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Gioia dei Marsi, ricostruire una comunità dopo la sua scomparsa: un esempio per l’Abruzzo e per l’Italia dei terremoti

Gioia dei Marsi, ricostruire una comunità dopo la sua scomparsa: un esempio per l’Abruzzo e per l’Italia dei terremoti

Gioia dei Marsi. “È innanzitutto un’occasione importante di riflessione e di ricordo”. Così il sindaco di Gioia dei Marsi, Gianluca Alfonsi, ha introdotto ai microfoni di Terre Marsicane la conferenza del pomeriggio del 13 gennaio, dedicata al 111° anniversario del terremoto del 1915, sottolineando fin da subito come la memoria non possa essere fine a se stessa.

“Sono passati 111 anni da quell’alba tragica”, ha continuato il sindaco, “che soprattutto per Gioia dei Marsi significò la perdita di circa 3.500 concittadini”. Un dato che racconta da solo la portata della tragedia: morì quasi il 90% dei residenti, rendendo Gioia dei Marsi il centro con il maggior numero di vittime dopo Avezzano. “Una florida cittadina che contava poco più di 4.000 abitanti”, ha ribatito, “si ritrovò completamente decimata a causa della furia naturale del terremoto”.

La conferenza, intitolata Il terremoto: una storia che ci appartiene, ha voluto però andare oltre il ricordo, costruendo un vero e proprio lavoro di rete. “Non bisogna fermarsi a una semplice commemorazione o a una retorica celebrativa”, ha spiegato Alfonsi nella videointervista, “ma andare ben oltre, facendo di quell’esperienza un fattore di rinascita, di forza, di resistenza e di capacità di trasformare il nostro territorio”.

Un’impostazione chiara fin dall’apertura dei lavori, quando, dopo lo spostamento dei partecipanti dalla sala consiliare di Gioia al Centro culturale Moretti, causa la grande affluenza, il sindaco ha sottolineato la sua scelta di coinvolgere le nuove generazioni all’incontro, perché è necessario “non sottrarre ma addizionare al mondo valoriale dei ragazzi, con la storia, l’amore per la storia locale e per la comunità di prossimità”. Ha fatto poi notare che nel Centro culturale c’è raffigurata sulla parete la lapide con l’elenco delle vittime. “Oggi di solito si tende a non guardare le lapidi”, ha detto il primo cittadino, “a distogliere lo sguardo, bisogna invece guardare la lapide e da qui ripartire, con resilienza, non solo guardarla, ci vogliono esempi autorevoli”, l’invito è stato insomma all’azione, a dare importanza ai valori legati alla scuola e al senso del fare.

Alfonsi ha invitato poi a guardare alle sue spalle la raffigurazione della “Fonte vecchia di Gioia”, cioè l’unico monumento che rimase in piedi dopo il devastante terremoto, “la resilienza”, ha affermato, “è resistenza”.

Ha esortato in seguito a parlare il dirigente scolastico presente e poi gli studenti, a testimonianza di una scelta precisa: partire dall’educazione per costruire consapevolezza.

Dopo l’intervento introduttivo della dirigente scolastica, sono state quindi le voci degli studenti a riportare in sala il racconto del terremoto del 1915, attraverso letture, poesie e testimonianze. I ragazzi raccontano il terremoto”, ha sottolineato il sindaco, parlando di quella storia come fosse la nostra, dimostrando quanto la memoria possa diventare viva e condivisa.

Dalle loro parole sono emersi episodi drammatici e immagini forti: “…sotto le macerie di una Gioia che non c’è più, famiglie spezzate, una sposa e nove figli sotto le macerie, il dolore degli orfani, “inermi, infreddoliti, con abiti lisi e sporchi. Racconti che hanno restituito il senso di una comunità cancellata ma non dimenticata.

Attraverso poesie e testi che intrecciano passato e presente, i ragazzi hanno saputo collegare quei drammi all’attualità, ricordando come la casa debba essere il posto più sicuro per l’essere umano.

La conferenza ha puntato con decisione sulla divulgazione storica e scientifica, coinvolgendo scuole, università, istituzioni e ricerca. “Abbiamo voluto le scolaresche proprio qui”, ha affermato il sindaco, “perché il futuro appartiene a loro. Devono essere testimoni di una memoria che non va assolutamente smarrita”.

