LA Fondazione Carispaq da il via ad una campagna di sensibilizzazione per avere fiducia nel futuro e continuare a combattere responsabilmente una guerra non ancora finita



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La parola d’ordine è prudenza. Questo è il messaggio della campagna di comunicazione promossa dalla Fondazione Carispaq, con la consulenza scientifica dell’Istituto di Anestesia e Rianimazione dell’Università degli Studi di L’Aquila, per sensibilizzare le persone ad avere un comportamento civile, sicuro e di buon senso ed affrontare al meglio la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus.

La Fondazione Carispaq, nella sua campagna, ricorda quanto la popolazione aquilana sia stata già duramente colpita dal sisma del 2009 e come, con forza e coraggio, sia riuscita a risollevarsi. Il messaggio è un invito ad avere fiducia nel futuro e a continuare a combattere una guerra non ancora finita.

Continuiamo a stare uniti ma distanti, sostenendo al massimo gli operatori economici del territorio. Con la stessa forza e tenacia con la quale abbiamo superato la fase del post sisma, per ripartire di nuovo insieme con slancio e rinnovata fiducia nel futuro. La salute della nostra comunità assicurata dal servizio sanitario nazionale è da oggi anche nelle nostre mani, per questo siamo parte di un esercito che sta conducendo una guerra senza precedenti nella storia recente del nostro paese. Una guerra che non possiamo perdere.”

E’ intervenuto anche il Presidente della Fondazione Domenico Taglieri che ha voluto spiegare le ragioni della campagna di comunicazione“abbiamo voluto mandare un messaggio sull’importanza dell’attenzione da dare a questa ripresa. Siamo di fronte ad un nuovo periodo e ricominciano le attività però non dobbiamo dimenticare il rischio e il pericolo.  Abbiamo voluto concretizzare questo messaggio attraverso un video in modo che sia ben chiaro e rimangano ben in mente le cose che vanno fatte dal momento della riapertura e nel proseguo del tempo. Abbiamo fatto questo e non ci fermiamo. Torneremo dopo che avremo un quadro più  preciso dopo la riapertura”.