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Filippo Buccella Notaio – Cronista ( 1749- 1823 )

Fiorenzo Amiconi

  Il 28 Agosto  1749 (1), nasceva in Ortona dei Marsi (AQ), da Bonavantura Buccella (“) e Rosa Felli il futuro notaio nonché cronista Filippo Buccella.

     Dobbiamo immaginare che iniziò nel proprio paese natìo i primi rudimenti del sapere per continuarli poi presso il Seminario di Pescina (4):

“[….]1761. Avendo compiuto l’Anno decimo secondo della mia Età, fui destinato a racchiudermi nel/Seminario della Convicina Città di Pescina p[er] l’acquisto delle Scienze, che fù l’ingresso in detto seminario adì primo di Novembre/del sud:[dett]o Anno sessantuno, essendovi p[er] Ret/tore il M[o]lto Rev:[erend]o Ab=/[a]te D.[on] Giuseppe Rosa di/Magliano, ivi colla più rigorosa disciplina do=/vetti soffrire la dimora sino al primo di Agosto del seg:[uen]te Anno 1762. In un giorno del Me=/se di Gennaio di d:[ett]o Anno 62, trovandomi con/tutti li Seminaristi nella Camerata, circa in un’ora e mezza di Notte a studiare, e tutti ri=/concendrati (sic) in un profondo silenzio, all’improvviso sii sentì una scossa di Terremoto (5), che tutti spaventati, ed intimoriti p[er] il Rumore della/caduta Muraglia dalla parte dell’Orto, che lasciando la Camerata se ne fuggirono verso/la porta, per timore di non restare sotto le pietre di quel Seminario, giacchè da tutti/si giudicava certam:[en]te che replicando il Tre=/muoto, doveva cadere; Qual fusse il timore, che s’introdusse ne Cuori de Giovani, che/prefetti, e de Maestri, non potea esservi lin=/ga (sic) che potesse esprimerlo, tanto che più che/il Caso accadde di notte[….]” (6) “[….] a Primo Novembre dell’Anno 62 ritornai nel Sud:[dett]o//Seminario di Pescina, dimorandovi/sino ad Agosto dell’anno 1763[….]”(7).

“[….] Il mio ritiro p[er] lo studio/fu fino nel Monistero de PP[radri] Silvestrini della convicina Città di Pescina, ove si viveva/ con gran parsimonia a caggione dell’Annata (è il 1764 n.d.r.) (9) così penurosa [….]”(10) e, così fu, anche per l’anno successivo:”[….] La mia dimora in d:[ett]o Anno fù nel seminario/di Pescina p[er] raggione dello studio di Umanità[….]”(11).

      Nel 1776 continuò gli studi presso il seminario di Chieti, dove il Nostro si ammalò: “[…]la mia dimora in d.[ett]o Anno fu nell’ Ven:[erabile] seminario di Chieti, attendendo alla Studio di Umanità, e Rettt:[oric]a/Fui sorpreso da una grave Malattia in d:[ett]o semina=/nario, per cui fui nella necessità di ritornarmene in Casa, non compito l’Anno./A 7 di 8[otto]bre giorno di Giovedì sulle ore 19 si sentì/una gran scossa di terremoto (12) che causò a molti/gran terrore [….]”(13) e, quindi, nel 1767 il Nostro a seguito della citata malattia volle ritornare a studiare prima nel seminario di Pescina e poi in Aielli:

“[….]me ne ripassai in Pescina, sequitando lo Studio della/Rettorica, e da Pescina, in Ajelli p[er] quello della/Logica dal M[olt]o Rev:[erend]o Can:[oni]co D.[on] Giuseppe del/Pinto, avendomi il medesimo fatta Recitare/una Panegirica Orazione in lode dellla Natività della Vergine agl’8 7[settem]bre ( così pure anche nell’anno successivo n.d.r.) da cui se ne celebra la festa nella sua Chiesa in/questa T[er]ra di Ortona [….]”.

nel 1766, e per tre anni consecutivi, continuò gli studi a Pescina presso il notaio Paolo Ferrante (14):

“[…]1768, sequitai lo studio delle Istituzioni Legali, da me ignorantem:[en]te apprese, e di quelle del No=/tariato p[er] tre anni consecutivi, preso l’Avvocato/Not:[ai]o D.[on] Paolo Ferranti di Coculllo, degente/ in Pescina[….](15)”.

     Nel biennio 1772-73 si trasferisce in Roma:

“[…]Facendo io dimora nell’Alma città di/Roma [….]1773. Tornando di nuovo in d[ett]o Anno 73/in Roma a far dimora, godevo quasi gior=/nalm:[en]te la presenza del sopralodato So[mm]/[mo Pontefice ( è papa Clemente XIII n.d.r.) coll’occasione di tratte=/nermi, nello studio sotto la consulta a/Monte Cavallo, uscendo dal suo Palazzo/Pontificio del Quirinale ogni giorno/p[er] andare a Villa Patrizy, ove andavoa/a divertirsi al giugho del Bigliardo, veniva da me veduto, ed incontrando, ricolmando me, ed altri di benedizioni[….]”.

     Sei anni dopo. Il 29 giugno 1779, Filippo Buccella convola, a circa 30 anni di età, a giuste nozze con Maria Giustina Laureti di Ricetto:
“[….]A 29 Giugno 17879 seguì il mio matrimonio nella/T[er]ra di Ricetto, Stato Pontificio con M:[ari]a Giusti/na della stessa Terra, giorno di Domenica, passando il di seguente nel Tufo/a pernottare, Adì 29, giorno delli gloriosi/S. Pietro, e Paolo Apostoli, sulle ore 22 ar=/rivai colla med:[esima] mia Sposa con l’acccompa=/gnam[en]to del Sig:[no]r Barone D.[on] Luigi Coletti (16)/e della di lui Moglie: D=/onna Angela Rosa Blasetti, e di altre civili persone, in questa Terra/di Ortona, nella quale trovai tutta/la Popolazione Ortenese in aspettazione,/dimostrandomi il loro piacere in vedermi/nello stato coniugale, essendo di età d’Ann trenta in circa [….]”(17).

     Nel 1785 il Nostro, per motivi legati alla sua professione si recò nella città di Napoli:

“[….]Mia andata in Napoli nei principy del/Mese di Marzo, a motivo di promuovermi/nell’officio di Notarile, ove soggiornai/per due Mesi in circa. Venne spedito/il mio Privileggio a 30 settembre del sopradetto Anno 1785 ad onda dei miei/Rivali Pescinesi, che, non lasciarono di mac=/chinare cose infami, a seconda della Loro/consueta malignità, per fare che io non as=/sumessi il sudetto officio[…..]”(18).

