Il Sindaco Di Paolo sui casi di Covid a Canistro «Gli interessati sono stati posti in isolamento al terzo piano della struttura che li ospita.»

Canistro – «Noi abbiamo illustrato le nostre ragioni.» Queste le parole di Angelo Di Paolo dopo essere stato adito dalla Commissione per la Sicurezza e l’Immigrazione. «Personalmente non ne faccio una questione politica, ma il governo, prima di scaricare sui sindaci un problema di tale portata sanitaria, dovrebbe garantire l’esecuzione dei tamponi con relativi esiti. Noi da parte nostra, già ci facciamo carico delle preoccupazioni dei cittadini che in questi mesi si sono sacrificati per scongiurare il contagio.»

Sta dicendo che la leggerezza con cui sono stato inviati questi rifugiati rischia di rendere vani i sacrifici fatti dai cittadini con le disposizioni imposte sul distanziamento?

«La Asl mi aveva scritto che dai primi test sierologici fatti, non erano stati riscontrati casi di positività. Abbiamo visto invece che due profughi, dopo essere arrivati qui, alla prova tampone, sono risultati positivi al Covid.»

Ora queste due persone sono in isolamento?

«Qui a Canistro il problema persiste perché la struttura che ospita queste persone è costituita da tre livelli, in uno di questi alloggiano i due ragazzi risultati positivi al tampone ma di fatto convivono insieme agli altri che sono arrivati con loro, quindi il tema della diffusione del contagio resta.»

Nella struttura erano già ospitate altre persone?

«Si ci vivevano già 20 persone e ne sono arrivati altri 15. Il Prefetto mi aveva parlato di cinque ma poi ne sono arrivate 15. In ogni caso le persone che già vivevano nella struttura non hanno mai creato problemi. L’immobile che li ospita è di proprietà di Colella mentre il soggetto che gestisce la struttura è una società privata.»

Dalle ricerche di TerreMarsicane risulterebbe essere la Eureka S.r.l. un’Impresa Sociale nata nel 2015 che si occupa di progettazione e gestione di servizi socio-assistenziali-educativi di carattere residenziale attraverso la gestione diretta di proprie e altrui strutture. Questo è quanto riportato sul loro sito internet.

Ha avuto modo di sentire i referenti della società che gestisce la struttura di accoglienza?

«Ho parlato con i responsabili e mi sono reso conto che c’è un primo grande problema di integrazione dovuto alla barriera della lingua. Nessuno degli ospiti parla l’italiano. Alcuni di loro stanno qui da 2/3 anni ma nessuno parla italiano.»

Ma come la passano la giornata?

«Questo è l’altro grande tema perché di fatto, non fanno nulla. A me chiesero di essere impiegati in qualche attività ma io non ho alcun potere di decidere nulla. C’è una struttura che li segue e che dovrebbe instradarli in qualche modo. Intanto dovrebbero poter imparare l’italiano credo.»

Cosa fa questa società per impegnare queste persone?

«La società che gestisce la struttura lamenta l’esiguità delle risorse finanziarie che vengono messe a disposizione, che a loro dire non sarebbero sufficienti a investire in un minimo di formazione. Quindi siamo al punto di partenza. Una volta avvenuti gli sbarchi, si rischia di lasciare queste persone a bivaccare per anni all’interno delle strutture di accoglienza.»

Secondo Di Paolo occorre avere la consapevolezza che i fenomeni migratori sono un fatto naturale dell’umanità. «Ci saranno sempre.» dice, e aggiunge «Sul piano esclusivamente personale mi sono attivato per metterli nelle condizioni di poter vivere in maniera dignitosa ma come Sindaco non posso fare nulla salvo prendermi le responsabilità come autorità sanitaria e sul tema della sicurezza.»

«Nei casi di covid che si sono verificati, gli interessati sono stati posti in isolamento al terzo piano della struttura che li ospita, ma non stanno in camere singole, stanno insieme agli altri. Presumo possano esserci altri contagiati fra loro.»

Ma la società che gestisce la struttura non ha il compito di salvaguardare gli altri?

«So che hanno mandato uno staff di persone a controllare che questi rispettino le disposizioni per l’isolamento. In ogni caso sul terzo piano, i due contagiati stanno con gli altri. Il personale della società controlla che non si incontrino con quelli che stanno nei due piani sottostanti e che non escano e se ne vadano in giro. Il rischio però resta, perché parliamo di un’unica struttura dove stanno 35 persone.»

Non sembra una situazione semplice.

«Per loro questo modo di vivere non è la soluzione, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare. Non c’è dignità a vivere in questo modo. Se a queste persone si vuol dare un’opportunità di integrarsi e costruirsi un futuro non lo si fa certo in questo modo.»

Voi Sindaci, da un lato avete il problema di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, dall’altro quello dell’emergenza sanitaria e della sua gestione.

«Già, il cittadino finisce col prendersela col Sindaco che però non ha alcun potere di opporsi a scelte fatte dal governo che poi le attua attraverso i prefetti. Il Sindaco non può fare il poliziotto ma deve assumersi la responsabilità di tenere questi rifugiati cercando di gestire al meglio la sanità pubblica.»

Cosa ha detto al Prefetto?

«Gli ho scritto chiedendo che vengano assunte tutte le decisioni necessarie a salvaguardia della salute pubblica, per garantire il rispetto delle disposizioni inerenti l’isolamento dei positivi al covid e la quarantena per gli altri. Certo non lo posso fare io con i miei consiglieri, e fra l’altro, non ho neanche i vigili, quindi devo ricorrere alle forze dell’ordine ma non è che le comando io, loro rispondono al ministero dell’Interno, al Prefetto.»

Durante l’audizione in commissione non è emersa alcuna particolare novità?

«Ci hanno convocato e ci hanno ascoltati, ma oltre questo non possono fare altro. Come Sindaci abbiamo chiesto loro di interfacciarsi col Prefetto e col Governo centrale per cercare di darci una mano. Bisogna si sappia, che noi sindaci ci ritroviamo disarmati rispetto a situazioni del genere.»