I grandi della nostra terra: Mazzarino, il cardinale



Condividi su facebook
Condividi
Condividi su whatsapp
INVIA
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email
Condividi su print
Stampa

Di lui i suoi conterranei dicevano “ Un italiano dalle oscure origini, cardinale senza essere mai stato prete, dotato di talento diplomatico e di astuzia consumata. Spirito sottile e capacità di convinzione, giovialità e bell’aspetto ma il suo animo plebeo traspare sempre perché la sua fortuna è stata troppo rapida. Mentre tutti lo credono un loro pari, egli si trova al di sopra di tutti.” Giulio Mazzarino, ( in francese Jules Mazarin), nacque a Pescina (Aq) nel 1602, da Pietro Mazzarino, un siciliano intendente in casa di Filippo Colonna, e da Ortensia Buffalini, forse imparentata con i Colonna. Fin da piccolissimo venne affidato alle cure ed al’educazione dei Gesuiti in un collegio romano; studiò diritto canonico all’Università di Alcalà in Spagna e divenne amico di un dei giovani Colonna. I due ragazzi vi rimasero tre anni tra studio, giochi e spassi.

Nel 1622 si addottorò a Roma in “utroque iure” e, nel 1623, protetto dai Colonna, diventò capitano di fanteria nell’esercito papale ma, grazie alla sua avvenenza fisica ed al suo impegno, riuscì in breve tempo a conquistarsi la fiducia di molti divenendo, così, segretario di legati pontifici in Valtellina, a Ferrara e a Milano. E proprio in questa circostanza il suo talento diplomatico gli conferì l’appoggio del papa Urbano VIII, il quale contò su di lui per i negoziati inerenti la risoluzione della seconda guerra di Monferrato, svoltasi tra il 1627 ed il 1631. La sua vita subì i primi cambiamenti, che lo portarono poi a divenire l’uomo più potente di Francia, proprio in questo periodo: nel gennaio del 1630, a Lione, Mazzarino conobbe Richelieu e fu proprio lui, il Cardinale di ferro, nel maggio dello stesso anno a Grenoble, a presentarlo al re di Francia Luigi XIII. Per l’intelligente, e sembra anche scaltro, Giulio non fu difficile ottenere la stima dei due potenti uomini politici, ed in breve tempo divenne il sostenitore a Roma del punto di vista francese. Grande rilevanza, infatti, ebbero le sue pressioni, nella pace di Cherasco; pace che confermava Carlo I dI Gonzaga – Nevers, appoggiato dalla Francia, duca di Mantova e del Monferrato, ed affermava Pinerolo proprietà francese. Nel 1623 Mazzarino prese gli ordini ecclesiastici minori ma non ricevette mai quelli superiori, sicchè non fu mai ordinato sacerdote, ma in quel frangente ricevette due benefici canonicali a Roma: a San Giovanni in Laterano ed a Santa Maria Maggiore.

Nel 1634 divenne Vicelegato ad Avignone ed un anno dopo Nunzio straordinario a Parigi. A quel punto Mazzarino era dove voleva essere: nel cuore dell’Europa. Riuscì a farsi apprezzare così tanto da Luigi XIII e dal Cardinale Richelieu che lo vollero come padrino di battesimo del futuro Luigi XIV o più famoso Re Sole. Nel 1638 si stabilì definitivamente in Francia ed ottenne la naturalizzazione francese, ma non solo. Grazie al suo protettore, Richelieu, nel 1641 ottenne il cappello cardinalizio scavalcando tutte le barriere burocratiche della Chiesa. il Cardinale Richelieu aveva trovato in lui il suo discepolo, il principale collaboratore diplomatico, il miglior confidente e complice, il successore più adatto, l’ideale più simile a se stesso che il destino potè regalargli. Dopo la morte di Richelieu, avvenuta il 4 dicembre del 1642, Mazzarino divenne Ministro di Stato, dirigendo il consiglio.

Cinque mesi dopo, nel maggio del 1643, anche Luigi XIII morì lasciando la Francia in uno stato di prostrazione e di generale stanchezza. La crisi scoppiò subito, favorita dalla giovane età di Luigi XIV, un bimbo di appena cinque anni, sottoposto alla reggenza della madre Anna D’Austria.( E qui entra in gioco la leggenda che attribuisce a Mazzarino la paternità del giovane re).

