Le diatribe ferroviarie tra L’Aquila ed Avezzano hanno radici antiche

I recenti contrasti che hanno visto contrapposte le città di L’Aquila ed Avezzano per il tracciato ferroviario verso Roma hanno radici antiche, che si dipanano dalla metà dell’800.

La direzione dei tracciati ferroviari nella Regione Abruzzo, come in molte parti d’Italia, accende nell’800 un vasto ed articolato dibattito. Avezzano per la sua particolare posizione geografica era al centro di vari progetti ferroviari. La questione dirimente per l’Abruzzo interno era il tanto agognato collegamento con Roma. Dopo l’apertura nel 1873 del tratto Sulmona–Popoli–Pescara e l’apertura dei lavori del tratto L’Aquila-Sulmona, nel capoluogo regionale si pone il problema del collegamento diretto con la capitale.

Gli aquilani cercano di far naufragare il disegno sempre più solido di un collegamento con Roma passando per Avezzano, per poi collegarsi con Sulmona. L’idea di realizzare un collegamento con Roma con un tracciato simile alla Tiburtina-Valeria era stata già ipotizzata, appena dopo l’unità d’Italia, su spinta di Torlonia che agognava di unire il suo feudo con Roma.

Il treno avrebbe sicuramente aumentato le performance economiche delle sue aziende fucensi. Nel 1864 L’Aquila e Rieti si erano divisi i costi per realizzare il progetto che doveva collegare Castellamare –l’odierna Pescara- e L’Aquila seguendo la valle dell’Aterno, valicare l’Appennino, per raggiungere Rieti e da qui, seguendo le valli del Turano e del Farfa, ricollegarsi alla linea già in costruzione per Roma, presso Passo Corese. Alla fine, però, nonostante la forte opposizione aquilana, prevale il tracciato per Avezzano.

Considerazioni tecniche ed economiche danno ragione a coloro che ritenevano più conveniente collegare l’Abruzzo con Roma passando per Avezzano. Superate le numerose difficoltà tecniche che ritardano i lavori, il 29 luglio 1888 il treno arriva finalmente alla stazione di Avezzano. La ferrovia consolida i già solidi legami della città con la capitale e rinforza il sogno torloniano del “granaio di Roma”.

Nei primissimi anni del ‘900 Avezzano si arricchisce di una nuova tratta ferroviaria, la Avezzano-Roccasecca completata il 20 agosto 1902. Con l’apertura della nuova linea, che avrebbe dovuto costituire un tronco della dorsale appenninica dell’Italia, torna d’attualità il collegamento ferroviario Rieti-Avezzano, progettato a metà ‘800. Venute meno le considerazioni militari, prevalsero, per perorare la costruzione della tratta, le considerazioni economiche legate allo sviluppo della cultura della barbabietola del Fucino.

La ferrovia avrebbe consentito di collegare lo zuccherificio reatino (il primo costruito in Italia) con l’omologo stabilimento di Avezzano. Il collegamento ferroviario con Rieti, nella prima decade del ‘900, accende numerose polemiche campaniliste sulla stampa provinciale, attizzate in particolar modo dal Corriere della Marsica. Attorno all’annosa questione delle “ferrovie complementari” si combatteva una lotta geopolitica tra L’Aquila, Avezzano e Sulmona.

L’Aquila, come succede in questi giorni, insisteva per la realizzazione della tratta L’Aquila-Cicolano-Carsoli–Roma; l’avezzanese Cerri, invece, propugnava l’attivazione della Avezzano-Rieti, avversata dagli aquilani. La tratta, AZ-Rieti,pur essendo stata più volte progettata ed approvata dal governo, non venne mai realizzata, nonostante le continue petizione del C. C di Avezzano, gli ultimi degli anni ’20 del ‘900, al Ministero dei Lavori Pubblici.

La realizzazione della tratta ferroviaria L’Aquila-Capitignano inaugurata nel 1924, realizzata con lo scopo primario di portare l’allora preziosa torba da Campotosto alla stazione dell’Aquila, scatena le ire dei marsicani, i quali, per velocizzare il trasporto delle barbabietole e delle patate, avevano nei primi del ‘900 perorato la costruzione della linea ferroviaria Avezzano-Pescina, la cosiddetta “Circonfucense”. «Li la torba, qui le barbabietole e le patate» era lo slogan dei marsicani. Nel 1924, però, il Consiglio Superiore dei LLPP non ritenne che la tratta avesse «i caratteri di urgenza e indifferibilità», bloccando di fatto l’avvio dei lavori.

Occorre dire che L’aquila ed Avezzano cercarono di collaborare, poco prima della Grande Guerra, per la costruzione della linea ferroviaria a trazione elettrica L’Aquila-Rocca di Mezzo-Avezzano, che aveva il duplice scopo di migliorare le deficitarie comunicazioni dell’Aquila con Avezzano e di valorizzare sotto il profilo agricolo e turistico l’altopiano delle Rocche.

La linea ferroviaria, di 62 km, allacciava in un’ora e mezzo L’Aquila ad Avezzano seguendo il percorso: L’Aquila-Rocca Cambio-Ovindoli-Forme-Antrosano-Avezzano. Nel 1914 il Consiglio Superiore dei LL.PP. aveva riconosciuto l’ammissibilità della linea, ma l’arrivo della guerra bloccò tutto. L’esame della linea riprese nei primi anni ’20, poi non se ne fece nulla.

Le diatribe ferroviarie nella seconda metà del ‘900 si spostano sul tracciato autostradale e sulle superstrade. Anche sulle autostrade tutte le discussioni, sempre molto accese, erano centrate sul collegamento con Roma. Gli aquilani erano molto preoccupati poiché temevano che si ripetesse lo scippo ferroviario di fine ottocento. Nel 1966 finalmente si giunge ad un compromesso.

Il progetto prevedeva la diramazione da Roma di una bretella autostradale che all’altezza di Avezzano si trasformava in una “forcella”: un braccio doveva dirigersi verso Pescara e Chieti, l’altro verso L’Aquila e poi, traversato il Gran Sasso, verso Teramo. Quindi, la contrapposizione si risolve con l’invenzione della citata “forcella”.

Anche la superstrada del Liri, accende polemiche campanilistiche: il consiglio comunale dell’Aquila verso la fine degli anni ‘80 in un documento approvato ad unanimità chiedeva che la superstrada Terni-Rieti-Avezzano-Sora-Benevento, fosse deviata in Terni-Rieti-L’Aquila-Sulmona-Isernia; analogo atteggiamento assumono l’allora presidente della provincia dell’Aquila e tutte le organizzazioni Peligne. Come titolava ironicamente, nel marzo 1987 “Radar Abruzzo”: «Anche le superstrade seminano discordia in provincia dell’Aquila».

Insomma, le attuali polemiche ferroviarie, lette con la lunga lente della storia, non sono che il prosieguo di antiche e mai sopite diatribe tra L’Aquila ed Avezzano. Diatribe non confinate solo sulle infrastrutture ma che caratterizzano anche altri ambiti. Forse sarebbe opportuno cominciare a guardare con occhi rivolti al futuro l’evoluzione socio-economica della provincia aquilana e trovare innovativi e inclusivi sentieri di collaborazione tra i tre principali poli urbani.

Storico x hobby  Sergio Natalia