Un anno dopo, nel 1786, finalmente, iniziò la sua professione come notaio:
“[….]Dichiaro io Notar Filipppo Buccella della Terra di Ortona dei Marsi, residente in essa che nell’anno 1786 formai il primo protocollo il quale venne lacerato da mali contenti cittadini di detta Terra allorchè nell’anno memorabile 1799, insorsero contro di me, come attaccato alla Nazione Francese, nell’atto che ai 11 febbraio di detto anno diedero il saccheggio alla mia casa: essendo stato liberato dalla morte colla mia famiglia mediante la fuga (19) e, così, per gli stessi motivi mancano i protocollli del 1791, 1792 e 1794 come sapientemente riporta Ugo Speranza nel suo preziosissimo volume : “ Fonti notarili inedite per la storia della Marsica- 1506- 1810” (20)”[….]Per il protocollo del 1791 leggesi: << alla nota n. 1 di pag. 303:“”[….] Per il Protocollo del 1791 leggesi :<< Nel protocollo dell’anno 1791 mancano tutti gli strumenti da me notaio Filipppo Buccellla stipulati a tutto il 9 di agosto di detto anno, perché nel saccheggio dato dai briganti nel 1799, alla mia casa, vennero lacerati >>.

Per quello del 1792 vi è la seguente annotazione:”[….] si noti che il protocollo dal foglio 20 al foglio 32 si trova mancante degli originali istrumenti per le traversie dedotte, venendo lacerati dagli insorgenti, e dalla malnata gente, che fu nel lacrimevole saccheggio della mia casa nell’anno 1799 […..]”(21). Segue altra annotazione:”[….] <<Mancano i capitoli matrimoniali concernenti la costituzione di dote che li coniugi Carmine Iacone e Maria Ruggieri di S. Benedetto di detta Villa di S. Benedetto fanno alla loro figlia Geltrude Iacone, moglie di Francesco Ottavi di detta Villa di S. Benedetto perché venne lacerata in occasione del sopra indicato saccheggio[…..]”>>(22)

      Nell’Archivio di Stato dell’Aquila del notaio Filippo Buccella sono conservati gli atti che vanno dal 19 marzo 1787 al 12 luglio 1808 sagacemente riportati dal benemerito su menzionato Ugo Speranza nella sia citata lodevolissima sua opera.

     Ritornando alle dolenti noti del ’99 furono fatali le giornate del 10febbraio ed 11 febbraio al duca Gianfrancesco Malvini Malvezzzi ed ai fratellli Giuliano e Vincenzo Ferrante, figli del notaio Paolo, originario di Coculllo e residente in Pescina: il primo fu ucciso dalla inferocita popolazione dei Pescina alle ore 11 di sera del 10 febbraio 1799 ed, i fratelli, Ferrrante, l’11 febbbraio del medesimo citato anno alle ore 11 di giorno: furono barbaramente uccisi perchè ritenuti Giacobini (23). Tutti e tre i sunnominati erano molti familiari e ben cogniti da parte del nostro in quanto il primo, partecipò, l’11 Aprile 1793, come padrino del suo sestogenito Adamo Bonaventura:”[…]Nel dì 10 Aprile dello stesso Anno 1893, di Mercoledì, alle ore due, e mezze di Notte, nacque Adamo Bonaventura, e fù battezzato il giorno seguente/di Giovedì dal Rev:[erend]o Economo Curato di  q[ues]ta/T[er]ra di Ortona D.[on] Giambatt[ist]a Angelittti, e lo/portò al Sacrofonte S.[ua] E.[ccellenza] il Sig:[no]r Duca D.[on] Gian=/Francesco Malvezzzi dellla Citttà di Matera, con m[anda]to/di Procura intestato al Sig:[no]r D.[on] Gaetano Petroni/di questa Terra d’Ortona[….] “ed il secondo ed  il terzo in quanto, come soprariportato, Il Nostro era di casa  in quanto dal 1768, per tre anni consecutivi, frequentava assiduamente la casa del notaio Paolo Ferrante e, senza ombra di dubbio, era diventato familiare dei quasi coetanei Giuliano  ( nato nel 1754 n.d.r. (23) e Vincenzo (nato  intorno al 1757 n.d.r.) (25). Anche al Nostro, purtroppo, stava succedendo la stessa micidiale cosa.

