Il Pd “perde” anche in Provincia, si candida solo per l’opposizione. Lo sfogo sui social di Di Battista



Condividi su facebook
Condividi
Condividi su whatsapp
INVIA
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email
Condividi su print
Stampa

Capistrello. Le elezioni amministrative in tre città come Avezzano, Pratola Peligna e L’Aquila hanno decretato una sconfitta clamorosa del Partito Democratico. Una sconfitta ammessa dallo stesso governatore della Regione, Luciano D’Alfonso, che esprimendo le sue perplessità ha dichiarato di dover “decodificare” il segnale.

Nell’Aquilano, giusto il tempo di “metabolizzare” i grandi “ribaltoni” e arrivano le elezioni Provinciali. Domenica gli amministratori comunali andranno al voto e sceglieranno il nuovo consiglio e il nuovo presidente. La sorpresa, dell’ultimo minuto, è stata che in Provincia lunedì mattina si è presentato Mario Quaglieri, sindaco di Trasacco e aspettava le firme raccolte da Paolo Federico (sindaco di Navelli) e Quintino Liris (vicesindaco L’Aquila), ma nessuno si è presentato. Perché forse a sua insaputa, un “accordone” c’era già, ed era quello per sostenere la sola candidatura di Angelo Caruso, il sindaco di Castel di Sangro.

Per lui, oltre alla Destra del consigliere regionale Emilio Iampieri, al cui fianco ha di nuovo lavorato alacremente il consigliere provinciale Gianluca Alfonsi, al suo terzo mandato, si è attivato anche l’assessore Andrea Gerosolimo. E si sa, Gerosolimo vuole, Gerosolimo ottiene.

Così, nonostante le firme raccolte in una parte della Marsica e della Valle Peligna, a Quaglieri non è rimasto altro che ritirarsi.

Per la Provincia, così, il candidato presidente sarà uno solo, il sindaco di Castel di Sangro, che si è già detto pronto a rimboccarsi le maniche e cominciare a lavorare. Non è ancora ben chiaro come, considerata l’agonia a cui sono destinate le province, alle quali -non è un mistero- non rimane nemmeno un euro, a discapito delle Regioni.

Cosa ha fatto il Pd alle provinciali? Chi si aspettava una presa di forza in modo che la perdita dei voti non comportasse anche una “perdita della faccia”, sarà sicuramente rimasto deluso. Il Pd, infatti, ha presentato una sua lista ma senza l’indicazione di un presidente. Di fatto si è autocandidata solamente per un’opposizione. Prima della lista, si era addirittura parlato di un accordo tra il segretario provinciale Mario Mazzetti e la destra aquilana. Accordo mai smentito.

Su quanto accaduto è arrivato lapidario il commento di diversi politici militanti delle fila della Sinistra marsicana in generale ma anche nello specifico dello stesso Pd.

Su Facebook ha già conquistato tanti click il post lasciato da Alfio Di Battista, ex segretario del Pd di Capistrello:

Il Partito Democratico rompe le righe?

Il segretario provinciale del PD rivendica il merito di aver presentato una lista di bandiera alle elezioni provinciali ma senza un candidato presidente. Bene, bravo, bis.

Dice che il suo partito avrebbe potuto allearsi con la lista che sostiene Caruso ma l’assemblea ha rifiutato all’unanimità di farlo. Secondo lui il civismo sta distruggendo la politica abruzzese.

Alle componenti civiche alleate del PD rimprovera troppa disinvoltura nel seguire una linea in Consiglio Regionale e un’altra negli enti locali. Per questo motivo chiede un chiarimento urgente.

Affermazioni che tradiscono una situazione confusa nel Partito Democratico, dove l’analisi politica del voto non arriva nemmeno a fornire una diagnosi della realtà.

Si continuano confondere gli effetti del risultato elettorale con le cause che l’hanno determinato. Il rischio è lasciare vaste praterie proprio ai vituperati gruppi civici che si appropriano degli spazi lasciati dal PD.

La debolezza conclamata del PD in Abruzzo e nella provincia dell’Aquila è la debolezza di un’intera classe dirigente, stanca, senza idee e senza autorevolezza, tanto che la candidatura di Caruso ha perfino l’endorsement di Luciano D’Alfonso.

Nella lista di Caruso inoltre, sono stati candidati amministratori locali del PD, insomma, qualcosa non torna.

Se amministratoti iscritti al PD seguono linee alternative a quelle definite dal loro partito, delle due l’una; o la cosa è concordata e quindi vuol dire che il segretario sta recitando la sua parte in commedia oppure l’autorevolezza degli organi del partito, a partire da quella del segretario, è fortemente compromessa.

Una volta ci si sarebbe dimessi, oggi ci si limita a reggere l’Ombrellino.




Lascia un commento