La Marsica tra l’entusiasmo e la violenza fascista (novembre-dicembre 1922)



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All’indomani della «marcia su Roma», nuovi episodi d’intolleranza accaddero nel comprensorio marsicano, sovrastato ormai da continue rappresaglie fasciste nei confronti  dei capo-lega socialisti e, talvolta, con minacce rivolte anche all’amministrazione Torlonia, per ottenere un’ennesima frammentazione della proprietà a favore di agricoltori, professionisti «piccoli impiegati ed artigiani». In assunto, seguiamo le indicazioni dello storico Colapietra, che afferma tra l’altro: «quasi ad assicurare senza indugio Torlonia che le leghe non sono ormai più che un ricordo e che i fazzoletti di terra possono impunemente moltiplicarsi come attività economica puramente integrativa» (1). D’altronde, la piaga delle affittanze non poteva essere evitata. Infatti, neppure i sindacati fascisti «per quanto subalterni e concilianti verso la proprietà», riuscirono a impedire aspri contrasti e opposizioni a causa di entrate tenui e  conseguente indebitamento di molti affittuari (2). 

Con l’espandersi del fenomeno squadrista, furono perseguitati anche l’anarchico Francesco Ippoliti di San Benedetto e i suoi compagni, che non riuscirono a evitare le feroci repressioni in atto. Il medico riportò in un manoscritto tardivo, alcuni momenti delle manifestazioni fasciste, narrando la «gazzarra» delle camice nere scatenate per le strade del paese (16 novembre 1922), un clamore caratterizzato da sparatorie e manifestazioni di fanatismo inneggianti l’amor di Patria (3). 

Visto le continue e incontenibili vendette, il prefetto Sallicano, per ripristinare l’ordine pubblico, fu costretto a chiedere al ministero un centinaio di carabinieri di rinforzo, capaci di contenere le esuberanze delle camice nere ormai presenti in tutto il comprensorio marsicano, mentre una squadra fascista, impavida e strafottente, invase nottetempo la sede del partito socialista di Celano al fine di devastarla e bruciare la bandiera rossa, portando via il quadro di Lenin poi incendiato in piazza. Il sindaco Filippo Carusi e i suoi fratelli insieme all’assessore Loreto Di Renzo, alcuni consiglieri comunali e il capo-lega Filippo Di Renzo, furono trascinati con forza nella residenza del fascio, dove subirono l’oltraggio dell’olio di ricino e bicarbonato. Non sentendosi più garantiti nella vita, il primo cittadino e ben venti consiglieri, seppure invitati a rimanere al loro posto dal sottoprefetto di Avezzano, preferirono dimettersi (4).

Spostando ora l’attenzione sul paese di Trasacco, dove già a metà novembre un manipolo di squadristi capeggiati da Gino Marcellitti aveva fatto irruzione nella casa del capo-lega socialista Antonio D’Amato, la cronaca di quei giorni rivela l’invasione forzosa e lo strappo della bandiera rossa esposta sul balcone. I fascisti, con questa ennesima azione violenta, avevano voluto punire severamente l’attuale rappresentante comunale per l’assegnazione delle terre fucensi. L’incidente (così definito) «tra fascisti ed i componenti la Commissione per la distribuzione delle terre del Fucino, fra i quali era annoverato anche il socialista fotografo e costruttore di case D’Amato», fu condannato dal maresciallo dei carabinieri, che rapportò all’autorità superiore il ferimento di cinque persone di cui una rimase a terra in gravi condizioni. L’origine della tremenda zuffa, che aveva terrorizzato il piccolo borgo marsicano, fu addebitata proprio agli evidenti errori fatti dalla commissione, mentre: «Il fascio si era limitato a votare un vibrante ordine del giorno reclamando le dimissioni dei componenti la Commissione ma uno di questi volle provocare, suscitando il conflitto». I picchiatori fascisti, difesi dagli avvocati Cesidio De Vincentis e Antonio Retico furono tutti assolti, mentre il «povero D’Amato» ritirò subito la sua querela, temendo prossime e più violente aggressioni (5).