      Sicuramente alla fine del secolo XVIII pensò bene, diciamo noi, di affidare ai  posteri il suo singolare e speciale diario dal titolo “ BRIEVE RI=/STRETTTO DI/alcune cose per Noti=/zia de Posteri/Accadute dentro la metà del/Secolo delll’1700, cioè dall’Anno 17quaranta/nove/in avanti” conservato presso l’Archivio Buccella di Ortona dei  Marsi nella propria abitazione (25): “[….] In questo picciol Compendio, che io Not:[a]r Filippo Buccellla/intendo di fare delle cose accadute in tempo della mia vita/ e di alcune altre ancora, delle quali ne hò/auto tradizione, hò primieram:[en]te fatto intendere a chi legge////legge, ciò che ho preteso, di fare p[er] notizia dei Posteri, non p[er] altro motivo, essendo io persona di basso intendim:[en]to p[er] cui mi manca l’eleganza nel/ Comporre, ondè sono degno di essere compatito[…..]” (26) e, da questo “Picciol  Compendio” come il Nostro amorevolmente lo chiama. Invece diciamo noi da questo suo lodevole lavoro, apprendiamo la vita quotidiana del suo paese natìo, Ortona dei Marsi, e, di conseguenza, della nostra sub regione marsicana (1749- 1799) a mò di “Annales” (Tito Livio docet!)Qui apprendiamo la vita spicciola della Marsica con le immancabile diatribe fra l’allora classe dirigente, la descrizione dei terrremoti, delle immancabili siccità, delle formidabili nevicate,  delle inondazioni del lago Fucino, delle miserie paesane. Le malvagità de Francesi” che portarono poi alla decapitazione dei reali di Francai Luigi XVI e di sua moglie Maria Antoniett    In un primo momento il Nostro, così come d’altronde quasi tutti i Galantuomini del regno di Napoli, tutti erano contro i Francesi: “ [….] Fin d’allora (1790 n.d.r.) si inoltrarono le malvagità de Fran=/cesi, che sono stati, e sono la luttuosa Scena di tutto il Mondo. L’operare di questi è stato, ed è tanto inesplicabile, che venissero Mille Ciceroni, e li più eccellenti, ed eleganti Scrittori, che sono nella Republica Lettteraria, non sarebbero capaci di esprimerlo; E perciò mi si perde l’Intelletto, si empirebbero li miei Occhi di Lagrime, Maggiorm[en]ter e mi rivedrei perduto, alllorche io dovrei penare in veduta gli Oltraggi fatti alla Santa Chiesa Cattolica, le  Messe ereticali delle quali si sono pasciuti, sino a condannare a morte ( si è indottta questa barbara Nazione Francese), il Sommo Pontefice Romano, in odio della Religione Cristiana, qual capo visibile della Chiesa, con aver del sommo Pontefice in Pariggi formata una statua, e vestita avendola in forma di Papa gli hanno ignominiosam[en]te dato la morte sopra un patibolo infame. Si sono resi padroni della loro erronea opinione, non ammettendo altro che la libertà, ondè i vizj sono cresciuti all’eccesso; Hanno pensato di togliersi dallla potestà Reale, e di essere tutti uguali non ammettendo ne maggioranza, né superiorità[….]””[….] 1791 per notizia auta, che in Francia, e specialmente in Pariggi sian seguita una formidabile Rivoluzione; Quella Nazionale abbia posto in Arresto il Rè Luigi XVI e la Reggina ANTONELLLA (sic) con tutta la Corte Reale, e Dio sa cosa ne avrà da accadere[…..]1792 sono cresciuti li Scelerati eccessi della Nazione Francese, contro la Corte Reale, contro la Religione Cattolica, e contro Dio, ondè si sono resi odiosi p[er] tutto il Mondo. Tutte le potenze Europee si sono armate, e gl’hanno indimato la Guerra; In tutte le battaglie hanno avuto le peggiore. In tutto il Corso di quest’Anno si è inteso un/continuo massacro di Francesi in tutte le Battaglie che è sceso fino al numero di 50000, e più; E che alcune volte il sangue sia scorso p[er] le Strade a rigoli come corrono le acque. Oh barbarie! Oh sceleratezze de Francesi! Si sono indotti a far morire il Rè, quale avendolo ingiustam:[en]te processato senza alcun delitto, lo hanno condannato a morte, che gl’anno dato sopra un Palco, e recisa la testa con Mannaja. Oh crudeltà! Oh Sceleratezze! Oh barbarie dei Francesi! LUIGI XVI in Parigi è stato dichiarato Reo di morte senza delitto. Pio VI in Roma l’ha dichiarato Martire con giusta Raggione. Quellla iniqua Nazione non si è contentata di dare la morte al Rè senza fondamento di Raggione, mà solo p[er] sodisfare al proprio Capriccio[….]Oh giustizia Divina ovè stai? Fulmini della Divina Onnipotenza, per che non incenerisci, e distruggi tal malvaggia ed iniqua gente?[….]1793[….] Il fanatismo è cresciuto a segno tale, che la Nazione ammettendo p[er] principio fondamentale ( la libertà; vuole, che si ammazzino tutti li Ricchi, e Maspoderosi, dovendo tutti guerreggiare; Non vi è tra di loro un Retto sistema; Per[….]si potranno leggere tue le Istorie da quando il Mondo ebbe proprio, non si potrà trovare, che tra’ viventi siavi stata simile barbarie di quelle che sopra un palco, col taglio della Testa, cosa spaventevole, e non mai udita; in quest’Anno poi hanno data la morte alla Reggina, anche sopra un palco col taglio della testa, e p[er] far maggior scorno, gli Rasero i Capellli, la mandarono ignuda p[er] tutta la Città di Parigggi, e p[er] grazia, la Nazione condiscese, che si coprisse le parti pudenti[….] Non basta lingua umana p[er] espiare quanto ne opera questa maledetta Nazione. Quanti eccellenti Oratori si metteranno di proposito a scrivere p[er] notizia de posteri l’accaduto in questa funesta Tragedia de Francesi, nulla diranno a proporzione di quello che dovrebbero dire, per non esservi mai state nel Mondo simili barbarie[…..]”(27) e sicuramente anche i primi mesi della prima insorgenza filoborbonica contro i francesi (1798-) mentr’invece tali ideali drasticamente mutarono all’indomani  dei truci episodi accaduti nelle giornate dei 10 e 11 febbraio 1799. Nella seconda insorgenza (1806-1815) molti galantuomini diventarono filofrancesi. Quali furono le cause di tale repentino cambiamento verso casa Borbone? E da quando mutarono tali atteggiamenti? Sicuramente gli eccidi di Pescina e il saccheggio dell’abitazione del notaio Filippo Buccella di Ortona dei Marsi fortemente contribuirono, insieme ad altre ovvie ragioni, come per esempio gli immancabili odi fra frazioni opposte, al mutamento orientamento politico, come per esempio, in Pescina, i maneggi del barone don Gian Andrea Tomassetti e don Pietro Cambise contro alcune famiglie pescinesi:”[….]Il Sud:[ettt]o Barone lo fece fare Luogotenente della Corte di Pescina ( è un certo Francesco Paolo Cantacesse di Valenzano n.d.r.) ed ecco, che  gli si aprì la strada per poter sviluppare l’ammasso delle sue iniquità; Penzò coll’intelligenza del Barone di D.[on] Pietro Cambise di far male ad alcuni Individui di essa Città, come infatti concepì una Malvaggia Relazione e la mandò al Rè contro il Duchino D.[on] Giafranc:[es]co Malvini Malvezzzi (28) di Matera residente in Pesc:[in]a contro D:[on] Giusepppe Melchiorrri (28), contro il D.[otto]r D.[on] Clemente d’Arcadia (29), c:[ontr]o il Rev:[erend]o d.[on] Carlant:[oni]o Guglielmi Soprintendente dell’Ospedale di S. Nicolò Ferrrato, contro D.[on] Giacomo Saluccci, contro D.[on] Giuseppe Ettorre, contro il P.[adr]e Maestro de Monaci Silvestrini, D.