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La Ninfa dormiente sulla polvere del lago: un racconto che omaggia la Conca del Fucino tra mito e realtà

Avezzano – Il brano vincente dell’ottava edizione del concorso “Inventa un mito”, racconta la nascita dei monti marsicane come il Gruppo della Montagna Grande e del Monte Marsicano, il Monte Velino e i Monti della Meta, attraverso tre importanti animali che abitano da secoli le nostre terre: l’orso, il cervo e il lupo.

Narra l’amore di un popolo devoto al suo Lago e l’invidia di qualche divinità distruttrice. Rievoca l’amore del Fucino nei confronti dell’amata Ebe, divenuta “la Bella addormentata” sul lago che fu. Il mito fa riaffiorare molti ricordi nella mente degli antichi e fa sognare i più piccoli, regalando un emozione che raggiunge tutte le età. (Martina Ma.)

Il racconto

   La ninfa dormiente sulla polvere del lago

All’inizio del tempo c’erano un grande orso, un maestoso cervo e uno splendido lupo; essi abitavano nel fondo del lago Fucino… al di fuori dell’acqua non c’era niente. Un giorno accadde una cosa straordinaria: il fondo del lago si era spezzato proprio sotto di loro e dalla fessura usciva una materia incandescente.

         Il fondo salì ed emersero le montagne ricoperte di fitta boscaglia: erano formate dalla schiena e dalle spalle dell’orso. Sorsero altre montagne sulle spalle dell’orso, formate dal corpo del cervo; si formò così il gruppo montuoso più elevato dell’Appennino abruzzese: il gruppo della Montagna Grande e del Monte Marsicano. Dalle corna del cervo si formarono faggi e pini che coprirono i pendii dei monti. A nord del Lago emersero gli artigli dell’orso che, mescolandosi con la materia incandescente, diedero origine ad un monte alto più di 7000 piedi: il Monte Velino. Dal corpo del lupo invece si formarono i Monti della Meta. Così si concluse l’orogenesi nelle belle terre marsicane.
Il cielo era limpidissimo, il lago era tranquillo e splendente, nelle campagne circostanti crescevano grano, ulivo e vite. Il Fucino era allora un’eterna primavera. Esistevano già le creature umane che popolavano i villaggi affacciati sul lago e vivevano serenamente, avevano cibo e acqua in abbondanza perché il Lago era benefico con loro ed essi lo ricambiavano con offerte e sacrifici votivi. Tempo dopo, il dio Sole si adirò molto con gli abitanti fucensi perché non lo onoravano con riti e sacrifici come facevano per il dio Fucino. Così, passando con il suo carro infuocato, decise di far seccare le acque del lago che scomparve per sempre.

         Questo provocò grande sconforto agli abitanti, ma soprattutto alla bella e aggraziata fanciulla del lago, Ebe, che aleggiava ogni giorno leggiadra sul bacino lacustre. Passavano le loro giornate insieme, mentre Ebe si specchiava nelle limpide acque lacustri e Fucino attraverso i riflessi le mostrava il suo amore ed ogni giorno si amavano sempre di più. Fucino aveva chiesto a Zeus e ad Afrodite di non far invecchiare mai Ebe così da poterla avere sempre accanto. Ogni giorno parlavano del loro futuro: erano convinti di sposarsi, ma un giorno Ebe si svegliò e non trovò più l’amato lago, fu distrutta dal dolore. Così si lasciò morire anche lei, chiedendo agli dei di cancellare il dono dell’eterna giovinezza.    

         Così si lasciò cadere con il cuore spezzato e appena toccò terra si trasformò in pietra anche lei. I suoi capelli raccolti in una lunga treccia abbracciavano quello che un tempo era il corpo fluido e brillante del lago insieme ai monti nati dall’orso e dal cervo, mentre il suo corpo sinuoso sdraiato sulla polvere del Fucino, scomparso per la malevolenza di Apollo, si illuminava al tramonto sembrando da lontano una bella fanciulla addormentata.

         Zeus provò compassione per il Lago svanito e decise che da allora in avvenire quella distesa di terre selvagge si sarebbero chiamate Fucino o meglio la Conca del Fucino e trasformò i suoi abitanti scoraggiati da esperti pescatori in abili contadini “zappaterra”. Poi, colpito dalla bellezza di Ebe, che giaceva supina ai piedi del grande amore della sua vita, ordinò a tutti gli abitanti di chiamare quella montagna dalla forma di fanciulla, “la Bella addormentata” sul lago che fu.

Andrea Aquila
Valeria D’Angeli
Miranda Di Nicola
Annastella Lodi

Classe I^ B – Istituto Comprensivo “Fontamara”- Pescina (AQ)

 

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