La Legge Acerbo e le elezioni politiche per la XXVII legislatura (6 Aprile 1924)

Mentre l’estremismo degli intransigenti, le minacce e la violenza perpetrata dai caporioni fascisti seguitava ad intimorire gli avversari politici, suscitando allarmi e preoccupazioni del prefetto dell’Aquila e del generale De Bono, la dissidenza fascista «strettamente connessa ai contrasti e alle lotte interne al fascismo per il potere locale tra vecchi e nuovi fascisti, tra rinnovatori e rivoluzionari» (1), assunse sfaccettature polemiche durante il dibattito sul disegno di legge Acerbo. 

Da questa visione generale, possono rilevarsi ancora una volta gravi episodi dell’estremismo fascista nella Marsica, tra cui: il sequestro forzato degli anarchici di San Benedetto da parte delle solite squadracce locali, poi gettati nelle acque gelide del fiume Giovenco; l’uccisione di Francesco Tomei avvenuta presso Celano e la rottura delle insegne del fascio nella sezione combattenti di Morino, avvenimenti puntualmente comunicati alla Pubblica Sicurezza e poi trasmessi al «Gabinetto del Ministero degli Interni» (2). 

Tra l’altro, occorre sottolineare che sino a quel momento (gennaio 1924), il nome di Camillo Corradini, figurava ancora tra i nominativi dei «Consiglieri di Stato», su proposta «di S.E.Mussolini, Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri» (3). 

A partire da queste ultime notizie e per un inquadramento generale degli avvenimenti marsicani, riscontriamo anche la morte del conte Tommaso Resta della Torre, avvenuta il 22 gennaio, all’età di ottanta anni. Il municipio avezzanese, rese omaggio all’importante e potente personaggio (fondatore della Banca Marsicana), con manifesti di cordoglio che ricordavano tra l’altro all’opinione pubblica, la sua investitura a considerevoli cariche istituzionali, come dichiarò alle esequie lo stesso sindaco. Le condoglianze del presidente del Circolo dell’Unione profuse da Amorosi, quelle dell’Associazione Marsicana della Stampa (presidente Lanciani) e quelle dell’Associazione Industriali e Commercianti (presidente Corbi), si aggiunsero, durante la solenne messa funebre, ai discorsi del primo cittadino Ercole Nardelli, ben accolte dalla moglie, contessa Guadalupe Guerra e i figli Gaetano, Alessandro e Lello (avvocati), le figlie Elisa e Bianca (4).  

Nel mese di febbraio 1924, a dispetto degli anarchici ridotti ormai al silenzio dagli squadristi, si svolsero a San Benedetto dei Marsi le elezioni amministrative «in una perfetta comunione di fede e di amore». La propaganda fascista, con discorsi stucchevoli comunicò che il piccolo borgo: «da dieci anni si era astenuto dal mandare i suoi rappresentanti al Comune di Pescina, con l’avvento del fascismo al governo che ha riportato la Nazione nelle mani di una nuova classe dirigente, fidente in questo nuovo ordine di cose, è rientrato nella perfetta legalità per ottenere i suoi diritti e partecipare così alla vita pubblica portandovi tutta la sua operosità, tutta la sua fede non fatta di chiacchiere ma di amore e di stima». La lista, capeggiata dal ragioniere Francesco Tarquini, composta da tutti fascisti ed ex combattenti, aggregati dallo stesso ideale, ebbe una risultato unanime. Infatti, furono eletti i nuovi consiglieri: Francesco e Nicola Tarquini; Michele, Vincenzo, Ermellino e Orlando Di Genova; Cesare e Camillo Cerasani, Giuseppe Costantini, Giuseppe Di Donato, Alfredo Passante e Andrea Di Mascio (5).

Un ulteriore tassello da aggiungere al complesso contesto marsicano, non privo di intimidazioni, violenze, rappresaglie e «spiacevoli incidenti» accaduti agli avversari del fascismo locale (anche qualche squadrista rimase ucciso), sottolinea le nuove modifiche della legge elettorale e le elezioni politiche del 1924, che videro la fine inesorabile della carriera politica di Camillo Corradini, speranzoso, insieme a Giolitti, di un ritorno al sistema uninominale (democratici e liberali).

La Legge Acerbo e le elezioni politiche per la XXVII legislatura (6 Aprile 1924)
Giacomo Acerbo

Alla commissione per la riforma della legge, come abbiamo detto in precedenza, partecipò anche l’onorevole Raffaele Paolucci e, soprattutto, Giacomo Acerbo, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio «esperto in manipolazioni elettorali» (6).

In linea con questa concezione, lo storico De Felice conferma l’assunto, scrivendo: «che Mussolini volesse sostituire il sistema maggioritario a quello proporzionale», realizzando così un significativo mutamento a favore della revisione del sistema da far approvare regolarmente alle Camere (7).

