Il rispetto della dignità della persona tramite l’educazione alla legalità, concluso il progetto degli studenti del Croce



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Avezzano. ‘Educazione alla legalità’. È intorno a questo tema che alcune classi del Liceo delle Scienze Umane Croce di Avezzano hanno preso parte ad un incontro-dibattito svoltosi nella sala dell’ex Arssa e che ha visto intervenire numerose personalità impegnate da anni nella lotta alla criminalità.

Curato in tutte le sue fasi dai docenti Paola Colagrande e Isaia Cipollone, con la supervisione della preside Rossella Rodorigo, il progetto si è concluso con una conferenza a cui hanno presenziato il funzionario di polizia Alessio Cesareo (per tanti anni dirigente del commissariato di polizia di Avezzano) e il giudice Stefano Gallo, componente della Direzione Distrettuale Antimafia di L’Aquila.

Insieme a loro è intervenuta all’evento l’avvocato Federica Marinucci, esponente di Libera. Davanti ad un uditorio attento, con la presentazione della professoressa Mafalda Di Berardino e il saluto del sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, il dottor Cesareo ha ripercorso gli ultimi decenni di una lotta alla criminalità, in specie quella mafiosa, che ha visto lo Stato pagare un pesante tributo di sangue, fino alle stragi del 1992, costate la vita a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e agli agenti delle loro scorte. Nel corso del suo intervento Cesareo ha poi ricordato come l’apporto dei collaboratori di giustizia abbia rappresentato un momento essenziale nella lotta alla mafia, fino a quel maxiprocesso che -voluto da Falcone, Borsellino e gli altri giudici del pool antimafia- sancì l’importanza di considerare il fenomeno mafioso in una visione d’insieme. Cesareo ha ancora sottolineato come ormai i fenomeni malavitosi legati alla criminalità organizzata vadano considerati e combattuti a livello transnazionale, dotando le legislazioni dei diversi Stati di strumenti d’azione e di indagine comuni.

Una disamina a largo raggio che ha ricordato anche la drammatica stagione del terrorismo e quella dei sequestri di persona. Anche il giudice Gallo, nel suo intervento, ha rimarcato la centralità dell’opera di Falcone e Borsellino nell’azione di contrasto alla mafia, sottolineando come lo scambio di informazioni ed un lavoro sinergico siano alla base del lavoro svolto dalle diverse direzioni distrettuali antimafia.

A chiudere l’interessante momento di confronto e riflessione l’intervento della dottoressa Marinucci, di Libera, che ha ricordato il lungo iter, a partire dalla legge Rognoni-La Torre del 1982, che ha infine condotto alla legge 109 del 1996, sul riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Ad oggi sono 550 le realtà che gestiscono, in Italia, i beni confiscati alle mafie.

Al termine degli interventi ha avuto luogo un dibattito in cui i ragazzi, accompagnati dai dicenti Angela Ciccarelli, Daniela Clementi, Maurizio Cichetti e Patrizia Ridolfi, hanno rivolto alcune domande ai relatori.

“La società contemporanea non propone modelli credibili, pertanto i  ragazzi si trovano sempre più spesso nell’impossibilità di avere delle figure di riferimento in cui potersi identificare. Ciò può causare smarrimento e solitudine, provocando evidenti situazioni d’isolamento e una forte tendenza all’individualismo o alla devianza”, commentano Colagrande e Cipollone, i docenti che hanno curato il progetto, “in questo la scuola deve aiutare i ragazzi ad assumersi delle responsabilità, ricordare loro che chi cresce può sbagliare, ma esiste la redenzione, deve sviluppare in loro la coscienza civile e la convinzione che la legalità è la strada privilegiata e che, laddove ci sono partecipazione, cittadinanza, diritti, regole, valori condivisi, non ci può essere spazio per la criminalità. Promuovere la cultura della legalità nella scuola significa educare gli alunni al rispetto della dignità della persona umana, attraverso la consapevolezza dei diritti e dei doveri, con l’acquisizione delle conoscenze e l’interiorizzazione dei valori che stanno alla base della convivenza civile”.

Una giornata che ha permesso agli studenti del Croce di riflettere criticamente su fenomeni che, seppur combattuti con forza negli ultimi decenni, sono ancora lontani dall’essere completamente debellati.




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