Fiume Liri, per il Senatore del M5S, Primo Di Nicola il problema non è solo l’inquinamento ma anche lo sfruttamento

Valle Roveto – Appena un paio di settimane fa, col Senatore del M5S, Primo Di Nicola, avevamo affrontato il tema delle criticità del fiume Liri. In una video intervista rilasciata a TerreMarsicane, il Senatore aveva posto l’accento, non solo sul problema dell’inquinamento del fiume, ma anche sullo sfruttamento delle sue acque.

Nell’ambito di un ragionamento più ampio, Di Nicola aveva fatto un intervento in parlamento, al Senato, segnalando l’importanza dell’asta fluviale e la necessità di approfondire i termini di utilizzo della sua acqua, da parte delle società che vantano convenzioni pubbliche a tal fine. Si tratta nella sostanza del Consorzio Acquedottistico Marsicano e di Enel.

La nostra redazione, su invito del Senatore, ha potuto seguire la sua visita ispettiva nel sito del CAM, presso le sorgenti del Liri, dove il consorzio si approvvigiona per servire l’utenza dei comuni marsicani, compresi quelli della piana del Cavaliere e fra questi anche alcuni ricadenti nella provincia di Roma.

Per quanto riguarda Enel, l’accesso alla così detta zona di presa non è stato possibile. Enel ha inviato un paio di tecnici che hanno assistito il Senatore in un sopralluogo limitato alla centrale di Canistro. La società, ha inviato una nota al parlamentare nella quale vengono descritte le caratteristiche dell’impianto.

Nella nota si legge che l’impianto idroelettrico di Canistro, è entrato in servizio nel 1960, alimentato dagli apporti idrici delle sorgenti di testata del fiume Liri, captati da un’Opera di Presa (OP) ubicata nel comune di Cappadocia (AQ). L’acqua viene derivata in una galleria e convogliata in una condotta forzata per essere turbinata all’interno dell’omonima Centrale e infine rilasciata sul fiume Liri, nel territorio comunale di Canistro (AQ).

L’Enel fa sapere che la sola centrale di Canistro è in grado di soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di circa 15.000 famiglie della zona. La portata massima derivabile all’Opera di Presa, secondo i dati di concessione, è di circa 2 m³/s. La portata effettiva dipende comunque da fattori esterni. La stagionalità delle precipitazioni, secondo Enel, contribuisce in maniera rilevante alla capacità produttiva dell’impianto, inoltre la portata può essere limitata da eventuali prelievi a monte della centrale.

Circa la stagionalità delle precipitazioni e le limitazioni di flusso dovute a prelievi a monte dell’impianto, il senatore Di Nicola propone una riflessione ad alta voce. Si chiede come venga gestita la fornitura di elettricità alle 15.000 famiglie dichiarate da Enel, durante i mesi di secca che mettono in forte sofferenza il fiume. Evidentemente il servizio viene implementato con altre fonti.

Da qui l’ulteriore domanda che un po’ tutti si farebbero. Ha senso mantenere in funzione un impianto del 1960, che per un terzo dell’anno resta fermo, alla luce delle nuove tecnologie che oggi permetterebbero di produrre energia elettrica attraverso altre fonti rinnovabili, con costi di esercizio notevolmente più bassi?

Parliamo di un bacino imbrifero, (dati Enel) di 20 km quadrati e di una portata massima di concessione di 2,15 m³/s. Le acque vengono captate nell’Opera di Presa a 944,30 m.s.l.m. e vengono restituite al fiume a 551,50 m.s.l.m. con un salto di 392,80 m, per una potenza massima probabile di 6,7 MW prodotta da una Turbina tipo Pelton a doppia girante ad asse orizzontale.

 

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