[on] Luigi Chiodi dello stato Pontificio stanziante nel Monistero di d:[ettt]a Città di Pescina, qualm:[en]te li medesimi individui si congregano insieme giornalm:[en]te chiamandosi della Setta Serafica, trattando cose i contro la Religione, contro il Dominio Reale, e suo governo, e contro il prossimo, pro locche avessero dato il giuramento di essersi tra’ loro fedeli nellle operazioni, fossero nella ferma costanza di osservare li patti da tramare insidie contro la Reale Famiglia, e di seminare falze dottrine contro la Religione Cristiana; E che la M.[aestà] S.[ua] si doveva maggior:[men]te ingelosire nelle ricorrenti Circostanze nelle quali i Francesi si sono avanzati, trattandosi di un Complotto, che formava una setta, tanto più, che fa’ li settarj vi era un Frate Estero, non fedele suddito della M.[aestà] S.[ua] Diede corso il Menzognere Cantacesse, qual Luog:[otenen]te della Corte di Pescina alla sudetta Relazione coll’applauso, e contenimento del Barone, e del Cambise, avendo ben anche il d:[ettt]o Cambise postillata, e corretta la mentov[at]a Relazione, come si appurò calunniatori voluti settary, per averne rinvenuta la minuta postilllata di carattere di quello. Venne la d.[ett]a Relazione con segretezza grande rimessa al Real Trono, ed il Re concepì l’affare essere molto Serio, sicchè dispaccciò p[er] la Reg:[i]a Udienza delll’Aquila di prendersi una Rigorosa informaz:[io]ne non arrestò li voluti Rei; Diede principio all’informaz[io]ne, maneggiandosi il Cantacesse colli suoi seguaci di farla falzamente tessere, portando per Testimony persone di poca, ò niente fede, che di pianta deposero di essere tutto vero, benche sulle prime deposiz:[io]ni non costava bastentem:[en]te Rei [tacendo, p[er] trattare con fraterna Carità quali fussero gli soggetti Pescinesi, che falzamente si esaminarono al Cantacesse, ed alli suoi Seguaci, e confederati; Costandomi/ benissimo la Rinovaz[io]ne delle loro deposiz:[ion]i firmate coi lor Carattteri, che si rinvennero in tanti pezzettti di Carta nella stanza dello Scrivano dentro il Cololleggio de PP.[adri] Scolopy, ovè dimoreava// per tale dissimpegno, post completam Informatione, da me detti pezzetti di Carta riuniti e ricompaginati, e poi autenticati i rispettivi Carattteri di essi Falzi Testimony. Cose la certo di Somma ammirazione. In Pescina si tratttavano tali infami maneggi, non già a Casa del Diavolo. Li poveri Caluniati penzarono sulle prime di difendersi dall’ingiusta vessazione, col Ricorrere all’asile del Vescovo, giacche in tali circostanze che in Simili Casi marciare di concerto colla Ecclesiastica conto (sic) li Rei; Il Vescovo essendo rimasto pienamente inteso, ed avendo riflettuto che si era preso il punto per far male ai malveduti Pescinesi, de quali soggetti aveva pienam:[en]te La scienza della loro probità, morigeratezza, e dottrina, ondè fece Relazione alla Reg:[i]a Udienza che l’assunto era insusistente, e potendo tutti accertare, che la medesima si restringeva, più tosto in Ciarle, che in fatti. Detta Relazione fata del vescovo Layezza (30), fu motivo che l’affare non pigliasse fuoco p[er]//allora, mà poi i Caluniatori maggiormente s’insuperbirono, e procurarono, che il Rè di nuovo ordinasse il castigo de Rei; sicche li medesimi, con sommo loro discapito, dovettero fare La difesa in Napoli, e restò l’affare indeciso. Sequitando li Calunnniatori presso del Rè a bersagliare il P.[ad]re Luigi Chiodi Maestro di Scuola de Giovani di Pescina, che il Contacesse accusato l’avea con[n] gl’altri p[er] Settario, tentarono la Sopppressione di quel Monistero de Silvestrini, in cui il P:[ad]re Sud:[dett]o era stanziante, e Maestro, Uomo di buoniss:[i]ma morale, erudito, e di ottimi Costumi; senza riflettere, che ciò facendo, sarrebbe stato ilo Vituperio di Pescina, perche togliendo d:[ett]po Monistero, nel quale sommo venuti sempre da Roma, e da Febraio Uomini Eruditi, p[er] le Scuole, col tratto del tempo ignorante sarebbe stata la gioventù nel Paese; Onde acccecati dallla passione, e dal Capriccio facendo replicate supp: Monistero, sulll’appoggio, che a tenore della Legge Universale, che gli Religiosi Esteri, non devono far domicilio in Regno, sicche venne ordinata la Soppressione, che seguì di d:[ett]o Monistero de Silvestrini a ventitrè Febraro del Corrente Anno 1792. Hanno// fatto un danno notabilisss:[i]mo fuori degl’altri, a posteri Pescinesi. Un giorno verrà, che in Pescina verrà la Gioventù scorretta, ed ignorante; Per questo fine gli Antichi Pescinesi, presso il Sommo Ponteficare presso il Ministro Generale dell’Ordine, quante supplice umiliarono, e quanti Intercesssori vi furono per avere li Padri Silvestrini, avendo osservato le memorie, ed i documenti che quelli conservavano, da me estrattte le Copie, p[er] farne uso in simile vessaz:[io]ne p[er] Napoli, e p[er] L’Aquila, da poiche a nulla è condotta della soppressione di d:[ett]o Monistero tenuta dal Barone D.[on] Gian Andrea Tomassetti, e da D.[on] Pietro Cambise, che vonno reggere, e sostenere il dispotismo in Pescina, giacchè non erano ancora usciti, dalla Magna Città che li PP:[adr]i///Silvestrini sud.[dett]i, che quasi l’intiera Popolazione della medesima mesta, e dolente, esclamava Vendettta, Vendettta contro le sud:[dett]e Famiglie. Tutti li Cittadini Pescinesi riportando nellla memoria in tale occasione quello che è accaduto alla famiglia Maspoderosa del fù Fulgenzo d’Amore (31) della Terra di Cerchio, Paese da Pescina, quattro miglia distante; questa avendo auto la mano per la Soppressione del Convento de PP[adri] Agostiniani, situata in essa Terra nell’anno 1771 (32); La d.[ettt]a Famiglia di Amore benestante, e Ricca, la migliore di quel paese oggi è distrutta; Quello che hà fatto Somma ammmiraz[io]ne, che d:[ettt]a Famiglia era composta di Cinque Robusti Giovani, figli del Fulgenzo, i quali dopo che viddero soppresso d:[ett]o Convento, che era il centro delle operazioni Spirituali morirono tutti l’uno dopo l’altro, ed il pingue Patrimonio del Fulgenzo, se lo divisero in quattro porzioni, le quattro figlie femine che avea; due delle quali p[er] che erano maritate pria della procurata Soppressione del Convento, ebbero la discendenza, le altre due maritate dopo, non hanno, né avranno discendenza (33): Il Popolo Pescinese per vedersi privo prepontem[en]te de’ PP.[adri] Silvestrini, Uomini Eruditi p[er] la Scienza, e di Santi Costumi, fa continuam:[en]te ferventi voti a chi hà procurato la soppressione del Monistero; non  mettendo però noi le mani ai suoi Eterni Decreti, quia sunt Iudicia Dei inscrutabilia[…..]” “[….] In questo medesimo anno 1794 a 27 Giugno sopravvenne improvvisam:[en]te una Morte Apopletica al Barone D.[on] Gian Andrea Tomassetti di Pescina. Egli viveva colla più robusta salute, che potrebbe vivere nel Mondo un Omo nella brillante Età giovanile, ed a tutt’altro pensava, che a quel momento fatale. Soprave[n]ne l’Apoplesia nel giorno 23 circa un’ora di notte, e fù ritrovato steso p[er] terra senza favella, e senza sentimenti, è né quella né questi mai più riacquistò, ondè se ne morì, senza poter ricever i Santi Sacram[en]ti; Oh giusti giudizy di Dio! Oh inescrutabili decreti di Dio, Spero, che sia nella sua Santa gloria, ed invito tutti a pregare l’Altiss[im]o che gl’abbia perdonato le sue Colpe, e l’abbia fatto degna della sua Santa gloria[…..]”(34)

