Il laccio di San Cesidio, antichissima tradizione



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Il laccio di San Cesidio è stata un’antichissima forma di devozione legata al Santo Braccio del nostro Patrono. Per laccio si intendeva anche una fettuccia, avente la stessa funzione del primo. Esso veniva confezionato dai canonici della basilica, benedetto con il tocco della Sacra Reliquia e distribuito ai fedeli e pellegrini che visitavano la nostra chiesa. La ragione del loro confezionamento era dovuta al fatto che San Cesidio è protettore dal mal di gola e tramite l’applicazione al collo del laccio benedetto ci si proteggeva dal suddetto male, ma anche da atri mali dai quali il nostro Santo Patrono si ritiene sia protettore, come verso le partorienti, il mal di cuore, i morsi dei serpenti ed altro.

I lacci o fettucce venivano richiesti da ogni parte d’Italia, e non solo da semplici fedeli, ma anche da sacerdoti e vescovi. L’abate e i canonici di Trasacco avevano un gran da fare per venire incontro alle tante richieste provenienti dai numerosi paesi del circondario, ma anche da centri come Matera, Napoli, Sulmona, Chieti, Sora, Pescara, Milano, Reggio di Lombardia, Venezia, Roma, Bologna, Macerata, Foggia, L’Aquila, Rieti, Ancona, Loreto ed altre ancora. Talora, per fare fronte alle suddette richieste venivano incaricate appositamente delle donne con il compito di confezionare lacci o fettucce. La richiesta si estendeva per tutto l’arco dell’anno.

Fra Francesco da Morro dalle Marche, ad esempio, nel 1749 così scriveva all’Abate di Trasacco: “In congiuntura che l’anno scorso fui così a visitar il Glorioso S. Cesidio, V.S. mi fece il favore di passarmi alcuni lacci di seta al Braccio di detto Santo, quali nella provincia della Marca si tengono con particolare venerazione […] prendo anche quest’anno l’ardire di inviarle la qui annessa scatola con dentro dei lacci pur di seta acciò mi faccia la carità di passarli al Santo Braccio e poi riporre ogni pezzo nella sua carta distinta e colla scatola rimandarli al Signore Giambattista Facchinei…”.

Oltre a singoli lacci già confezionati, molte altre richieste erano corredate di un cordoncino o fettuccia non tagliati e arrotolati per tutta la loro lunghezza, con preghiera rivolta all’abate della basilica di benedirli con il tocco del Sacro Braccio e di rispedirli con un sigillo che attestasse l’avvenuta benedizione, da cui ognuno dei richiedenti, al ritorno dell’involto, confezionava i singoli lacci.

Anche diversi scrittori e storici danno testimonianza del laccio e delle sue proprietà taumaturgiche. Muzio Febonio, Abate di Trasacco dal 1631 al 1650, nella Vita di San Cesidio da lui scritta afferma: “…il nostro Signore Iddio a intercessione del suo Servo concede la grazia della sanità a coloro che si accostano alla Sacra Reliquia o per devozione di esso portano attorno al collo un laccio o cerchietto d’argento che in copia grande in simili occasioni ed alla giornata si distribuiscono ai devoti…”.

Lo storico Corsignani, vissuto tra il 1686 e 1751, nel De Viris Illustribus Marsorum sostiene: “…i lacci di seta benedetti dal sacerdote e consacrati dal tatto del Braccio del Santo sono miracolosissimi contro il mal di gola e contro gli animali velenosi…”.

Altra fonte che celebra l’importanza del laccio e delle sue guarigioni è lo storico Ferdinando Mezzadri nella sua opera “Memorie critiche istoriche della venerabile chiesa abbaziale collegiata e parrocchiale di San Cesidio”, del 1769.

Nel 1853 lo scrittore Mons. Domenico Bartolini nella sua opera “Dissertazione sopra l’Oratorio Antico di San Cesidio” scrive: “…Io stesso sono stato testimonio di alcune guarigioni istantanee di angine acutissime all’istante col cingere il collo dell’infermo con uno di quei cordoncini benedetti al contatto del Braccio di San Cesidio…”.

Poi, a partire dalla seconda metà del 1800, inspiegabilmente, la tradizione legata al laccio benedetto si è persa.
Nel 2000 è stato per la prima volta riconfezionato in occasione delle festività patronali. Lo stesso per altri 2 anni e poi nulla più.



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