Inchiesta Santa Croce. I silenzi della Regione di cui nessuno parla



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Canistro. Gli operai della Santa Croce sono ancora lì. Davanti ai cancelli dello stabilimento di Canistro. “Da questo stabilimento le materie prime non usciranno”, dicono i lavoratori.

Da un lato ci sono loro, dall’altro c’è un imponente schieramento di forze dell’ordine coordinato dalla Prefettura dell’Aquila. Polizia e carabinieri presidiano l’area con decine di agenti che garantiscono l’ordine pubblico.

In Italia non è la prima volta che accade che durante una protesta “pacifica” ci si scaldi e gli animi si accendono. I poliziotti qualche volta mettono i caschi, è vero. Ma alla sera anche loro tornano a casa da mogli, figli e fidanzate. I manganelli rimangono al loro posto.

I giornalisti sul posto sono pochi. In realtà non ci sono quasi mai. In Abruzzo anche i cronisti sono tutti precari e qualche volta vengono pure insultati. Meglio cercare al telefono la mediazione di sindacalisti e di politici.

Il quadro che però ne viene fuori è quasi avvilente. E cioè che quasi nessuno capisca nulla di quello che sta accadendo a Canistro.

Nella ricostruzione accennata finora manca una parte. Quella di Camillo Colella.

A lui è stata revocata la concessione delle acque quindi già da circa un anno non avrebbe più potuto prendere e imbottigliare acqua. L’acqua è stata fermata solo ed esclusivamente da un sequestro penale che con la Regione “non c’entra”. Parte dalla Procura.

L’imprenditore dopo il sequestro, in un comunicato stampa, ha comunque fatto sapere: “Noi siamo organizzati per assicurare il rispetto degli impegni presi con clienti e fornitori attraverso i depositi e le scorte e anche altri stabilimenti” e “la Santa Croce non chiude e continuerà a mantenere con puntualità gli impegni con clienti e fornitori anche delocalizzando l’attività in altri siti produttivi”.

Il fatto di cui quasi nessuno parla è un altro però. Colella l’acqua non la può prelevare più. Ma solo da qualche giorno. E non perché è stata la Regione di fatto a bloccarne la captazione ma perché dopo un’informativa dei carabinieri di agosto è nata una inchiesta, diciamo una “nuova inchiesta” che ha fatto scrivere il pm Roberto Savelli. Il procuratore della Repubblica ha redatto un decreto di ordinanza e sequestro con cui i carabinieri della compagnia di Tagliacozzo, per la prima volta, hanno materialmente chiuso le valvole e per la prima volta, di fatto, è stata bloccata l’acqua che entra allo stabilimento. Per cercare valvole, contatori e pozzetti, gli inquirenti sono stati nello stabilimento e nelle aree adiacenti per circa 12 ore.

Quando i carabinieri sono entrati nello stabilimento la valvola dell’acqua era aperta. Il sensore del misuratore della portata era stato staccato e quindi non segnava l’erogazione dell’acqua. Il contatore una volta riattaccato funzionava. Era il sensore che era stato tolto e quindi i militari hanno accertato che nonostante il divieto di prelevare l’acqua nello stabilimento l’acqua ha continuato a scorrere e ad essere imbottigliata.

Nel frattempo in Comune si è tenuta una formale cerimonia di riconsegna delle chiavi della sorgente da parte della Santa Croce.

Iris Flacco, la dirigente regionale che ha seguito la vicenda ha redatto un verbale poi finito in procura. Alla richiesta al responsabile della società di permettere ai funzionari di leggere i contatori ha avuto un diniego. Il contatore, infatti, si trova all’interno della proprietà della Santa Croce e quindi non si può entrare.

Colella dice: “Chiudeteli voi i rubinetti. Sono fatti vostri come lo fate”. La Regione cosa risponde? Non entra. Poi c’è la storia del bando della concessione. La Flacco e Faieta (andato in pensione ad agosto) sono stati già sentiti dai militari dell’Arma. Come è stato fatto quel bando a cui ha partecipato solo Colella e una ditta a conduzione famigliare di Avezzano? Perché il Comune non è stato interessato tanto che con due propri avvocati ha avviato diversi ricorsi al tar per essere stato di fatto tirato fuori dalla vicenda? Il bando è stato redatto secondo la legge? Questa però è un’altra storia.

La vicenda della captazione delle acque nonostante la diffida a farlo è passata nelle mani delle forze dell’ordine e sono subentrati i carabinieri e la procura. Il reato ipotizzato è danneggiamento. La vicenda ha carattere penale. Colella ha già detto che però farà ricorso al Riesame e tra giorni potrebbe comunque configurarsi l’ipotesi di un dissequestro.

La vicenda legata invece a quello che ha fatto o meno la Regione è di carattere amministrativo. I carabinieri hanno fatto un sequestro di carattere probatorio. La Regione di fatto non ha mai chiuso i rubinetti. Nelle interviste rilasciate alla stampa locale dei politici questo aspetto, però, non è mai stato trattato. Perché?

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Da sottolineare ora c’è l’aspetto degli operai che vantano crediti fatti di stipendi, ritenute e ammortizzatori sociali. Ieri al tavolo della Regione saltato perché Colella si è alzato e se n’è andato si è parlato di questo ma anche del fatto che l’imprenditore vuole le “materie prime”. Finora non è stato possibile prenderle. Gli operai l’hanno impedito.

Le notizie dell’ultim’ora sono che i lavoratori fuori dallo stabilimento hanno appena saputo che Colella non si presenterà di nuovo alla Regione. Lui vuole bottiglie, bobbine e etichette. Gli operai temono che voglia portarle nel suo stabilimento del Molise. Ancora una volta la domanda è? Ci riuscirà? Vuole portale lì? E perché?

 

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