Il 16 novembre 1922, è ancora il giornale Il Risorgimento d’Abruzzo a esaltare proprio la figura del capitano Gino Marcellitti, definito: «campione fascista, da poco nominato comandante della III Centuria della Milizia Nazionale». In suo onore, nei vasti locali dell’Asilo d’Infanzia, importanti esponenti del fascio marsicano organizzarono una «schietta manifestazione d’affetto per il festeggiato che continua la sua missione di combattente valoroso e d’insegnante che sa anzitutto insegnare ai giovani a lui affidati l’amore per la gran madre Italia».

Alla cerimonia parteciparono il console Enrico Panfili, l’avvocato Luigi De Simone, l’avvocato De Vincentis (presidente della Deputazione Provinciale), il collega Retico, Cicchetti, Anselmo e Lorenzo D’Amore, Giustino Spatocco della «Tribuna», il sindaco di Trasacco e i consiglieri comunali, oltre all’avvocato Aurelio Irti di Ortucchio, il ragioniere Francesco Tarquini di San Benedetto e i segretari politici di Villavallelonga e Collelongo.  Anche il gruppo femminile fascista volle partecipare alla festa con l’intervento «delle gentili signorine Marcellitti Fanny, Calabrese Elena, Marcellitti Ascenza, Annina Petrei, D’Orsaneo Anita» (6).

La Marsica tra l’entusiasmo e la violenza fascista (novembre-dicembre 1922)

Alcuni giorni dopo, in occasione della consegna del gagliardetto alle donne fasciste dello stesso paese, i toni altisonanti della retorica squadrista riempirono le cronache del 26 novembre 1922, quando venne scritto: «Con somma riverenza, con gratitudine grandissima le camice nere hanno accolto la bandiera sacra e nell’accoglierla hanno esaltato nell’anima di tutti la virtù pronta e fattiva del grande partito che in sé compendia la più vera, la più sincera espressione di italianità». In realtà, sin dalle prime ore della mattina almeno duecento fascisti del paese accolsero le squadre di Cerchio e quelle di Collelongo «salutate romanamente». Di lì a poco sopraggiunse un drappello di fascisti ciclisti di Avezzano, comandato da Boccato e Vico Della Bitta: «Il loro ingresso a Trasacco è particolarmente festeggiato con frequenti alalà e grida di Viva Avezzano». Al loro seguito c’erano: l’avvocato Luigi De Simone (della Federazione Provinciale), Ciro Cicchetti (Presidente del Fascio di Avezzano), l’ingegner Serafino Ferri (Segretario Politico), l’avvocato Alessandro Corbi e il segretario dei sindacati fascisti. Alle ore quindici, De Simone «che indossava una meravigliosa camicia nera», passò in rivista tutte le centurie marsicane schierate per l’occasione e lodò in particolar modo «le quattro squadre di azione di Trasacco, compiacendosi dell’organizzazione con il centurione Capitano Gino Marcellitti, anima di tanto risveglio». 

