Futuro sempre più incerto per LFoundry, le RSU denunciano l’alto numero di dipendenti in uscita e un pesante clima di repressione



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Avezzano – «Pensiamo non ci sia un progetto sul futuro dello stabilimento perché tutte le attività strategiche hanno un orizzonte temporale brevissimo, e malgrado la fortissima attenzione ai numeri, misurabili in genere, la proprietà non riesce ad andare oltre le dichiarazioni di intento, raccontate soprattutto in sede istituzionale.»

Inizia così il comunicato stampa che le RSU di LFoundry hanno rilasciato ai media per denunciare la via involutiva che a loro dire, starebbe perseguendo l’azienda, sempre più lontana dal territorio e dalle rivendicazioni delle maestranze. 

«Pensiamo non ci sia un progetto sul futuro dello stabilimento perché il numero dipendenti, da quando si è insediata la nuova proprietà, è in continua diminuzione, soprattutto tra le figure con esperienza e alta professionalità. Siamo passati da 1483 a 1310. Meno 173 unità.»

Il comunicato prosegue evocando non solo l’assenza di un progetto sul futuro dello stabilimento ma anche nessuna qualsivoglia forma di accesso a finanziamenti che leghino l’azienda al territorio, dalla riduzione dei costi e dall’esclusivo interesse verso forme di finanziamento di breve respiro.

Le RSU presumono che il disinteresse dell’azienda rispetto ai finanziamenti pubblici, ai piani di formazione del personale, allo sviluppo di nuove competenze, ai contratti di espansione, alla stabilizzazione di oltre 200 interinali, ai rimpiazzi delle figure tecniche uscite e al piano industriale, diventato, secondo loro, soltanto un mero proposito industriale, siano tutti segnali inequivocabili della volontà di dismettere l’impianto.

Per le RSU, senza nessun seguito all’accordo quadro di rilancio dell’attività, con la dovuta attenzione alla riqualificazione, dare priorità alla riduzione dei costi e dei premi (solo per alcuni), aumentare i carichi di lavoro, usare le Ferie e i PAR come strumento di bilancio, fa sì, che diventi estremamente difficoltoso trovare spazi di dialogo.

«A ciò si aggiungano i contratti di fornitura di vario tipo col ricorso a scadenze sempre più brevi. Fra non molto, inoltre, dovremo portarci le tute da clean room da casa.»  

Il clima in azienda non sarebbe sereno per una serie di motivi, fra cui il mancato ricorso allo smart working, il mancato accordo sul premio di risultato, nessun accordo sulla pari dignità dei lavoratori interinali rispetto a quelli con contratto a tempo indeterminato.

L’esiguo premio aziendale rispetto agli utili conseguiti, i livelli contrattuali fermi, i premi riservati solo ai livelli più alti d’inquadramento, mentre resterebbero solo le briciole per gli altri, e solo a patto di sempre più gravose rinunce ai diritti per far fronte alle carenze organizzative, sarebbero ulteriori prove della sistematica mortificazione delle professionalità da parte di una catena di comando repressiva.

LFoundry, fanno sapere le RSU, sarebbe l’unica azienda che in tempi di covid non ha aumentato le ore di pulizia, ma al contrario, avrebbe chiesto una riduzione dei costi alla cooperativa che fornisce il servizio. «Chi può dire di no e non lo fa, è complice. Siamo sicuri che stiamo sicuri? Per quanto sopra esposto, e per i rinvii non motivati degli incontri, dichiariamo lo stato di agitazione.»