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Maria, la madre di tutte le mamme

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Per la festa delle mamme mi sembra doveroso ricordare la più celebre ed il simbolo stesso della maternità: Maria madre di Gesù. Fonte per la conoscenza della Vergine Maria è il Nuovo Testamento dove il nome è dato nella forma greca di Marian corrispondente all’ebraico Miryam dal significato incerto. Il primitivo significato semitico sembra quello di eccelsa, augusta. Tra gli evangelisti quelli che danno maggiori informazioni sulla Madonna sono Luca e Matteo ma, accanto a loro, si hanno altre informazioni dai vangeli apocrifi come il Protovangelo di Giacomo.

Maria apparteneva alla tribù di Giuda e alla discendenza di David. I genitori erano Gioacchino ed Anna. Sposò Giuseppe, un umile falegname, ed ebbe la sua abituale dimora a Nazareth, un villaggio della Galilea. La storia dell’Annunciazione e della nascita di Gesù è nota a tutti. La vita di Maria passa in ombra nel momento in cui suo figlio diventa grande. La si ritrova ai piedi della Croce, durante la passione di Gesù.

Dopo l’ascensione del figlio, Ella rimase con gli Apostoli in attesa della Pentecoste. Non si sa dove e quando Maria sia morta. Si sa che quando gli apostoli si dispersero, Maria seguì Giovanni, come aveva raccomandato Gesù sulla croce. L’apostolo Giovanni migrò verso Efeso. Maria avrebbe terminato i suoi giorni a Efeso. Ma un’altra tradizione fa finire i giorni terreni di Maria a Gerusalemme, sul Monte Sion, e la vede sepolta nel luogo in cui oggi si trova la basilica della Dormizione, nella zona della Valle del Cedron, luogo tradizionale di sepoltura. C’è poi la tradizione orale bimillenaria: i cristiani sono sempre andati in quel luogo per venerare il tumulo della Madre di Dio. Non mancano poi i resoconti di pellegrini che passavano di là e visitavano la tomba della Vergine. Maria sarebbe tornata da Efeso a Gerusalemme, dove abitavano i suoi parenti, quando l’apostolo Giovanni tornò per partecipare al primo Concilio Ecumenico della Chiesa.

La tomba di Maria è la chiesa dell’Assunzione di Gerusalemme, posta ai piedi del monte degli Ulivi. Questa chiesa, tolta ai francescani nel 1757 è ora proprietà comune dei greci-ortodossi e degli armeni. I francescani la possedevano dal 1363. Della tomba della Madonna nella valle di Giosafat parla per primo un libro apocrifo, Il Transito di Maria, il cui autore raccoglie tradizioni del periodo apostolico. Il libro testimonia che questo luogo era venerato come un santuario fin dal II sec. In seguito, la tomba della Vergine fu trasformata in chiesa rupestre. Essa fu poi consacrata alla Madre di Dio dal vescovo di Gerusalemme, Giovenale, dopo il Concilio di Calcedonia. Nel 490 l’imperatore Maurizio volle edificare una chiesa a pianta rotonda, sopra la chiesa precedente, la quale divenne così la cripta che custodiva il venerato sepolcro. La festa, che cadeva il 15 agosto, era preceduta da una quaresima di preparazione. La parte superiore fu totalmente distrutta prima dell’arrivo dei crociati. I benedettini, negli anni 1112-1130 fecero un nuovo accesso alla cripta e vi edificarono sopra una nuova chiesa con annesso monastero.

Essa fu nuovamente distrutta dai musulmani di Saladino dopo il 1187, che risparmiarono solo la cripta in onore della «Beatissima Madre del profeta Gesù». È giunta così fino a noi solo la chiesa sotterranea a cui si accede per una lunga scalinata. Il forte dislivello fra il piano attuale del terreno e l’interno della chiesa, rende questa facile ricettacolo delle acque piovane che, in caso di piogge torrenziali, la allagano tutta. L’ultima di queste inondazioni fu del 1972 ed offrì l’occasione per un lavoro di ripulitura a fondo che portò alla luce la roccia della tomba della Vergine in una zona sepolcrale. La tradizione della tomba di Maria al Getsemani è realmente ambientata in un luogo sepolcrale in uso nel I sec. La tomba stessa corrisponde bene alle indicazioni topografiche contenute nelle diverse relazioni della «Dormizione della Vergine». La tecnica di scavo dell’insieme della tomba (la stanzetta anteriore e la tomba stessa) posta nella zona funeraria (necropoli) riconduce al I secolo come per il S.Sepolcro e le tombe dei Re. Per cui queste notizie archeologiche, congiunte con quelle letterarie (documenti palestinesi, siriaci, etiopici, greci dal sec. Il al sec. V) e il costante antichissimo riferimento devozionale e liturgico, attestano la credenza circa la Tomba della Vergine accanto al Getsemani fin dalle origini cristiane. È presente nella chiesa il mihrab, testimonianza della venerazione musulmana verso Maria (Maometto la chiamò «mia sorella Maria»).

La tomba della Vergine è un blocco di pietra, isolato dal banco roccioso, alto da m 1,50 a 1,80, e presenta due aperture che servono da passaggio per i pellegrini. La roccia su cui fu deposto il corpo della Madonna, protetta da un cristallo, è corrosa dai secoli e dalla pietà dei fedeli che, per devozione, ne asportavano pezzetti. Il foro sul soffitto della grotta, oltre che servire da sfiatatoio per il fumo delle candele e delle lampade, ha anche il significato simbolico di apertura sul cielo verso il quale fu assunta la Madonna.

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