In questo quadro si inseriscono gli interventi degli esperti e relatori che hanno animato il convegno. Il professor Fabrizio Galadini, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha offerto una lettura scientifica del terremoto del 1915 e del contesto sismico marsicano, sottolineando la necessità di conoscere i fenomeni per imparare a conviverci. La dottoressa Emanuela Ceccaroni ha invece affrontato il tema del recupero del patrimonio distrutto dal sisma, evidenziando come il terremoto possa diventare anche elemento di rinascita e di attrattività. La professoressa Rossella Raffaele, docente e studiosa originaria di Gioia dei Marsi, ha ricostruito la storia degli edifici religiosi e del tessuto urbano, dimostrando come la memoria dei luoghi sia parte integrante dell’identità collettiva.

Accanto a scuola e università, forte anche la presenza delle istituzioni e delle forze dell’ordine. In platea, come sottolineato dal sindaco, la presenza del maresciallo maggiore Giovanni Baldini, attuale capo della locale Stazione dei Carabinieri di Gioia dei Marsi, per l’importanza del connubbio“arma, sicurezza e legalità, a testimonianza di come la prevenzione e la sicurezza siano temi che richiedono responsabilità condivise. “Fare squadra su temi come memoria e prevenzione è fondamentale”, ha ribadito Alfonsi.

Il terremoto del 1915, come più volte ricordato dal primo cittadino, “fece scomparire una comunità, cancellò cultura e tradizioni e creò un vuoto tra deceduti e sopravvissuti. Bisognava ricostruire i luoghi fisici”, ha continuato il sindaco, “ma soprattutto bisognava ricostruire le comunità. Ed è quello che qui è stato fatto”.

Un compito enorme, affrontato in condizioni estreme: “Gli uomini giovani erano in guerra e la ricostruzione spettò alle donne”, haseguitato Alfonsi, “agli anziani e al parroco”, figure decisive nella rinascita sociale di Gioia dei Marsi. “È grazie a loro”, ha affermato, “se oggi esiste ancora una comunità che si chiama gioiese”.

Proprio al parroco di allora, Don Raffaele Starace, è stata conferita dal sindaco qualche anno fa la cittadinanza alla memoria, per il ruolo che ebbe nella ricostruzione sociale, insieme alle donne e agli anziani. In sala è stata voluta per questo motivo anche la presenza dell’attuale parroco.

Nel corso della conferenza è emerso anche il ruolo di Gioia come punto di riferimento per l’intera Marsica. “Gioia ha svolto una funzione di gancio”, ha spiegato il sindaco, “anche per Avezzano e per i paesi vicini come Sperone e Aschi, che ebbero tantissime vittime”. Un’esperienza che contribuì alla ricostruzione dell’intero territorio marsicano.

Un concetto rafforzato dalle parole del Presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, presente anche lui, intervistato da Terre Marsicane al termine della conferenza. “Quella immane tragedia ha avuto una consistenza di decessi straordinariamente pesante rispetto alla popolazione dell’epoca”, ha detto, “è venuto meno un pezzo di comunità, di storie, di tradizioni e di radici”.

Caruso ha poi collegato l’esperienza marsicana ai sismi più recenti: “L’evoluzione culturale, scientifica e tecnologica sul tema dei terremoti è sempre avvenuta alla luce delle tragedie. Il terremoto della Marsica”, ha affermato, “ha espresso esperienze che sono state utili per tutti”. Da qui il riferimento diretto all’Aquila e ai territori colpiti nel 2009: “L’esempio della ricostruzione di Gioia dei Marsi può essere anche da esempio per la ricostruzione della comunità dell’Aquila”.

Ampio spazio è stato dato anche al tema delle scuole sicure, fortemente presente nella conferenza, perché “quando i ragazzi vanno a scuola”, ha detto il sindaco Alfonsi, “sono affidati alle istituzioni”. “La scuola raccoglie la parte più importante della comunità”, ha sottolineato il presidente della provincia, “e oggi possiamo dire che il patrimonio edilizio scolastico è in una condizione di sicurezza importante”.

Infine, lo sguardo al presente e al futuro. “Non abbiamo più i centri storici”, ha osservato Alfonsi, ma ci siamo inventati la rigenerazione urbana. Un percorso che tiene insieme memoria, prevenzione, sicurezza e sviluppo sociale ed economico. “È questa la strada”, ha concluso il sindaco, “per fare in modo che quel sacrificio non sia stato vano”.

Una conferenza che ha voluto mettere insieme divulgazione storica e scientifica, scuola, università, istituzioni, forze dell’ordine in un lavoro di rete, sottolineando come Gioia dei Marsi e la Marsica siano riuscite a ricostruire una comunità dopo

la sua scomparsa, diventando un esempio per l’Abruzzo e per tutte le aree d’Italia colpite dai terremoti.

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