Lo spirito antico



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Come ogni anno si avvicina il Natale, con la sua spumeggiante allegria, i suoi colori cangianti e valanghe di doni. È una di quelle festività che ti travolge; si subisce o si gode a seconda dei casi; e se ne va con la stessa rapidità con cui è venuta, senza lasciare domande o curiosità. Ma da dove arriva il Natale? Perché si festeggia proprio il 25 dicembre? Quali sono le sue origini? La parola Natale deriva dal latino “Natalis”, relativo alla nascita. La Chiesa dei primi due secoli non sembra avesse conosciuto una festa della Natività di Gesù Cristo.

Di origine occidentale, la sua celebrazione comparve a Roma verso il 330, diffondendosi durante il IV secolo in tutte le chiese di rito latino. La data 25 dicembre fa pensare che si sia voluta ricordare la nascita di Gesù, “sole di giustizia e luce del mondo”, in contrapposizione alla celebrazione pagana del solstizio d’inverno e della nascita di Mithra, che il paganesimo del III-IV secolo festeggiava appunto il 25 dicembre. Dal punto di vista liturgico, la festa di Natale è caratterizzata da tre messe solenni: a mezzanotte, all’alba, al mattino. Per quanto riguarda la tradizione, l’albero di Natale (generalmente l’abete) ha uso in Germania nel 1605. E così si diffuse in seguito in tutto il mondo: in Italia l’usanza si è universalmente affermata dopo la seconda guerra mondiale.

Nella notte di Natale l’albero viene addobbato e illuminato, e sotto vi si pongono i doni portati ai bambini da Babbo Natale. Babbo Natale. Santa Claus o San Nicola, è un personaggio leggendario, di origine celtica, cui è affidata la distribuzione dei regali ai bimbi la notte di Natale. Vive al Polo Nord, è rappresentato come un uomo dalla lunga barba bianca, vestito di rosso, su una slitta trainata da renne, che vola nel cielo accompagnato dal suono delle campanelle. Altra tradizione è la rappresentazione del Presepe: dal latino “ praesaepe”, cioè greppia, mangiatoia, ma anche recinto, chiudere con una siepe.

L’ideatore del Presepe è stato San Francesco d’Assisi, che lo rappresentò a Greccio nel 1223. Il più antico, invece, in Italia è quello della chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma modellato nel 1280. Sono superstiti i tre Magi, San Giuseppe, il bue, l’asinello; rifatti invece la Madonna ed il Bambino nel XVI secolo. Ma queste sono solo le più importanti delle usanze; ogni paese ha le sue, un mondo magico che viene dai tempi dei tempi; che si tramanda di generazione in generazione, fino ad arrivare ad oggi. Ed anche quest’anno dicembre arriverà, baldanzoso e gioioso con la sua veste di ghiaccio e nebbia. Nelle piazze dei paesi marsicani iniziano i preparativi dei fuochi che illumineranno la notte di Natale.

Nelle cucine le donne della nostra terra sono intente ad impastare, friggere, spolverare di zucchero a velo canestri di dolci, ed i Presepi nelle chiese, le luci multicolori per le vie, gli alberi addobbati con nastri d’argento e palline colorate nelle case hanno fatto la loro comparsa con consuetudine oramai annua. Ma c’è stato un tempo che solo i vecchi ricordano, un tempo lontano e povero, della loro fanciullezza, quando il cielo si vestiva di bianco e gettava neve su neve, per giorni e giorni. Quando il fuoco in una casa era allegria, fulcro della vita, ed un piatto di minestra con una parvenza di carne era ricchezza. E la memoria dei vecchi è un tesoro che conserva intatto il ricordo di miseri doni che Gesù Bambino portava loro: una bambola di pezza, fatta con i rinasugli di abiti smessi e cuciti di notte da madri amorose; un fucile di legno, inciso dal nonno con un coltellino; un dolcetto o un cioccolatino conservato da un’occasione importante. . e le promesse, fatte con il cuore, di essere buoni, obbedienti, sinceri.

I vecchi pensano e rammentano la pace delle famiglie raccolte intorno al camino scoppiettante, ed il nonno che raccontava storie fantastiche di luoghi mai visti, accompagnati dal profumo di patate cotte sotto la cenere. Ricordano la semplicità di allora, oggi, che lo spirito antico di quei tempi non esiste più, ucciso dal benessere esagerato in nome di un progresso apparentemente civile. Tutto è cambiato, anche il clima. Quei fiocchi di neve candida, che sembravano clombe di pace, mandate da Dio sulla terra per ricordare agli uomini l’evento, che fine hanno fatto? E Babbo Natale? Chi ci crede più? Non i bambini di oggi che hanno caloriferi al posto del camino e cene sovrabbondanti di ogni squisitezza. Non loro che identificano il Natale con la festa dei regali, sfarzosi, costosi, ricercati, assurdi. E lo spirito antico? Morto e sepolto sotto strati di consumismo, di corsa senza sosta al di più, al meglio, al prima io!

E la mia generazione, che ha fatto parte di questo mondo, che ha goduto del superfluo ed ha contribuito a sotterrare lo spirito antico, oggi, che ha maturatà sufficiente per ascoltare la voce degli anziani, si chiede: ma dove sono andati a finire i fucili di legno e le bambole di pezza dagli occhi di bottone? Che fine ha fatto quella misera minestra che odorava di cipolla ma che pareva tanto buona? Dove sono i sogni dei bambini che estasiati guardavano a bocca aperta il Presepe della chiesa? ci sarà in qualche luogo la speranza che faccia risorgere lo spirito antico del Natale? Bisognerebbe avere il coraggio di guardare oltre la nebbia del materialismo per ritrovare un bambino nato più di 2000 anni fa, che cambiò il corso della storia umana, venendo al mondo a mani vuote, contemplò la vita a mani vuote e morì per noi a mani vuote. “E nella notte fredda, in una grotta solitaria, riscaldato dall’alito di un bue e di un asinello, Gesù, figlio di Dio, nacque da Maria Vergine e da Giuseppe il falegname, per salvare gli uomini dal peccato. Venne alla luce in povertà, tra la paglia, deposto in una mangiatoia, ma un angelo dal cielo avvertì i pastori che seguendo la stella dalla coda infuocata, arrivarono alla grotta e recarono al bambinello i loro poveri doni: le fasce per coprirsi, un ceppo per scaldarlo ed il latte per nutrirlo.” Quest’anno la notte di Natale, alzate gli occhi al cielo cercate la stella dalla coda infuocata, forse lo spirito antico scenderà tra noi e chissà, potrebbe anche darsi che le candide colombe della pace scendano portando la neve su questa terra peccatrice. Buon Natale gente d’Abruzzo e pace in terra agli uomini di buona volontà, perché il nuovo anno sia più ricco di amore e pietà.




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