Le discese ardite e le risalite di una campagna vaccinale sempre al centro delle polemiche

Lo stato dell’arte col Dott. Domenico Pompei, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa del Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro

Avezzano – In questi giorni non sono mancate lamentele e segnalazioni da parte dell’utenza sulle modalità e i tempi di attesa per la somministrazione dei vaccini. Stavolta però hanno trovato la sponda delle istituzioni locali, a loro volta irritate da ritardi e inefficienze. Fra queste, quelle della dottoressa Colizza, Assessore all’emergenza Covid del comune di Avezzano, che aveva parlato di inopportuni rallentamenti nella campagna vaccinazioni

Ma anche l’amministrazione di Tagliacozzo si era fatta sentire con le critiche rivolte alla Giunta della Regione Abruzzo per il provvedimento di interruzione del servizio di pronto intervento presso il centro vaccinale allestito presso il palazzo Orsini-Colonna.

Per sbrogliare l’intricata matassa di pareri e osservazioni sempre più aggrovigliate sul tema delle vaccinazioni, abbiamo chiesto al dottor Domenico Pompei, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa del Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro, di spiegarci cosa sta succedendo.

Il dottor Pompei ci dice di non sapere nulla delle lamentele della dottoressa Colizza. Secondo lui però, la situazione sui vaccini è molto più semplice di quanto appaia. «Evidentemente.» dice «La situazione è stata male interpretata o riferita male. Quattro giorni fa siamo stati costretti a rinviare 700 appuntamenti di richiami, già fissati, del Moderna, che attendevamo ma che purtroppo non è arrivato.»

Come è stata gestita la comunicazione delle disdette?

«Tramite e-mail ed sms, ma qualcuno non è andato a buon fine per svariati motivi. C’è chi non ha letto il messaggino, perché magari inviato su cellulari di congiunti, forniti alla ASL al momento della registrazione sulla piattaforma, poi c’è chi non ha letto la mail. Queste persone si sono presentate nei centri vaccinali dove hanno appreso del disguido, e dove è stato comunicato loro che sarebbero state riconvocate. Per fortuna il giorno dopo i vaccini sono arrivati e abbiamo ripreso regolarmente l’attività.»

Insomma, mi sta dicendo che certi disguidi non dipendono solo da voi?

«Anzi le dirò di più, il giorno dopo, avevamo in programma altri 150 utenti da vaccinare e abbiamo potuto far fronte solo facendoci prestare 200 dosi dalla ASL di Pescara, altrimenti saremmo stati costretti a rinviare ancora le vaccinazioni. Ora, al di là dell’inconveniente di cui ci scusiamo, per quanto riguarda il Moderna, circa i richiami, i tempi stabiliti dal protocollo vanno dai 28 ai 42 giorni. Ciò ci consente di gestire il tutto con un certo grado di flessibilità. Anche se una volta programmato il richiamo, non possiamo avere mai la certezza matematica che per il giorno fissato tutto vada liscio perché le consegne, ogni tanto, ritardano.»

Al nostro giornale risulta che a volte, agli appuntamenti fissati a una certa data, non abbiano corrisposto i quantitativi e le tipologie dei vaccini previsti per quel giorno. Sul tema, il dottor Ciacco, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa del Servizio Aziendale del Farmaco, ci ha detto che il compito della farmacia ospedaliera è approntare le dosi sulla base delle richieste. Nella sostanza, se viene detto loro che per il tal giorno servono 100 AstraZeneca, 100 moderna e 50 Pfizer, per fare un esempio banale. A richiesta rispondono, quindi eseguono. Fine della storia. Cosa ci dice in merito?

«Guardi, solitamente questo non capita, è più verosimile che sia mancato un ritorno di informazione circa le vaccinazioni effettuate. Noi lavoriamo con dei files che ci ritornano dai punti vaccinali, dove ci può essere stato un disguido nella comunicazione. Come avrà ben capito, le liste dei vaccinandi, si riescono a compilare la sera. Se per esempio, qualche sindaco mi comunica prima un elenco di persone da sottoporre al vaccino, poi mi arriva un secondo file e così via, si può verificare un disguido. Questo è capitato! Può essere accaduto che l’elenco aggiuntivo non sia stato preso in considerazione perché arrivato la sera alle otto.»

Ma gli elenchi con i nominativi delle persone interessate al vaccino, chi è che li comunica?

«Quelli li comunichiamo noi, ma in alcune occasioni, c’è uno scambio con i sindaci, i quali, conoscendo i loro territori, sanno che ci sono delle persone che non hanno fatto l’adesione sulla piattaforma, ad esempio, o magari raccolgono le adesioni lì, sul momento, e questo crea un flusso di informazioni che qualche volta può non essere preciso. Questo succede in particolare quando facciamo il giro con in team mobili.»

Alla nostra redazione arrivano le segnalazioni più disparate su disguidi e ritardi nelle vaccinazioni. Da quelle fondate a quelle meno attendibili. Tutte però denunciano uno stato di disagio diffuso.

«Se si presentano delle persone non prenotate, possiamo anche riuscire, in seconda battuta, a recuperare delle dosi per procedere alla somministrazione. Aggiunga poi che c’è anche chi non ha un minimo di pazienza e di comprensione.»

Qual è il ruolo del Contact Center che dall’Aquila gestisce le liste e gli appuntamenti?

«È molto importante. È da lì che partono le liste per tutti i punti vaccinali. Ogni sera, diciamo quasi ogni notte, la farmacia riceve la comunicazione delle dosi da preparare, correlate agli appuntamenti fissati.»

I sindaci, invece, quando fanno le loro segnalazioni, le fanno al Contact Center o le fanno direttamente ai centri vaccinali?

