineguagliabile e patrimoni che meritano di essere valorizzati.

E’ pur vero che attualmente la struttura risulta “istituzionalmente” essere un deposito di reperti archeologici, ed è decaduta la denominazione Museo….torna alla mente il declassamento, con relativa chiusura, di un’altra notevole realtà marsicana: “l’Aia dei Musei” di Avezzano”.

Nessuna polemica, solo tristezza.


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