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La Natura si fa Arte nell’Exultet dei Marsi

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Avezzano – Nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2017, la Diocesi dei Marsi espone uno dei manufatti di maggior pregio, facente parte del patrimonio archivistico dell’Archivio Storico Diocesano dei Marsi: il rotolo pergamenaceo dell’Exultet, risalente alla metà dell’XI secolo.

L’esposizione straordinaria avrà luogo il 23 e 24 settembre 2017, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, ad Avezzano, nell’atrio della Curia vescovile (Corso della Libertà, 54). Per informazioni ulteriori sul’esposizione chiamare il 333.9018894.

Il tema prescelto per l’Edizione GEP 2017 è “Patrimonio e natura: un paesaggio di possibilità” e l’esposizione dell’Exultet vuole aderire ad esso mettendo in luce due aspetti peculiari dell’opera: il supporto e la decorazione, entrambi provenienti dal mondo naturalistico. La pergamena, infatti, nasce da una particolare lavorazione della pelle dell’animale ovino e bovino, che era un elemento essenziale e parte del ciclo della vita dell’uomo. Nella decorazione dei capilettera, poi, vengono spesso utilizzate immagini zoomorfe, perlopiù canidi, prendendo ancora una volta a riferimento ciò che circonda l’uomo nella quotidianità. La natura, quindi, si fa arte e diventa monumento per l’eternità, ma lo stretto vincolo con l’uomo non si spezza, semplicemente si trasforma in un uso diverso.

L’Exultet: storia, arte e natura
L’Exultet dei Marsi fu commissionato all’Abbazia di Montecassino dal vescovo marsicano Pandolfo dopo la metà dell’anno mille, probabilmente tra il 1054 e il 1057, per celebrare la riunificazione della Diocesi, dopo gli scontri tra lo stesso Pandolfo e i conti di Celano.
Il rotolo ha una lunghezza di 5.66m e una larghezza di 0.277m, ed è costituito da otto fogli di pergamena di lunghezza varia, denominati sezioni, cuciti tra di loro con delle striscioline di pelle bianca. Il canto è strutturato su 119 righe di scrittura beneventana cassinese, ognuna delle quali è intervallata dalla relativa notazione musicale realizzata mediante neumi beneventani adiastematici, ossia privi del rigo musicale.

La particolarità dell’Exultet dei Marsi è la mancanza di raffigurazioni; non per questo, però, l’opera risulta di minor pregio, poiché tutti i capilettera del testo (quarantuno, dei quali sette grandi e trentaquattro piccoli) sono splendidamente e minuziosamente decorati e arricchiti con figure zoomorfe e animali fantastici; in più, nell’ultima sezione del testo, dedicata all’invocazione per il committente e i governanti dell’epoca, le lettere che compongono il nome di Pandolfo sono di colore rosso su fondo oro, per esaltare maggiormente la figura del Vescovo e della Diocesi appena riunificata.

In merito all’ornamentazione e alla miniatura dei testi scritti in beneventana tra XI e XII secolo, quali, ad esempio l’Exultet dei Marsi, Armando Petrucci riferisce la peculiarità nei documenti di origine cassinese, caratterizzati da intrecci e motivi zoomorfi, “formati soprattutto da raffigurazioni di cani”, con evidenti influenze insulari, bizantine ed ottoniane. La E dell’incipit è il primo capolettera decorato ed è alto 38cm: esso risulta essere la lettera più grande tra tutti i rotoli realizzati a Montecassino. I colori utilizzati per le decorazioni, oggi purtroppo in gran parte sbiaditi, sono il rosso mattone, il verde oliva, il minio e l’oro.

Nella quarta sezione abbiamo due lettere decorate: V e D di “Vere Dignum”, posizionate ai lati di una croce ed impreziosite da decorazioni zoomorfe e una figura umana nuda, l’unica del rotolo. Nelle sezioni sesta e settima, si ha il cosiddetto “Elogio delle Api”, che nel canto moderno non compare perché soppresso nel messale di S.Pio V, in conformità con il messale francescano del XIII secolo. L’ultima sezione, l’ottava, presenta la preghiera per il vescovo Pandolfo e per due imperatori, i cui nomi sono stati successivamente cancellati. Il nome di Pandolfo compare, a lettere capitali su striscia dorata, nella commemorazione liturgica contenuta nell’ottava sezione del rotolo: «[…] cum beatissimo papa nostro etc., et antistite nostro Pandulfo».

I legami del presule con l’abbazia di Montecassino sono confermati da alcuni passi della Chronica Monasterii Casinensis di Leone Marsicano, dai quali si arguisce una familiarità di Pandolfo con l’ambiente e le personalità dell’abbazia. Segno inequivocabile di supremazia sulla riunita diocesi è, appunto, l’Exultet (Preconio pasquale), che Pandolfo commissionò allo scriptorium di Montecassino probabilmente dopo che Stefano IX aveva consolidato definitivamente il suo potere vescovile.

Il suo episcopato coincise anche con la graduale conquista normanna del territorio controllato dai conti dei Marsi, che pose un limite all’esuberante politica espansionistica degli stessi, ma che vide l’accrescersi del prestigio vescovile a discapito dei grandi monasteri benedettini. L’ultima parte del testo presenta decorazioni più piccole, sviste e aggiunte successive che non si riscontrano in altri codici della medesima fattura. Questi elementi ci fanno pensare ad un’accelerazione dei lavori, della quale, però, si ignorano le motivazioni.

La pergamena
L’utilizzo della pergamena come supporto scrittorio ha origini antichissime, ma nel Medioevo ha la sua massima diffusione. Essa si ricavava dalla pelle di vitello, pecora o capra secondo un particolare procedimento: la pelle, dopo essere stata lasciata a macerare nella calce per tre giorni, veniva rasa e lasciata essiccare. Successivamente veniva levigata e tagliata nella grandezza desiderata. Il procedimento appena illustrato permetteva di ottenere una pergamena chiara uniforme e levigata, per rendere agevole la scrittura.

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