La Madonna della Libera, una fede che valica il tempo



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Nel ridente paese di Pratola Peligna, ogni anno la prima domenica di maggio si venera e si festeggia la Madonna della Libera. L’origine del culto verso Maria, madre di Cristo, trae le sue radici dal leggendario ritrovamento di un quadro raffigurante la Vergine che protegge i devoti racconti sotto il suo manto, tra i quali il papa Celestino V. Il rinvenimento del dipinto si attribuisce ad un popolano di nome Fortunato che nel 1500 circa, per sfuggire alla pestilenza, si rifugiò tra i ruderi di un’antica chiesetta campestre nella borgata Torre, alle falde del monte Cerrano.

Addormentatosi sognò una donna bellissima, vestita di rosso e con un lungo manto celeste che si presentò come “Liberatrice” e che gli assicurò l’immunità dalla pestilenza per lui e per il popolo di Pratola. Fortunato, svegliatosi stupito, intravide tra le macerie un occhio che l’osservava; scavò e trovò il quadro. Egli, esclamò meravigliato “Madonna liberaci”. Quando il popolo venne a sapere dell’accaduto accorse in massa e si raccolse in preghiera. A quel punto nacque una contesa tra sulmonesi e pratolani, su dove portare il quadro. Si decise di affidare ai buoi la scelta, così i sulmonesi legarono sette paia di buoi al carro che però non si mosse. Ne bastarono solo due per far dirigere il carro verso Pratola.
I buoi si fermarono rifiutandosi di proseguire dove ora sorge il Santuario. Nel 1540 venne edificata una cappella e rinnovata in seguito nel 1587. Il dipinto subì un restauro nel 1855 ed un altro nel 1952.
La cappella fu ben presto insufficiente ad accogliere tutti i fedeli e nel 1851 venne benedetta la posa della prima pietra del Santuario che ancora si erge verso il cielo. Tutto il popolo contribuì alla realizzazione della chiesa, come il parroco dell’epoca che si caricò sulle spalle le pietre dalle falde del monte Morrone fino a Pratola. Non si conosce con precisione la data della conclusione ma si può porre intorno al 1860. Da allora ad oggi la fede per la Madonna della Libera non è mutata.

Un ruolo importante e ormai storico nelle cerimonie che precedono la festa religiosa, ha la compagnia di Gioia dei Marsi, che parte da proprio paese la mattina del venerdì e, dopo aver attraversato a piedi Venere dei Marsi, Pescina, Forca Caruso, Goriano Sicoli e Raiano, giunge a Pratola nel tardo pomeriggio e viene accolta dalle autorità civili e da una folla festante alle porte del paese. All’entrata della chiesa i fedeli si mettono in ginocchio e arrivano all’altare principale del santuario dove baciano la pietra. Il congedo della compagnia c’è la domenica mattina presto. Durante tutto il giorno di domenica i fedeli si mettono in fila per baciare la statua della Madonna della Libera e dopo la processione ognuno torna al proprio paese. Questa antica devozione, almeno nel mio caso, mi è stata tramandata da mio nonno che ebbe un incidente, ancora fanciullo, nel giorno della Madonna della Libera e si salvò la vita per miracolo. Da allora lui non ha saltato un anno, in bicicletta, in treno, in motocicletta e per ultimo in automobile è sempre andato e con lui tutta la famiglia. Adesso che mio nonno non c’è più noi nipoti continuiamo questa tradizione di devozione e la trasmettiamo alle nuove generazioni e come dice mio figlio” bisogna mantenere le tradizioni perché sono la nostra storia.”




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