A seguito del saccheggio della propria abitazione (vedi) il nostro da convinto filoborbonico mutò il suo orientamento politico passando dall’altra parte diventando convinto filofrancese. Al momento non abbiamo altri documenti relativi alll’anarchia del Novantanove per capire ulteriormente i motivi del repentino cambiamento politico del notaio Filippo Buccellla, convinto assertore di Casa Borbonica, come chiaramente si evince nel suo citato “ BRIEVE RISTRETTTO”. Sicuramente il drammatico episodio del saccheggio ed incendio della propria abitazione che dovette subire, temendo addirittura la vita come era accaduto In Pescina, ha drammaticamente portato il Nostro a rivedere le sue posizioni condannando senza appello i fautori di tali esecrabili misfatti e passando, di fatto, all’altra parte. Purtroppo né nella più volte citata opera né nell’Archivio Comunale di Ortona dei Marsi (35) esistono documenti relativi alla citata “Anarchia”. Nelle fotocopie del sopramenzionato importante manoscritto del notaio Buccellla gentilmente fornitemi dall’amico editore Antonio Soccciarellli, sono mancanti, purtroppo, numerosi fogli (36). Facendo un balzo di 8-9 anni arriviamo al 14 ottobre 1806 quando, cioè, il Nostro, in qualità di Luogotenente della Corte di Ortona dei Marsi invia la seguente missiva al governatore Capo Riparto di Celano:
“[….]Il Luog:[otenen]te della Corte di Ortona de Marsi Not:_[ar] Filippo Buccella Al Sig:n[o]r Gov:[ernato]re Capo Riparto di Celano ( al margine sinistro è impresso un sigillo ovale di grani due n.d.r.) Sig:[no]r Capo Riparto=A tenore de/suoi Comandi in seguito della lett:[er]a delll’Ill[ustre Intend:[en]te della Prov:[inci]a in data 27 del ca=/duto settembre, che si è degnata comunicarmi con suo ve=/nerato foglio di Otto del Corrrente, e pervenuta ai 11 detto, lo unito alla mia presenza il Rev:[erend]o Economo Curato D.[on] Fe=/lice Can:[oni]co Castrucci, il Mag:[nifi]co Sindaco Antonio Taglieri, D.[on] Giulio Magggi, D.[on] Giuseppe Petroni (37), d.[on] Filippo Petroni, D.[on] Giuseppe Gizzzi, D.[on] Carlo Maggi, Francesco de Sanctis (38), Gio:[van]Felice Taglieri, D.[on] Pietro de Matttheis (390), Pasquale Ascio, Do=/menico d’Ascanio, e Vincenzo di Croce tuttti posssidenti at=/taccati al Governo, Onesti, senza Relazione co Bri/ganti. I quali uniti hanno deposto quanto siegue. Sul p[ri]mo Articolo = In questo n[ostr]o paese vi sono stati Insorgenti/sul secondo Art.[[icol]o_Sono stati Barnaba di Saverio Eramo/Biaggio del q[uonda]m Casimirro del Gizzi, Luigi di Giovannni/Grosso, Domenico di Ant:[oni]o di Cicco Andrea (40) del q.[uonda]m Sim=/plicio Eramo, Capo, Luigio del q:[uonda]m Giacomo Panfily, Luigi di Biasce Asci, Arcangelo del q.[uonda]m Orante Grossso, Pas=/quale di Pietro Manna, Luigi del q.[uonda]m Antonio Melone, Ce=/sidio del q.[uonda]m Biase d’Andrea, e Giuseppe di Amico Taglieri= IL sud:[ettt]o Barnaba fù il p[ri]mo, poiché dai n21/del passato settembre andò ad unirsi allla Massa di Picccioli (41)/in Scanno e si ripresentò ai 7 del Corrrente; il sudetto/Biagio Eramo, Generoso Eramo, Luigi del Gizzzi, Luigi/Grosso/Domenico di Cicco si unirono al picchetto della /Massa di Picccioli/Spedito dal P.[ad]re Domizio (42)= sotto il Coman=/do di Bianchi (43) di Gagliano in questa nostra Padria per le//contribuzioni, e la seguirono meno che Domenico di Cicco/che restò nel paese./Sul terzo Articolo = Li danni caggionati dalla sud:[dettt]a Massa in occa=/sione, che entrò in questa n[ostr]a Terra, sono : Allll’Università/Docati Cento cinquantanove; A me not:[ar] Buccella do=/cati Cinquanta= A Pasquale Asci Docati cinque= a D.[on] Filippo Petroni docati Tredici: A D.[on] Carlo Maggi/docati sette, ed al Sig:[no]r Gizzzi docati sei. A questa somma/si deve aggiungere il danno auto il Governat[or]e D.[on] Giusepppe/Colantonj di Santa Maria del Ponte, che non possiamo sa=/perlo, poichè se lo condussero arrestato/a sudetta Massa/(né più è tornato)./Sul quarto Art.[icol]o= Si né fatta La nota esatta, e fedele di/tutti in Cittadini attualm.[en]te assenti, e a causa di loro assenza./Sul quinto Art:[icolo]= Appena si restituirà in padria qualche/Brigante sarrà dagl’Ammm:[inistrato]ri denunciato alla Corte./Super sesto Art.[icol]o= Ecco il Rapporto dell’accaduto./A 21 settembre-Barnaba Eramo si andò ad unire alla Ma=/ssa di Picccioli, come sopra si è detto. Ai 5 del Corrente/Ottobre sulle ore 13 Italiane, giunse in questa Terra il/Capo Massa Bianchi di Gagliano con circa cinquanta Briganti/e fatto chiamare il Sindaco, consegna a questi un biglietto del Pa=/(dre Domizio, che gle ne compiego Copia. In seguito, mentre si/Occupavano da Onesti Citttadini arriunire l’occcorrente, il sudetto/Domenico di Cicco, Generoso e Biaso Eramo, Luigi Grossso, Luigi Panfily, Arcangelo Grosso, e Pasquale Manna, uniti a vary/Briganti fo=/rastieri, sotto il pretesto di avere Armi, incomin=/ciarono a commette Saccheggi. L’anzidettto/Domenico di Cicco, e Luigi Grosso, condusssero dei Briganti fo=/rastieri nellla Corte, ove arrestarono il Gov:[ernato]re D.[on] Giuseppe Cola-/bianchi di Santa M.