La società russa Gazprom taglia del 40% le importazioni lungo il gasdotto Nord Stream, si impenna il prezzo del gas


La società russa Gazprom ha annunciato la riduzione di oltre il 40% della sua capacità di consegna giornaliera di gas all’Europa tramite il gasdotto Nord Stream. Il colosso russo dell’energia ha spiegato che la ragione del taglio è un ritardo di riparazione da parte dal gruppo tedesco Siemens: “Le attrezzature necessarie non sono state consegnate”. All’annuncio di Gazprom è scattata una immediata reazione sui mercati. Il prezzo del gas in Europa è in forte rialzo: ad Amsterdam il contratto Ttf è scambiato a 98,6 euro per megawattora (+18,2%), dopo aver superato i 100 euro, sui livelli di metà maggio. Le consegne di gas tramite il gasdotto Nord Stream “possono essere garantite solo fino a un volume di 100 milioni di metri cubi di gas al giorno, invece dei previsti 167 milioni di metri cubi“, ha affermato Gazprom in una dichiarazione su Telegram. “Attualmente solo tre unità di pompaggio del gas possono essere utilizzate presso la stazione di compressione di Portovaya“, ha spiegato il colosso russo. Il taglio delle forniture di gas verso l’Europa arriva però proprio nei giorni in cui i leader europei stanno organizzando la loro prima visita a Kiev: il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente del Consiglio Mario Draghi dovrebbero incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky prima del G7 di fine giugno.

Quali sono dunque le conseguenze di questa mossa per l’Europa e l’Italia? Un punto sulla situazione lo fa Matteo Villa, dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale). “Per Mosca, tagliare ancora i flussi non è una strategia ottimale nel breve periodo. Significherebbe ridurre le entrate nell’immediato, perché i prezzi non sono così elastici oggi. Ma potrebbe voler dire ‘ci siamo dentro per molto tempo, e puntiamo al vostro autunno’”, spiega il ricercatore e capo del DataLab di Ispi. I problemi per il Vecchio Continente però sarebbero significativi se il blocco dovesse proseguire per i prossimi mesi, in maniera costante e continuativa. “Sostituire il 40% dei transiti di Nord Stream significa trovare altri 25 miliardi di metri cubi in giro per il mondo, in fretta, e farli arrivare dove dovrebbero arrivare, in Germania innanzitutto”, scrive Villa.


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