Il costume maschile e femminile di Opi, il ricordo dello scrittore marsicano Andrea Di Marino



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Opi –  Lo scrittore e noto pubblicista marsicano Andrea di Marino ricorda i costumi delle genti d’Abruzzo e in particolare di Opi, suo paese di origine.    

Ecco il racconto.

Aspettavo questo intervento da parte di una donna, ma son passati 28 anni, che ”IL BORGHETTO“ racconta la nostra vita, quella vissuta dai nostri parenti ma, nessuno si è dedicato a cercare di illustrare il costume delle nostre genti, alle nuove generazioni, contrariamente a quanti hanno fatto i nostri paesi vicini e lontani.

Prima però di cercare di appurare quelle poche notizie o magari tante, rimaste nelle mente delle nostre genti, voglio provare a dare uno sguardo ai costumi degli altri paesi a noi vicini e lontani.

Prendiamo ad esempio la donna di Pietransieri, frazione di Roccaraso, forti e rigorose, come un tempo passato, che si prestavano ad inossare con onore gli abiti storici che hanno aiutato a formare l’identità della donna abruzzese.

Gli abiti si distinguono per la semplicità e la lunghezza della gonna fino alle caviglie, rimaste invariate dalla fine del settecento a fine metà novecento, per le donne contadine.

Inoltre non si può tralasciare di osservare ”le chiuoche” in opiano “ciocje” ai piedi e il fazzoletto piegato sul capo, anche se nella versione meno abbondante.

Il fazzoletto in opiano “i quadre”, da sempre, ha costituito un elemento caratterizzante dell’abbigliamento femminile che fungeva da protezione per il sole ma anche per mantenere i lunghi capelli.

I costumi nei diversi paesi e regioni, come quelli abruzzesi, sembra che facciano emergere maggiormente i tratti del territorio montuoso, forte e gentile.

Passiamo al costume di Scanno, molto famoso, conosciuto come uno degli abiti più belli d’Abruzzo.

Noi ci limitiamo a descrivere le gonne delle donne di Scanno. La gonna di color verde era indossata dalle donne che appartenevano a famiglie benestanti. La gonna rossa-scarlatta veniva indossata da donne che appartenevano a famiglie più modeste. La gonna rosso-gialla dalle donne appartenenti a famiglie artigiane. La gonna blu-turchina dalle donne e dalle figlie dei pastori.

Queste notizie le ho prese nelle varie pubblicazioni.

Poi dopo il 1806, con l’abolizione del feudalesimo e con il sentimento di uguaglianza, tutte le donne cominciarono ad indossare la gonna verde.

Ora facciamo queste domande, ma le facciamo a tutti quelli o quelle che sanno notizie circa il costume dalle donne di Opi, almeno fino agli anni 1950.

Le donne di OPI, come si vestivano? Usavano gli stessi criteri o si comportavano diversamente? L’abito giornaliero per la casa e quello festivo, come era? L’abito festivo veniva usato anche per le nozze?

A tutte queste domande, noi cerchiamo di rispondere, per quel poco che sappiamo, ma facciamo vivi voti a chi ne sa di più, di intervenire, in modo, prima che tutto scompare, che possiamo anche noi di OPI ancora oggi in vita, sapere come vestivano le Opiane.

Ora passiamo a parlare del costume delle donne della vicina Pescasseroli, che secondo gli storici ha subito una radicale trasformazione, da costume usato prima di recarsi a Ischia, in Provincia di Napoli.

Giunte a Napoli furono fatte segno per il costume che indossavano e in tutta fretta si recarono a Procida e dovettero cambiare gli abiti i con quelli che indossavano le donne dell’isola.

Tornate a Pescasseroli, i nuovi costumi piacquero tanto che furono adottati da tutte le donne. Il costume adottato fino ad allora era diverso tra le donne anziane e le donne giovani.

Per le donne anziane era costituito da una gonna lunga e pieghettata, di diversi colori, si cui si metteva un grembiule trapunto di color nero. Il busto sagomato fino alla cintura, era anche esso di colore diverso e le maniche allacciate e dalla maniche uscivano gli sbuffi della camicia ed usavano “patiti” zoccoli di legno.

Per le donne giovani la gonna era costituita da una gonna a pieghe larghe, da un grembiule di colore nero, e da un giacchetto chiuso fino al collo, anche loro portavano i “patiti” ed in testa portavano un fazzoletto “imposimato” a doppia faccia bianco e nero.

Ancora un esempio, andiamo a Subiaco, per i giorni feriali e di lavoro erano tutti funzionali ad ogni uso e molto spesso erano a volte pieni di vistosi rammenti.

Ci si vestiva con quella che si trovava, e nelle famiglie numerose e povere si diceva: ”loche chi s’arrizza prima se veste”, ma questo modo di dire ,veniva usato esisteva anche ad Opi, mi ricordo che in una famiglia numerosa succedeva la stessa cosa.

Per gli uomini, che fino ad ora non sono stato mai nominati, la stoffa per gli abiti da uomo era di fustagno o di “pelle di diavolo” almeno per i pantaloni, poi indossavano la camicia con sopra “ la cameciotta” e la ”giacchetta”, sempre di colore nero.

Portavano la scarpe con “le centrelle”, anche nei giorni de festa e con il freddo indossavano ”i cappotte a rota”.

Per Opi invece, chi scrive, ricorda il vestito nero che indossava “Za Maria Cecchelletta”, il vestito di colore indaco che indossava “Z’ Oliva” ed altri ancora ma tutti lunghi fino alla caviglia e pieghettati, ricoperti nella parte davanti da un grembiule, anch’esso di colore scuro. Mi ricordo del costume di “Mammetta”, mia nonna, di ”a Dina” di “Z’Annamaria”, ancora mi ricordo il costume di ”Za Giovanna”, di “Z’Adelina”, di “Za Vincenza”, “Za Rimela”, ”Za Palmarosa”, il vestito delle “Ninne”, il vestito de “Za Pasquarosa”, “Za Paolina”, “Za Felimena”, “Za Belardina”, ”Z’Annina”, “Za Bianca”, di ”Tresa”, ”Za Florinda”, “Za Lucia”, “Za Gevanna“ e mi fermo qui.

Poi mi ricordo che le donne indossavano la “pannuccia” o i “fazzelettone” a seconda delle stagioni, portavano i “patiti” o sandali di gomma e pelle di pecora, poi ancora i “zenalitte”, quasi sempre di colo scuro, insomma, voi che ne sapete di più, aggiungete altri nomi, che io non ho riportati, ma descrivete l’uso che si faceva del costume e i colori, di più diteci anche quali vestivano indossati nei giorni di lavoro e quelli che indossavano nei giorni festivi.