Di fatto, entrambe le tesi furono lungamente discusse. Per tali ragioni, sin dal 1923, numerose riunioni del «Gran Consiglio», misero al vaglio l’approvazione della nuova legge elettorale, esaminata attentamente dagli stessi revisionisti della fazione, come pure dai maggiori giornali italiani e locali, dai partiti politici: democratici sociali, demo-liberali, popolari (sostenuti dalla Santa Sede), misti, repubblicani, socialisti unitari, socialisti massimalisti, agrari e comunisti. Mussolini «da buon tattico, si limitò a non impedire che la stampa e i propagandisti fascisti creassero quell’atmosfera di minaccia e di repressa violenza a lui sufficiente per raggiungere il suo scopo, senza impegnarsi personalmente in prese di posizione», che in seguito lo avrebbero messo in difficoltà con gli ambienti della destra cattolica (8). Infine, la legge Acerbo, ispirata al principio maggioritario, fu approvata il 22 luglio 1923, mentre lo scioglimento della Camera dei Deputati avvenne il 25 gennaio 1924, fissando le elezioni il 6 aprile 1924 con avvio dei comizi elettorali.

                       

La Legge Acerbo e le elezioni politiche per la XXVII legislatura (6 Aprile 1924)

Nel mese di febbraio, Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, scrisse che la compagine fascista, con due liste contrassegnate dal «Fascio Littorio», stava seguendo un «sereno svolgimento della lotta elettorale in Abruzzo», proponendo per la lista dei candidati Abruzzi e Molise, il nome di Luigi De Simone che: «Fin dagli anni difficili del 1919 e 1920 aveva organizzato i combattenti del suo circondario così da costituire il primo nucleo della resistenza antibolscevica. Nel 1921 i combattenti della Marsica per opera del De Simone si affermarono compatti sui nomi di S.E. Alessandro Sardi e on. Paolucci». Primo della lista degli aspiranti, anche il consigliere provinciale Ermanno Amicucci di Tagliacozzo, giornalista del Mattino e della Nazione, corrispondente del Piccolo, a cui si aggiunse Erminio Sipari (9).

Tutta «la Marsica fedelissima, con i candidati nazionali della lista di minoranza», accolse in seguito con entusiasmo l’ennesima visita di Alessandro Sardi, rappresentante della lista Nazionale Unificata, insieme ad Acerbo e Paolucci (10).

 

La Legge Acerbo e le elezioni politiche per la XXVII legislatura (6 Aprile 1924)

Cogliendo alcune sfaccettature molto interessanti per intuire meglio il momento, come specifica lo storico Giorgio Candeloro, non vi è alcun dubbio che: «La campagna elettorale fu caratterizzata da una grande quantità di violenze, intimidazioni e brogli compiuti dai fascisti con la complicità delle autorità governative» (11). All’interno di queste considerazioni, Gabriele De Rosa aggiunge: «le violenze personali e collettive, non riguardarono soli i fascisti dissidenti. Un po’ tutti gli oppositori ne furono vittime, in particolare i popolari e i democratici dell’opposizione costituzionale» (12).

All’interno di questa analisi l’avvocato socialista Palladini (già perseguitato dai fascisti avezzanesi), non mancherà di sostenere posizioni assolutamente coraggiose, scrivendo: «Certamente il sole non apparve all’alba di quel 1924 che fu oscuro e nefasto per tutti gli antifascisti che avevano già affrontato gli impari scontri ed i pericoli dei precedenti anni, ed erano schedati presso le questure, messi a disposizione delle squadracce fasciste, coperte da ogni impunità e assecondate dai questori, dai carabinieri e dai preti» (13).

 

NOTE

  1. R.De Felice, Mussolini il fascista. La conquista del potere, 1921-1925, Giulio Einaudi editore, Torino 2019, p.413.
  2. R.Colapietra, Fucino Ieri, 1878-1951, Ente Fucino, Stabilimento roto-litografico «Abruzzo-Press», L’Aquila, ottobre 1998, pp.144-145.
  3. Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, Anno VI – Num.388 – Roma, 17 Gennaio 1924. Per tutti i rapporti tra Corradini e Giolitti con altri esponenti liberali, si veda: G. De Rosa, Venti anni di politica nelle carte di Camillo Corradini, in «Rassegna di politica e storia», III (1957), n.29, pp.6-15; n.30, pp.17-32; n.31, pp.18-32.
  4. Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, Anno VI – Num.391 – Roma, 27 gennaio 1924. Un’ampia cronaca dei funerali riempie le pagine del giornale, a riprova dell’importanza del nobile casato avezzanese, ormai da tempo in piena sintonia con i fascisti.
  5. Ivi, Anno VI – Num. 393 – Roma, 3 febbraio 1924.
  6. F.Di Tizio, Raffaele Paolucci, Marino Solfanelli Editore, Chieti 1992, p. 127.
  7. R.De Felice, cit., p.518.
  8. Ivi, p.529. Cfr. Il Gran Consiglio nei primi cinque anni dell’Era Fascista, Partito Nazionale Fascista, Libreria del Littorio, Roma, 10 luglio 1927, pp.35-36.
  9. Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, Anno VI – Num.400 – Roma, 28 Febbraio 1924.
  10. Ivi, Anno VI – Num.406 – Roma, 20 Marzo 1924.
  11. G.Candeloro, Storia dell’Italia moderna. Il fascismo e le sue guerre, 1922-1939, Feltrinelli editore, Milano, Saggi, aprile 2002, p.64.
  12. G.De Rosa, Storia del movimento cattolico in Italia, II, Il partito popolare italiano, Bari Laterza 1966, pp.457 sgg. Cfr. R.De Felice, cit., p.583.
  13. P.Palladini, Cento metri di catene, Cartografital, Penne 1977, Il seme della libertà, p. 68.