«Solitamente le fanno al Contact Center, normalmente c’è uno scambio di dati fra loro. Qualche volta, anche con me direttamente, però poi, bisognerebbe esaminare i singoli casi e vedere cosa è successo, la dove si sono verificati dei disguidi.»

Per quanto riguarda la Marsica, attualmente, i tre maggiori centri, quelli di Avezzano, Pescina e Tagliacozzo che numeri riescono a fare al giorno?

«Quando tutto fila liscio, arrivano anche a 1000 somministrazioni, ma si potrebbe andare anche oltre. Il limite è la disponibilità dei vaccini in numero adeguato. Noi complessivamente abbiamo una macchina già organizzata che può superare le 3000 somministrazioni al giorno su tutta la provincia. Sulla Marsica potremmo arrivare a 1200/1300 al giorno.»

Sull’aquilano quali numeri si potrebbero realizzare con una macchina che funziona a puntino?

«Sull’aquilano potremmo stare intorno ai 1400/1500 mentre un po’ meno rispetto a Marsica e Aquilano nella Valle Peligna. Questo per dire che come potenzialità siamo ampiamente oltre i 3000 ma il problema è che attualmente abbiamo dei target che stanno intorno ai 2400. Oltre non possiamo salire perché la disponibilità dei vaccini è quella.»

Rispetto alle ultime disposizioni del Gen. Figliuolo che ha aperto alle vaccinazioni degli over 50, con la situazione della provincia dell’Aquila, che sulle fasce 70-79 e over 80 sconta ancora un certo ritardo, cosa può dire?

«Non è proprio così. Noi siamo ancora leggermente indietro, sulla categoria dei fragili, una categoria molto variegata dove c’è un pochino di tutto. È una categoria che va a crescere di giorno in giorno. La Regione ci rimanda ogni tanto un elenco aggiornato, costantemente in aumento. Una tendenza che sembrerebbe non finire mai. Al di là di questo, mi pare abbiamo ancora 5/6mila fragili da trattare.»

E per chi è più avanti con l’età?

«Per quanto riguarda gli ultrasessantenni senza gravi patologie, non mi pare ce ne siano tanti, anche perché grazie agli open day che abbiamo fatto, siamo riusciti ad abbattere notevolmente il numero di coloro non ancora vaccinati. Sicuramente restano da trattare quelli da incontrare presso il proprio domicilio, ma quello è un campo in cui entra in ballo anche il medico di base. Ci stiamo attrezzando con dei team che riescono ad andare.»

Al netto delle polemiche politiche, sul piano strettamente tecnico, come stanno procedendo queste operazioni?

«Le cose funzionano abbastanza bene. Certo possono capitare delle giornate in cui i vaccini arrivano in ritardo per i motivi più svariati, però poi, comunque si va avanti. In linea di massima la macchina funziona.»

Sarebbe stato possibile, come si era deciso di fare all’inizio della campagna vaccinale, avere una struttura adibita a farmacia per ogni centro vaccinale, almeno in quelli più importanti, in maniera da ridimensionare i problemi legati ai ritardi delle consegne dei vaccini?

«Per un certo periodo lo abbiamo fatto, poi il responsabile di Farmacia (il riferimento è al dott. Ciacco) ha ritenuto opportuno centralizzare tutto presso le farmacie ospedaliere. Ciò ha chiaramente comportato la necessità di fare le staffette per consegnare i vaccini. Ma non è tanto questo, il punto è che se hai il farmacista in loco, che ti allestisce il farmaco, tu puoi modulare la preparazione dei vaccini in funzione dell’utenza che hai di fronte. Puoi stabilire ad horas, se è meglio fare un tipo di vaccino piuttosto che un altro. È chiaro che, essendo i vaccini, sottoposti a una pre-ordinazione, questo è molto più difficile da realizzare.»

Mi sta dicendo che una struttura centralizzata impone una maggiore rigidità che può comportare il rischio di incartarsi di fronte al mutare delle situazioni contingenti.

«La problematica è solo questa, per il resto siamo abbastanza organizzati. Se ci fossero dei farmacisti in numero adeguato potremmo senz’altro fare ancora di più.»

A tal proposito, nella ASL1 quanti farmacisti stanno lavorando?

«Ne sono stati assunti diversi, anche se il numero esatto non lo so. Ultimamente alcuni hanno deciso di lasciare ma ne stiamo per riacquisire altri. Se avessimo un numero di farmacisti adeguato, da poterne mettere alcuni nei maggiori centri vaccinali, per fare lì, la preparazione delle dosi, le cose fluirebbero meglio.»

Quindi, non solo servirebbero più farmacisti, ma si recupererebbe in efficienza ed efficacia se fossero dislocati nei centri vaccinali maggiori?

«Le dirò di più, servirebbero più farmacisti o tecnici addestrati alla preparazione delle dosi, sotto la supervisione di un farmacista, che riescano a lavorare fino al tardo pomeriggio. Allora sì che si riuscirebbe a modulare bene, fino al termine delle sedute vaccinali.»

Perché non riescono a lavorare fino al tardo pomeriggio?

«Perché il numero è abbastanza ridotto e alle 14 terminano il loro servizio. Nel pomeriggio abbiamo un’attività rigida che è quella che è. A quel punto i vaccini potrebbero addirittura mancare o essere in sovrannumero, qualora si siano verificate delle assenze rispetto agli appuntamenti prefissati. Questa è la situazione.»

E vero che la Marsica sia penalizzata rispetto all’Aquilano circa le modalità con cui viene affrontata e gestita la campagna vaccinale?

Assolutamente no! Se andiamo a guardare i numeri, mediamente facciamo più numeri sulla Marsica che sull’aquilano, tranne qualche giornata dove può essere accaduto il contrario, la potenzialità è maggiore nella Marsica, anche perché è più popolosa.