A seguito di questo divenne membro del Consiglio di reggenza e principale Ministro della reggente Anna D’Austria, che forse sposò in segreto e sulla quale, comunque, esercitò grande influenza che nessun fatto politico, nessun intrigo di corte riuscì mai ad intaccare, e grazie alla quale gli fu possibile, durante la rivolta della Fronda, salvare la monarchia ed i proprio posto di potere. Ma alla Vedova di Francia, Mazzarino, dovette anche la sottomissione, il rispetto e la deferenza, nonché l’affetto duraturo negli anni, di Luigi XIV del quale, trascurandone volutamente l’educazione letteraria, ne diresse personalmente l’educazione politica e pratica, rendendolo un futuro sovrano poco colto ma scaltro nella diplomazia politica.

Poco dopo la sua salita al potere, all’interno dello stato, Mazzarino dovette soffocare parecchie ribellioni provinciali e, a Parigi, quella della cabala degli Importanti, capeggiata dal duca di Beaufort; mentre sul fronte della politica estera, si ritrovò sulle braccia l’eredità di Richelieu, ovvero la partecipazione alla guerra dei Trent’anni iniziata nel 1635. Fu proprio per far fronte alle spese di guerra che il sovraintendente alle finanze, Particelli d’Hemery, moltiplicò le tasse suscitando nella borghesia e nel popolo una dura reazione che sfociò nell’esplosione della Fronda. Mazzarino fu costretto ad agire su due fronti contemporaneamente: da una parte inviando al Congresso di Munster, per i negoziati di pace, i suoi plenipotenziari Servien, d’Avaux e Longueville; dall’altra mandando in campo aperti in Germania, Condè, il vincitore di Rocroi e Turenne, a combattere imperiali e bavaresi con l’appoggio degli svedesi. Se nel gennaio del 1648, la pace separata tra Province Unite e Spagna, privò Mazzarino di un valido alleato, la vittoria di Condè a Lens, nell’agosto del 1648, affrettò la pace di Vestfalia che assicurò alla Francia, oltre al riconoscimento dei tre Vescovadi lorenesi di Metz, Toul e Verdun, della città di Pinerolo in Piemonte, anche il possesso dell’Alsazia tranne Strasburgo e Montbéliard.

Mentre la guerra franco – spagnola continuava, la Francia acquistava la preminenza in Europa ai danni degli Asburgo d’Austria, il cui impero non poteva più costituirsi in unità politica e religiosa. La pace di Vestfalia, infatti, fu il capolavoro diplomatico di Mazzarino che riuscì, con essa, ad assicurare alla Francia una posizione di assoluto predominio in un contesto di equilibrio nel quale lo stato francese era l’elemento catalizzatore. Approfittando dei desideri indipendentistici dei principi tedeschi, egli favorì il raggiungimento della loro completa autonomia nei confronti dell’impero, distruggendo così il sogno di unità mitteleuropea di Ferdinando II e riducendo al minimo il potere asburgico che era stato il più forte ostacolo all’affermazione francese nell’Europa centrale. In contemporanea, al nord, Mazzarino assicurò il predominio nel Baltico alla Svezia ed anche il possesso di alcuni territori in Germania. Svezia e Francia furono investite “ de iure e de facto” del diritto di intervenire direttamente nelle questioni tedesche.

Mazzarino aveva così realizzato uno dei sogni del suo maestro Richelieu: Parigi era diventata arbitro dell’Europa e lui aveva dimostrato a tutti quale grande mente diplomatica e politica fosse. Ma nonostante la forza dimostrata da Mazzarino, all’interno della Francia molti non apprezzarono le sue bravure politiche, infatti incontrò l’opposizione della nobiltà di spada e di toga, private del loro potere a vantaggio dell’apparato burocratico in crescente espansione. Anche il popolo, però, non amò granchè questo uomo dall’indubbia intelligenza: la grave situazione finanziaria della Francia e la diffusa povertà, generò un odio popolare verso Mazzarino che offrì ai rivoltosi l’occasione per attirare dalla loro parte la Fronda Parlamentare, la Fronda Nobiliare per il popolo, per insorgere contro il Cardinale Ministro Mazzarino. P

iù volte egli fu costretto ad abbandonare, con l’intera corte, la capitale, ma alla fine riuscì ad avere la meglio sulle sommosse prive di ideologie e minate da discordie interne che Mazzarino seppe sfruttare con scaltrezza a proprio vantaggio. Nel 1658 entrò nella Lega del Reno, costituita tra i principi tedeschi dei paesi renani, dall’elettore di Magonza, per assicurare la pace e la neutralità tedesca nella guerra franco – spagnola. Per portare a termine tale conflitto, Mazzarino ritenne necessario ricorrere all’Inghilterra, che in cambio ricevette Dunkerque), ma la capitolazione avvenne solo nel 1658 con la vittoria di Turenne nella battaglia delle Dune e la successiva resa di Dunkerque nel giugno dello stesso anno, anche se Mazzarino si avvalse di efficienti manovre diplomatiche.

