Il tricolore dal cielo in piazza Risorgimento ad Avezzano



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Avezzano – Oggi ricorre l’anniversario della liberazione d’Italia, una grande folla in piazza Risorgimento con il naso all’insù ha ammirato il tricolore venire giù dal cielo. Uno spettacolo emozionante in una giornata dedicata alla memoria, in cui si festeggia la fine dell’occupazione nazifascista, avvenuta il 25 aprile 1945, a conclusione della Seconda guerra mondiale. In piazza sono presenti molte autorità politiche, civili e religiose della città di Avezzano insieme a rappresentanti del governo Regionale. Dopo l’arrivo al suolo, l’enorme bandiera è stata distesa in tutta la sua grandezza al centro della pizza dove sostenuta da una decina di volontari, ha “incorniciato” in maniera suggestiva le note dell’inno di Mameli eseguite nel rispettoso silenzio delle centinaia di persone presenti.

Perchè il 25 aprile:

Fu scelta questa data perché il 25 aprile del 1945 furono liberate le città di Milano e Torino ed a seguire le altre città italiane dopo venti anni di dittatura fascista. La data rappresenta, simbolicamente, l’inizio di un percorso che sfocerà nel referendum del 2 giugno 1946 per scegliere la futura forma di governo (tra monarchia e repubblica), la formazione della Repubblica e la stesura della Costituzione italiana.

Fu dichiarato, per la prima volta, giorno festivo nel 1946, con validità solo per quell’anno. Nel 1949 fu promulgata una legge che rese il 25 aprile a tutti gli effetti un giorno festivo. Molte città italiane ricordano questa data organizzando manifestazioni, cortei ed eventi.

Il tricolore dal cielo in piazza Risorgimento ad AvezzanoPer ogni foto, per ogni scatto, ci sono sempre persone vere. La loro vita e la loro morte.
Ma qui c’è qualcosa di più. C’è il dolore di un paese, con tutti i tutti i significati necessari. Qui c’è la verità della Grande guerra Patriottica.
In questa cornice, due modi di pensare alla vita, due modi di mostrare il proprio coraggio. I popoli non sono mai avulsi dalla storia, anzi sono i principali protagonisti.
Non sappiamo quale fosse il loro nome di questa Madre e di sua figlia Non sappiamo dove sono sepolti, e se sono sepolti.
Ma li ricordiamo. E se dimentichiamo, allora tutto è stato invano.

Fernando Crucitti

Quello che accadde prima del 25 aprile
Nei primi mesi del 1945 c’erano diverse decine di migliaia di persone, per lo più partigiani, che combattevano contro l’occupazione tedesca e la repubblica di Salò nell’Italia settentrionale, con una discreta organizzazione dal punto di vista militare. A sud della Pianura padana nel marzo del 1945 c’erano molti soldati occupanti, raccolti per cercare di resistere all’offensiva finale degli Alleati, che si intensificò a partire dal 9 aprile (in una zona a est di Bologna) lungo un fronte più o meno parallelo alla via Emilia. L’offensiva fu da subito un successo, sia per la superiorità di uomini e mezzi degli attaccanti che per il generale sentimento di sfiducia e inevitabilità nella sconfitta, che si era diffuso tra i soldati tedeschi e i repubblichini, nonostante le volontà delle massime autorità tedesche e fasciste di continuare la guerra fino all’ultimo.

Il 10 aprile il Partito Comunista diffuse a tutte le organizzazioni locali con cui era in contatto la “Direttiva n. 16”, in cui si diceva che era giunta l’ora di «scatenare l’attacco definitivo»; il 16 aprile il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, di cui facevano parte tutti i movimenti antifascisti e di resistenza italiani, dai comunisti ai socialisti ai democristiani e agli azionisti, cioè i membri del Partito d’Azione) emanò simili istruzioni di insurrezione generale. I partigiani organizzarono e avviarono attacchi verso i centri urbani. Bologna, ad esempio, fu attaccata dai partigiani il 19 aprile e definitivamente liberata con l’aiuto degli alleati il 21.

Il 24 aprile 1945 gli alleati superarono il Po, e il 25 aprile i soldati tedeschi e della repubblica di Salò cominciarono a ritirarsi da Milano e da Torino. A Milano era stato proclamato, a partire dalla mattina del giorno precedente, uno sciopero generale, annunciato alla radio “Milano Libera” da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, allora partigiano e membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).

Le fabbriche furono occupate e presidiate e la tipografia del Corriere della Sera fu usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria. La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandonò Milano per dirigersi verso Como (sarebbe stato poi catturato dai partigiani due giorni dopo e ucciso il 28 aprile). I partigiani continuarono ad arrivare a Milano nei giorni tra il 25 e il 28, sconfiggendo le residue e limitate resistenze. Una grande manifestazione di celebrazione della liberazione si tenne a Milano il 28 aprile. Gli americani arrivarono nella città il 1° maggio.



Redazione Contenuti

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