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Luco dei Marsi, l’Amministrazione per la Memoria e il Ricordo. Cerimonia commemorativa per il questore Giovanni Palatucci

L’Amministrazione di Luco dei Marsi per la memoria, in ricordo di tutte le vittime dei totalitarismi che hanno insanguinato il novecento e contro il pericolo del riproporsi delle derive liberticide. Martedì, 9 febbraio, in piazza Umberto I, a Luco dei Marsi, si è tenuta la cerimonia di commemorazione di Giovanni Palatucci, ex Questore di Fiume, insignito della Medaglia d’oro al Merito civile, proclamato dalla Chiesa “Servo di Dio”, riconosciuto dallo Yad Vashem “Giusto tra le Nazioni”. Presenti, con la sindaca Marivera De Rosa e un’ampia  rappresentanza di Giunta e Consiglio comunale, il dirigente del commissariato di Avezzano, vice questore della Polizia di Stato, Giancarlo Ippoliti, il capitano Luigi Strianese, comandante della compagnia dei carabinieri di Avezzano, insieme a una Rappresentanza in alta uniforme della Polizia di Stato e del personale della Polizia scientifica, al maresciallo Marco Fanella, comandante della stazione carabinieri di Luco dei Marsi, e don Giuseppe Ermili, con i rappresentanti dell’ANPI Marsica, del Gruppo Alpini di Luco dei Marsi e delle associazioni del COC comunale, Cai Coppo dell’Orso e Proloco. Giovanni Palatucci, giovane questore di Fiume, morì nel campo di concentramento di Dachau, in cui era stato internato dopo essere stato arrestato e torturato dalle SS per l’attività, condotta nel ruolo, definita nell’accusa: “cospirazione e intelligenza col nemico”, con le leggi razziali in vigore e durante l’occupazione nazista di Fiume, un’attività con cui, si stima, salvò circa 5000 tra ebrei italiani e stranieri. Nel corso della cerimonia si è proceduto alla piantumazione di un albero dedicato e allo svelamento della targa in memoria. 

“Il coraggio e l’opera di Giovanni Palatucci rappresenteranno per sempre un luminoso esempio di resistenza contro la barbarie”, ha sottolineato la sindaca De Rosa durante la cerimonia, “Commemoriamo il valore altissimo di un uomo che seppe andare incontro al martirio e alla morte per i valori e l’idea stessa di Umanità, al di sopra e al di là di tutto, che da sempre attraversa il tempo e ispira le azioni dei Giusti. Un senso di giustizia e rispetto di quell’Umanità, nell’accezione più alta che possiamo immaginare, che – è l’auspicio – guidi  i passi di ognuno e ispiri le nuove generazioni affinché la notte delle coscienze non sopraggiunga mai più”. 

Mercoledì, 10 febbraio, la sindaca De Rosa e i componenti della Giunta hanno onorato il Giorno del Ricordo,  in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle tragiche vicende del confine orientale tra il 1943 e il secondo dopoguerra. “I nostri manifesti, il nostro ricordare, saranno nulla se a questi simboli non faremo corrispondere un impegno costante e tenace nel coltivare la libertà e la tutela dei diritti”, ha rimarcato la sindaca Marivera De Rosa, “Furono migliaia le persone trucidate e gettate nelle foibe, detenute e torturate nei campi di prigionia, migliaia i profughi giuliani, dalmati e fiumani costretti ad abbandonare tutto per la feroce persecuzione attuata dai reparti partigiani jugoslavi di Tito, subita in quanto originari di un’altra terra, un’altra cultura, in quanto italiani, ma non solo, per fini politici. Sull’esilio, sul tentativo di annientamento di persone, lingue, tradizioni, culture, sullo stravolgimento etnico e il massacro di vite umane, vi fu a lungo un colpevole silenzio. Diciassette anni fa il riconoscimento di questo orribile passo di storia, espressione di quei totalitarismi, di diverso colore, che lungo il novecento hanno creato cesure fino ad allora inimmaginabili. É dovere di ognuno di noi, tenendo viva la memoria, onorare le vittime attraverso la strenua difesa dei principi cardine della nostra società civile, alzando più fortemente la voce ogni volta che si offusca la verità, la libertà, ogni volta che i diritti di tutti, a partire da quelli fondamentali di ogni essere umano, mai negoziabili, vengono messi in discussione, offesi o negati”.

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