In ricordo di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Luco dei Marsi – Nella giornata del 24 maggio è stato dato il nome ad un parco della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin uccisi nel 1994 a Mogadiscio, in Somalia. I due inviati della RAI oltre a raccontare la tragica situazione di Mogadiscio durante il ritiro delle forze di pace, avevano scoperto e documentato un traffico illecito di armi e di rifiuti tossici che coinvolgeva, purtroppo, anche il nostro Paese. Benché ancora dell’oscura vicenda non si conoscano i mandanti né le modalità della morte, entrambi sono stati insigniti con la medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica per la professionalità, ispirata ad una comprovata meritocrazia, e soprattutto per la tenacia, l’impegno e la perseveranza con la quale hanno condotto le inchieste. Nonostante la continua esposizione a pericoli, ricatti e minacce a loro spetta il merito di aver difeso la libertà d’informazione tutela dall’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione” inoltre in una società democratica ”la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure”.

Ancora oggi si muore per aver testimoniato eventi scomodi ai signori della guerra, ai detentori del potere politico ed economico, ai gestori della globalizzazione. Di fronte a queste situazioni il problema del cittadino è poter distinguere l’informazione corretta dalla disinformazione tramite la pluralità dei mezzi di comunicazione di massa. Soprattutto i giovani devono essere educati, nel rispetto della libertà altrui, di avere la propria opinione tramite la costruzione del pensiero critico. Chi apprende una notizia ha il diritto di pretendere che sia vera tramite il distacco tra il fatto riportato e l’eventuale commento del giornalista. Ebbene egli può riferirle, a patto che non le confonda con la realtà dei fatti perché in tal modo ostacolerebbe la comprensione della verità. Noi adulti abbiamo il difficile compito di educare le nuove generazioni alla ricerca incessante della verità come monito per la costruzione di una coscienza civile responsabile nell’interesse generale, il bene comune e la res publica. Se la società odierna spesso scredita e delegittima i giornalisti liberi e imparziali nella visione gerarchica e piramidale fondata sul lucro, non mancano, fortunatamente, esempi di vita eroica, che fanno quotidianamente e in ogni parte del mondo, del loro lavoro una teologia così vitale da morire per l’onore e la dignità. Portare alla luce un’informazione corretta, completa e pluralistica significa smascherare inganni, vizi e imbrogli tramite il valore pedagogico della “Divulgazione”. Come diceva Martin Luther King: “Le nostre vite finiscono quando taciamo di fronte alle cose davvero importanti”. In tal senso il giornalista ”D’assalto” esalta l’essenza dell’esistenza opponendosi a chi usa le parole per manipolare i fatti e infine tutta la memoria collettiva.

Ho voluto terminare tale ricordo con i versi scritti da Aldo Nove per il ventennale della morte di Ilaria Alpi: “…Mi chiamo con continuo scandalo, il mio nome genera scompiglio. Le cose non sono mai quelle che sembrano. Ricordate, ricordatemi. Mi chiamo Ilaria Alpi, sono morta il 20 marzo 1994”.

Ma l’esempio dei grandi è imperituro perché vive in quelli che verranno dopo dice a proposito Jean Piaget “…Non è impossibile che, il giorno in cui gli scolari impareranno a pensare e leggeranno i giornali con spirito di discernimento e di critica, i popoli stessi saranno meno disposti a farsi condurre precisamente come scolari”.