I nostri grandi conterranei: Edoardo Scarfoglio



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Edoardo Scarfoglio, giornalista e scrittore italiano, nacque a Paganica, in provincia di L’Aquila, il 26 settembre 1860 da Michele, un magistrato di origine calabrese e da Marianna Volpe, di origine abruzzese. A causa del suo temperamento ribelle, la sua carriera scolastica fu molto difficile e, dopo aver ripetuto diverse classi nel liceo “Giambattista Vico” di Chieti, fu inviato a Roma presso lo zio Carlo, per studiare al Liceo classico Ennio Quirino Visconti con la speranza, da parte dei genitori, che rendesse di più.
Nel 1878, appena compiuti diciotto anni, pubblicò il primo articolo (“Gli atomi”) sulla rivista sarda “Vita di pensiero”, esponendo in esso una linea che seguì per tutta la sua vita.
A Roma riuscì a completare gli studi secondari, proseguendo contemporaneamente a carriera giornalistica (articoli ancora su “Vita di pensiero”, su “Rivista Minima” e sul giornale “Fanfulla della domenica”), e letteraria (raccolta di poesie “Papaveri”, pubblicata nel 1880 dall’editore Carabba di Lanciano su “Palestra dei giovani. Si iscrisse poi all’Università, seguendo i corsi di filologia romanza e frequentando la Biblioteca Vaticana.

Entrò nella redazione del Capitan Fracassa, fondato nel 1880, dove scrisse con lo pseudonimo di “Papavero”. Al giornale incontrò il giovane Gabriele D’Annunzio, che aveva conosciuto giovanissimo a Francavilla. Il giornale era la culla del nuovo giornalismo e della nuova letteratura italiana e un salotto letterario da cui passavano tutti i più importanti personaggi. Importante nella sua vita fu l’incontro con quella che sarebbe diventata sua moglie , Matilde Serao, con la quale ebbe un rapporto burrascoso d altalenante, e con la quale fondò Il Mattino.
Nel 1881 Scarfoglio passò al circolo di Angelo Sommaruga e collaborò alla rivista Cronaca bizantina.dove curò la rubrica letteraria offrendo un’analisi intelligente e vivace di parecchie opere, pubblicando lui stesso poesie, bozzetti storici, articoli di critica letteraria.
Nel 1883 pubblicò un volume di racconti (“Processo di Frine”) e nel 1884-1885 una raccolta di scritti critici (“Il libro di Don Chisciotte”). Il volume era polemico contro la letteratura contemporanea (in particolare francese, criticando Victor Hugo, Balzac). La letteratura contemporanea veniva aspramente criticata in favore del classicismo.

Il 28 febbraio del 1885 sposò Matilde Serao. Con la moglie fondò e condusse prima un giornale a Roma (“il Corriere di Roma”) e poi, a Napoli il “Corriere di Napoli” e quindi “Il Mattino”. Dal matrimonio nacquero quattro figli (Antonio, Carlo, Paolo e Michele). Scarfoglio ebbe parecchie avventure extraconiugali, tra le quali una relazione durata per circa un anno con Gabrielle Bessard: una cantante francese, che, nel 1894 decise di lasciarla, si uccise, sparandosi un colpo di pistola, davanti alla sua porta, lasciandogli la bambina nata dal loro rapporto. La piccola, Paolina, venne allevata in famiglia. Il matrimonio e la collaborazione con la Serao si interruppero definitivamente nel 1904. Edoardo Scarfoglio non fu, sentimentalmente, un uomo tranquillo.
Le sue avventure extraconiugali furono note non solo alla moglie, Matilde Serao, ma anche ai lettori delle cronache mondane di Napoli.
Viaggiò molto per lavoro e per passione (D’Annunzio lo chiamerà “Ulisse” e ricorderà nel poema “Laus vitae” il viaggio in Grecia che fecero insieme nel 1895). Scarfoglio lasciò anche due libri di viaggi (“Le nostre cose in Africa”, del 1895, e “Il cristiano errante” del 1897). Nel 1936 il figlio Carlo pubblicò una raccolta degli scritti “africani” del padre (“Viaggio in Abissinia. Nascita del colonialismo italiano”).
Era un amante delle imbarcazioni e nel corso della sua vita ne possedette ben otto, vivendovi spesso anche quando non era in viaggio. L’entrata in guerra dell’Italia nel 1915 lo trovò del tutto dissenziente per la sua aperta decisione alla Triplice e per l’avversione nei riguardi dell’Inghilterra, contro la quale scrisse numerosi “pamphlets” pubblicati postumi nel 1923 con il titolo di “ Il popolo dei cinque pasti”. Morì a Napoli il 6 ottobre 1917 lasciando un vuoto incolmabile tra le firme celebri del giornalismo italiano dei primi del novecento.




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