[ari]a del Ponte, saccheggiando in parte detta Corte/e/(/quindi riunitosi all’intiera Massa, si condussero dettto Gov:[ernato]re/sulla Montagna, minaccciandolo il detto di Ciccco e Grossso vo= ( al margine sinistro è impresso il descritto sigillo ovoidale di grani due n.d.r.)/lerlo fucilare, poiche ave impedito di portare la Noccarda Rossa, dove fecero portare tuttt’i viveri, che si erano somministrato, ed obbligarono il sindaco Antonio Taglieri a seguirli con i denari della/Requisizioni, il quale nel ritorno ci assicurò, che l’aveano Condot=/to fino vicino la Terra di Molina (44),dove avea Ritrovato il padre Domizio;/ed il Capitano del Monaco (45)a quali aveva consegnato/Il Denaro, gle ne fecero il Recivo, come dalla copia, alla quale/soggiunse ben anche di aver lasciato detto Gov:[ernato]re ancora detenuto./Nella stessa giornata de cinque dopo la partenza del Bianchi/il sudetto Andrea Eramo sotto il nome di Capo Massa, si unì ai detti Briganti Domenico di Cicco, Arcangelo Grosso/Cesidio di Andrea, Pasquale Manna, Luigi Melone, Giusep:]p]e/Taglieri, Luigi Panfily, e Luigi dell’Ascio, pose sottosopra/tutto il paese/tutto il paese, sul pretesto di avere Armi, per seguire la Mas/sa; Assalirono vari persone nell’abitato, dentro del quale furo=/no seguiti da Antonio di Pietro Conte, e fuori l’abitato in/varie Case di Campagnoli, commettendo vary Punibili Attentati/dopo di aver prese le Armi da vary Particolari, si condussero/anche nella convicina Terra di Aschi. La mattina dei sei/essendo giunta la Trupppa Francese, sotto il Comando del Maggg:[io]re/Esper, detti Briganti non tornarono nel paese, e siccome detto/Magg:[io]re fece sentire a Domestici de Briganti, che se non si ri=/presendavano, giusta il prescritto nel Reale Indulto, avrebbbe fattto/Sacchegggiare e dar fuoco alle loro Case, così dopo la partenza/di detta Truppa, e propriamente agli 8 del Corrente, Si ri=/presendarono av:[an]ti di me, esibendo le Armi, che aveano prese; E ne ricevei il costituto, ed ora si trovano partiti per l’Agro Ro=/mano, meno che il Capo Massa Andrea Eramo, e Giuseppe/Taglieri. Il sopradetto Barnaba Eramo, che fù il p[ri]mo, che si par=/tò ancora, in persona de d:[ettt]o ad unire colla Massa, si venne per primo a Ripresendare. E’ da sa-//persi ancora, che da molto tempo prima del giorno cinque/si erano veduti uscire delle Noccarde  rosse in persona del d:[ettt]o/Luigi Grosso, Baldassarre Marsily, e Pasquale Manna, per/cui è da credersi, che vi fossero degl’Insorgenti segreti, che/cercavano di dar moto alla Rivolta, tanto via maggiore, che nel giorno precedente alla venuta della Massa, si sentì, udire la/venuta di essa:/Credo aver adempiuto esattamente ai suoi Comandi. E la saluto./Ortona dei Marsi li 14 ottobre 1806 + Segno di Croce di dell’odierno sindaco Antonio Taglieri ill[etterat]o/D.[on] Felice Can:[oni]co Castruccci Ec.[onom]o Curato/D.[on] Pietro de Mattteis/Filipppo Petrone/Carlo Magggi/Giulio Magggi/Gius.[eppp]e Petroni/Gius.[eppp]e Abrami(45), Gizzzi/Gio:/van Felice Taglieri/Francesco de Sanctis/Vincenzo di Cicco/Pasquale Asci/ Io Dom.[eni]co d’Ascanio/Dev.[otisssim[o Ser:[vito]re vero ed Obligatissi]mo/Notar Filippo Buccella Luog[otenen]te ( al margine sinistro si legge: “ Sig.[no]r Gov:[ernato]re Capo Riparto di/Celano “ n.d.r.)// Università, e Com[mu]ne di Ortona a’ Marsi/Certifico io qui sotto Croce segnato Attuale Sin=/daco di questa T[er]ra d’Ortona de Marsi in esecu-(al margine sinistro è impresso il descritto ovoidale sigillo di grani due n.d.r.)/zione del quarto Articolo della Lettera dell’Illustre Sig:[no]r Gov:[ernato]re Capo riparto di Celano/trovansi assenti da q[ue]sta n[ostr]a Padria li se-/quenti Citttadini/Per l’Agro Romano a’ soliti Lavori Agrary:/Vincenzo di Paolo Colabattista/Ant:[oni]o di Giusep:[p]e Venti con due figli Luigi, ed Agostino/Bartolomeo di Cicco./Ant[oni]o di Gio:[vannn]i Pelllegrini/Gio:[vanni] Pellegrino/Giusep:[p]e di Donato Eramo/Biaggio Castruccci/Geremia Cerrone/Andrea di Lonardo/Biaggio, e Baldassa[r]re di Cicco/Biaso di Simone/Francesco Eramo/Pietro Trojani/Raffaele Marica/Ant.[oni]o Mascioli/Gaetano Serritta/Pascale Asci e Gaetano suo Zi[o]/Batassarre, e Filippo Marsilio/Ant.[oni]o Cerrone/Carmine di Cristofano/Luiggi di BIaso Asci Briga[n]te/Arcangelo di Orante Grosso Brigan;[t]e/Pasquale di P[ie]tro Mannna Brigante/Luigggi di Ant:[oni]o Melone Brigante/Ant:[oni]o di P[ie]tro Conte Brigante/Luigi di Giacomo Pompilio Brigante/Barnaba di Saverio Eramo Bri-/gante/Dom:[eni]co di Ant:[oni]o di Cicco Brigante/Assenti p[er] essere andati alla Masssa/di Picccioli/Luigi di Giovannni Grosso/Luigggi di Casimirro dfl Gizzzo/Biaso di Berardo Eramo/Generoso di Dom[eni]co Eramo/+ Segno di Croce di Ant.[oni]o Taglieri/Sindaco
S.N. (  44 )( segue il sigillo delll’Università di Ortona dei Marsi n.d.r )Non sappiamo se il Nostro, data la sua versalità nelle humanae litterae abbia scritto altre opere o “cronache”, bisognerebbe chiederlo agli eredi e, comunque bisognerebbe fare un’acccurata ricerca presso l’Archivio Privato Buccella nell’avita abitazione in Ortona dei Marsi.   