La pace, che la Spagna si affrettò ad offrire, si concretizzò nel trattato dei Pirenei il 7 novembre del 1659 e che diede alla Francia il Rossiglione, il versante nord della Catalogna, l’Artois e quattordici città della Fiandra, dello Hainault e del Lussemburgo, e questo fu il secondo capolavoro diplomatico di Mazzarino che portava a termine un altro dei desideri di Richelieu: la distruzione dell’impero cattolico fondato da Filippo II. a seguito, secondo una delle clausole del contratto, si celebrò il matrimonio tra Luigi XIV e l’infanta Maria Teresa, figlia di Filippo IV, la quale non portò mai la dote stabilita in 500.000 scudi d’oro, fatto che influì sulla successiva politica estera del Re Sole che avanzò diritto sui territori spagnoli in nome della moglie. Poco dopo Mazzarino si ritrovò a fare da arbitro nella pacificazione dell’Europa settentrionale: con le paci di Copenaghen tra Danimarca e Svezia; e di Oliva, tra Svezia, Polonia, Impero e Brandeburgo. All’interno della Francia, proprio in quegli anni, perseguitò i Giansenisti perché sostenitori degli ultimi frondisti.

Presiedette nel 1661 l’assemblea del clero di Francia che tentò di imporre a Port – Royal il nuovo “Formulario di fede” (condanna esplicita delle cinque proposizioni di Giansenio); ed al rifugio di Port – Royal rispose facendo chiudere la Petites – Ecoles a disperdere i “solitari”. Divenuto ricchissimo, Mazzarino viveva fastosamente sia nel suo palazzo Mazarin (ora sede della biblioteca nazionale), sia nei padiglioni del re e della regina che egli aveva fatto erigere al castello di Vincennes de Le Vau, al quale commissionò anche il collegio delle Quattro Nazioni (oggi sede dell’istituti di Francia). Grande mecenate e collezionista avveduto, raccolse nella propria biblioteca statue e quadri; introdusse in Francia l’opera italiana, creò l’Accademia reale di pittura e scultura. Alle sette nipoti, le due Martinozzi e le cinque Mancini (una delle quali si diceva essere amante di Re Sole), diede mariti di sangue blu, esponenti dell’alta nobiltà europea (Conti, Vandome, Savoia – Soissons). Morì nel 1661 dopo aver raccomandato a Luigi XIV il suo amministratore privato, J.B.Colbert e con la sicurezza di aver lasciato nelle mani del Re Sole una Francia pacificata, potente, temuta, arbitra delle sorti d’Europa, consolidata nella sua monarchia, una monarchia assoluta.

Il Cardinale Giulio Mazzarino riuscì a tenere a freno ed a vincere la nobiltà ambiziosa. Abile, tenace, straordinariamente intelligente, tenne tra le mani la francia salvandola da sicura rovina. Lavorò per la grandezza dello stato d’adozione come fosse suo di nascita. Morì in pace: il vecchio, saggio giocatore non infierì contro nessuno: perdonò a tutti, nemici ed amici. Del resto, alla sua morte, aveva vinto tutte le partite. Il Cardinale alto, di bell’aspetto. Bell’uomo davvero: capelli castani, occhi vividi e spiritosi, grande dolcezza d’espressione ma troppo intelligente per non cedere al suo fascino, seppe imporsi su tutta l’Europa affermando la grandezza dell’Italia.

Alla sua morte Luigi XIV, fino a quel momento pigro e del tutto disinteressato alla Francia, si trasformò in abile uomo politico e diplomatico, alimentando numerose leggende come quella della “Maschera di ferro”. Luigi XIV non smentì il suo maestro e si rivelò un grande del suo tempo. A Pescina, paese natale di Mazzarino, sorge oggi un museo che ripercorre la vita e le opere di questo illustre personaggio storico.

La speranza è che i visitatori siano tanti per elargire il giusto tributo a chi ha portato in alto il nome dell’Abruzzo, un riconoscimento di rispetto e stima: visitate il museo, arricchirete voi stessi e le vostre origini abruzzesi. Ma si sa, nessun santo è adorato nel proprio paese.




Lascia un commento