La squadra femminile era comandata dalla «signorina Anita D’Orsaneo […] Tra le più simpatiche camice nere spicca Guido Tommasone, Luciano Nemesio, il dott.Pojer Di Schio, un fascista pieno di fede, l’avv.Romolo Retico, Guido Marcellitti e infiniti altri». In seguito, terminata l’ispezione, un imponente corteo sfilò per le vie principali di Trasacco, seguito dall’amministrazione comunale e dalla «popolazione festante». Nella piazza centrale, fornita di apposita tribuna per accogliere le massime autorità del partito, cominciò la cerimonia «della consegna della bandiera». Il «sacro simbolo» passò dalle mani del centurione Marcellitti in quelle della signorina Elena Calabrese al grido unanime di: «Eia eia eia, alalà!». Il centurione trasaccano, vivamente acclamato dalla folla, rivolse parole d’incoraggiamento e ammirazione alle giovani fasciste, mostrando la bandiera «tessuta idealmente dalle donne di Trasacco che vi posero tra le pieghe scintille che non si spengono, voci che non si sperdono, divinazioni che non falliscono». Successivamente, fu invitato a salire sul palco l’alfiere Giuseppe Bellotta, mentre il capitano gli apostrofò con voce altisonante: «A te è affidato questo retaggio di gloria, questo segno d’amore, sappi difenderlo fino all’ultima stilla del tuo sangue!». Prese poi la parola Serafino Ferri, segretario politico del fascio avezzanese, dicendo: «Fratelli di Trasacco! Oggi che l’Italia nostra è risorta, oggi che per opera della nostra vittoria si è schiusa alla Patria un’era salutare e feconda, noi sentiamo maggiormente il bisogno di essere lieti. E tali noi siamo partecipando a questa magnifica cerimonia cui prende così viva parte l’intera cittadinanza! Consegno a voi questo drappo, che è per noi duplice simbolo. Duplice perché mentre spicca nei tre colori sacri all’Italia, tiene nel mezzo il fascio e la scure, simbolo del partito nostro che ha per fine principale le fortune d’Italia. A voi, cortesi e gentili fanciulle di questa nobile Terra dei Marsi, che portate nelle nostre file tutto il profumo più dolce della vostra giovinezza, io vi porgo il saluto augurale del Fascio Avezzanese». Inoltre, fu la volta dell’avvocato De Simone che, con un breve ma efficacissimo discorso, affermò la necessità di cessare subito la lotta tra i partiti locali e di: «unirsi in un solo pensiero, in una sola idea intorno al partito fascista». Il dottor Giuseppe Petrei, appena salito sul palco, ricordò infine episodi gloriosi della passata guerra sulle montagne del Carso e del Trentino, dove caddero parecchi «eroi» marsicani.

Terminati i discorsi inneggianti alla «Patria risorta», venne finalmente bruciata la bandiera rossa presa in casa D’Amato, tra l’esultanza della popolazione. Il giornalista Armando Palanza, redattore dell’intera cronaca, così terminò il dettagliato resoconto della giornata: «dopo il saluto al Re, a Mussolini, rivolto dall’avv. De Simone, gli squadristi si sciolsero al canto di Giovinezza; ad essi venne offerto un rinfresco nella sede del Fascio» (7). 

Nella prima metà di dicembre, il sindaco di Trasacco (Venditti), fu costretto anche lui a dimettersi e la giunta nominò l’avvocato Tullio Di Pietro, raccomandato dal capitano Marcellitti all’onorevole Alessandro Sardi, come «uomo di fiducia del Fascio» (8).

  NOTE

  1. R.Colapietra, Fucino Ieri, 1878-1951, Stabilimento roto-litografico «Abruzzo-Press», L’Aquila, ottobre 1998, pp.127-128
  2. C.Felice, Azienda modello o latifondo? Il Fucino dal prosciugamento alla riforma, in «Italia Contemporanea», dicembre 1992, n.189, p.657.
  3. E.Puglielli, Abruzzo Rosso e Nero, Centro Studi Libertari, Camillo Di Sciullo, Chieti 2033, p.77.
  4. Tutte le vicende sono riscontrabili in: Archivio Centrale dello Stato, Ministero Interno, Direzione Generale, Pubblica Sicurezza, Serie 1914-1926, b.42. Gli episodi narrati sono riportati anche nei telegrammi del prefetto Sallicano e del sottoprefetto Sannini, cfr., R.Colapietra, cit., p.128.
  5. Il Risorgimento d’Abruzzo, Anno IV – Num.266-Roma, 16 Novembre 1922, Corriere di Trasacco, p.3.
  6. Ibidem.
  7. Il Risorgimento d’Abruzzo, Anno IV – Num.269, Roma, 26 Novembre 1922, La indimenticabile festa di Trasacco.
  8. Ivi, Anno IV – Num. 274 – Roma, 14 dicembre 1922, Il nuovo sindaco di Trasacco.