     Perché non dedicare al notaio Filippo Buccella una strada nel paese natìo?

    

Prova inequivocabile che l’antica abitazione dei Buccella fu ricostruita nel 1801, a due anni del violento saccheggio ed incendio drammaticamente descritto dal Nostro (vedi). In realtà non sappiamo se letteralmente fu ricostruita dalle fondamenta o, ancora, cosa molto più probabile, nel 1801, fu completamente restaurata: ”[….]circa le ore quatro diedero fuoco ad una gran quantità di tavole dentro la casa medesima, affinchè restasse quella in tutto e per tutto distrutta[…..]”. Nella chiave di volta dell’arco in pietra, posto nell’entrata della citata abitazione, fu scolpita la seguente Iscrizione ( ancora oggi esistente): “ I[esus] H[ominum] S[alvator]/N.[otar] F.[ilippo] B[uccella]/1801 “. A fianco, a destra, il 3 settembre 2011, l’Amministrazione Comunale di Ortona dei Marsi, in occasione della speciale giornata dedicata a Giuseppe Buccella, pronipote del nostro, e della riedizione delle sue “ Leggende Marsicane “ (49) da parte della benmerita Casa Editrice Edizioni Kirke di Cerchio (AQ), ha collocato la seguente epigrafe commemorativa: “ Comune di Ortona dei Marsi/In questa casa ebbe i natali e dimorò/Giuseppe BUCCELLA/1902/1982/Letterato, Poeta e Giornalista/Ortona dei Marsi 3 settembre 2011”.

Cerchio, 26 dicembre 2021
  Fiorenzo Amiconi

Note

  1. “ La mia nascita fù a 28 Agosto dell’Anno del Signo/re 1749””. Filippo Buccellla (1749-1823) Manoscritto “ BRIEVE RI=/STRETTTO di/ALCUNE Cose per Noti=/(zia de Posteri. Acccadute dentro la metà del/secolo delll’ 1700,/cioè Dall’Anno 17quaranta/nove/in avanti”, Manoscritto Archivio Privato Buccella, Ortona dei Marsi (AQ).
  2. Bonaventura Buccella, nato in Ortona dei Marsi intorno all’anno 1717 ed ivi deceduto il 27 febbraio 1793, all’età di 76 anni.
  3. Nata intorno al 1712 e deceduta in Roma, all’età di 63 anni, il 4 dicembre 1775.
  4. Fu istituito nella città di Pescina dopo l’11 Luglio 1567 come chiaramente si evince in un documento conservato nellla Diocesi dei Marsi in Avezzzano (Fondo C/2/38) dove si appprende che i parroci di Cerchio: Don Nannni Ciantellino, don Andrea Pane et Casce e don Bernardino Campomizzzi, canonici della chiesa matrice di Cerchio, Santa Maria de Circulo, ed i parroci di Celano don Ferdinando Ceroni, don Federico Tagliorini e don Camilllo miozo, volevano che il seminario diocesano fosse istituito in Celano e non in Pescina: “ Tassa p[er] la erez[ion]e del seminario, giusta il Coc.[ili]o di Trento a 11 Luglio 1567/in Pescina, e non come si pretese dalli Can.[oni]ci di Celano e di Cerchio in Celano, unitamente agli atti di tale riguardo”. Il citato documento è composto da 6 fogli di difficoltosa lettura. Il primo foglio presenta la soprariportata annotazione dove viene riportata la data dell’11 Luglioo 1567 con, al margine sinistro, riportato “ Pescina/716” ed, al margine destro, scritto a matita da mano antica coeva, il numero “1”, al centro del foglio è riportato, scritto da mano antica coeva il “ N. 47 8 è stato cancellato n.d.r.) 2° “ e, all’ultimo foglio, scritto, dalla stessa antica mano, si legge: “ Tassa/p[er] la erez.[ion]e del Seminario di Pescina, e non in Celano, che si pretese p[er]  il Rat.ge/da (sic)”. A prima vista il su menzionato documento è composto da due differenti docvumentazioni che, molto probabilmente, facevano parte di un unico fondo purtroppo, smembrato nel corso dei secoli a causa dei vari terremoto ed incendi accaduti nell’Archivio della Diocesi dei Marsi. Il nostro documento infatti, attualmente, è composto dai due descritti fogli coevi e dagli altri quattro fogli contrassegnati da altra mano antica, come chiaramente si evince, nel mese di dicembre 1579 ( 12 dicembre e 16 dicembre) al foglio 4r è riportata la seguente difficoltosa scritta;”[….]x/Cerchio/procuratio pro infrasc.[ri]ptis p[re]sbiteris de esp.co cugnada[m]/Copmp.[aratio]ne p[er][…..]Ad Tassa farla pro Seminario In Pescina[…..]” Al quarto rigo del foglio 3r si legge: “[….]ad instantia[m] pro]curator asserti seminary erigerndi in terrra piscine[….]” e, quindi, come ben si comprende allla data del 16 dicembre 1579 il nostro seminario risultava ancora essere “erigendi”e, quindi, di conseguenza, molto probabilmente fu terminato dopo ( nel 1580?). Durante la rivoluzione napoletana del 1647-1648, nota come la rivolta di Masanielllo ( Tommaso Anielllo dettto Masaniello ) molti documenti dell’Archivio della  Diocesi dei Marsi, allora sedente in Pescina, furono bruciati dai soldati acquartierati nel palazzo episcopale: “ Di più negl’anni 1647/e 1648 in tempo delle rivolutioni popolari del Regno di Napoli, e nella sede vacante di Masi/p[er] morte di Lorenzo Massimi, seguì incendio di/molte/scritture e Libri/à mano esistentino nella/Canc.[elle]ria vecovale p[er] la dimora in q.[ues]to de Soldati p[er] alcuni/mesi” ( ADM c/B. 6), FASC. 1523) “ Ita qualiter de anno 1647-1648 tempore revolutionis populari Neapolitanae sede Episcopali vacante ab mortem b.[ona] m.[emoria] Laurentii de Maximis Tunc Episcopi, steterunt in Palatio Episcopali diverse quantites militum, qui majorem parte scripturem Cancellleriae igni dederunt quod testes sciunt, quid viderunt[…..]” Così riporta alla nota 2 di pag. 179 lo storico Andrea Di nPietro nel suo “ Catalogo dei vescovi della Diocesi dei Marsi, ristampa anastatica dell’edizione del 1872, Edizxioni Kirke, Cerchio, 2011). In quel tempo venne registrato nel “ Graduale ante 1457”, tra gli altri, il terrremoto avvenuto a Cerchio nel 1648 e le soldataglie presenti nel medesimo luogo: “ Adì 19 di Gennnaro 1648 La matina circa le 14 hore mentre si celebrava la p.[ublic]a messa fu un nTerrri[bile] Terremoto/più Ter[ribi]le degli annni passsati. Nel qual tempo stava assediata la T.[err]a di Celano dal Pezzzola per providere/Gente della sere/nisssima Repubbblica di Napoli in d.[ett]a T.[er]ra di Cerchio vin erano 150 soldati “.( Amiconi F.: “ I codici musicali di Cerchio e la loro importanza per la storia locale”, a cura di Gianluca Tarquinio, Ianieri Editore, Pescara, 20009, Amiconi F:M.:” Appunti di archeologia cerchiese”, Arti Grafiche Fratelli Palombi, Roma, s.d. ( ma 1987) e così pure anche danni dovette subire il seminario all’inizio regno sabaudo quando, una parte di questo venne adibito a pubblico convitto ( Melchiorre A.: “ La Diocesi dei Marsi dal 1860 al 1876”, Bullettino della Diocesi dei Marsi, Avezzano, 23.3.1983, p. 49 ed  Sismico Nazionale, Istituto Poligrafo e Zecca dello Stato Roma, 1999 ), p. 691, tabella 2) Arrecò danni irreversibili all’archivio diocesano dei Marsi. I preziosi documenti salvatisi dalla furia devastatrice del sisma furono legati in pacchi posti in baracche di legno alla completa mercè del tempo, degli uomini e dei roditori: “[…]2° esisteva un piccolo Museo lapidario in una stanza a terreno dell’Episcopio. 3° Al terremoto del 13 Gennaio 1915, tutto fu sconvolto! L’Archivio di Curia, che conteneva varie pergamene, e anche di qualche valore, in fretta e furia/per timore di ulteriori scosse di terremoto, fu tolto dai locali perico-/lanti e anche in parte caduti tutti legati in pacchi riposto tutto/in baracche di legno, per trasportarlo subito in locali adatti, sia purem provvisoriamente. La popolazione di Pescina vi si oppose a questo trasporto con mano armata, le autorità apposero i sigilli alle Baraccche entro le quali era custodito/l’Archivio, e fu giocoforza lasciarlo ove era, Dopo quasi nove anni di tempo trascorso sia per le intemperie e più per le talpe, penso che poco o/niente si sia restato! A niente valsero i miei reclami e le mie pro-/teste, le autorità, le autorità non mi ascoltarono né vollero aiutarmi né ora potrei osare di richiedere l’Archivio per ragione di ordine pula presa di possesso della Diocesi la Curia e l’Archivio erano/aperti a tutti…..(sic), l’Archivio segreto non esisteva più, il ripostiglio aperto/e ciascuno aveva asportato ciò con due chiavi, ma il terremoto tutto distrusse[….]”(ADM C, B. 95, fasc. 2379 bis, f.n.n., in AA.VVV.:” Un Pastore forte e gentile Mons. Pio Marcello Bagnoli 1911-1945” Mostra documentaria per il centenario dell’ingresso in Diocesi., Avezzano (AQ) Archivio Storico Diocesi dei Marsi, 3 giugno-25 luglio 2011, Edizioni Kirke, Cerchio, 20111, p.49-50). Con il decreto ufficiale della Santa Sede del 16 gennaio 1924 si stabilisce il definitivo trasferimento della sede vescovile da Pescina ad Avezzano e, il 13 Marzo 1924, seguì anche il “ Regio assenso”. Di Conseguenza, quindi, tutti gli atti riguardanti l’archivio diocesano vengono trasportati e collocati, dove tuttora si trovano nella nuova sede avezzanese. La non doma malvagità della belva umana, purtroppo, ancora una volta si abbattè, durante il secondo conflitto mondiale, il 26 e 27 maggio 1943 con assordanti bombardamenti aerei, sulla risorta nuova città di Avezzano ed anche il seminario diocesano ( in quel frangente fu trasformato in scuola degli allievi ufficiali tedeschi ed è facile intuire i danni che questi produssero ed, infine, il  17 aprile 1949, un furioso incendio trasformava in un immenso rogo tutto danni materiali, si aggiungeva la perdita della ricca biblioteca e dell’Archivio “ ( Amendola V. a cura: “ Rievocazione del seminario vescovile dei Marsi “ articolo pubblicato nel Bollettino Diocesano della Diocesi dei Marsi del Nov. Dic., 1963” elaborato dall’allora Rettore del seminario diocesano Can. Antonio Santucci oggi vescovo emerito di Trivento, in occasione del quarto centenario del Concilio di Trento che decretò l’istituzione dei Seminari”, 2012)=. Grazie al sagace, scrupoloso ed intelligente lavoro svolto dallo storico ricercatore Angelo Melchiorre (1935-2014) il quale su incarico dell’allora vescovo dei Marsi Mons.Biagio Terrinoni (1914-19996) che resse la diocesi dei Marsi dal 1977 al 1990, rimette letteralmente in sesto una massa informe di documenti giacenti in uno sottoscala dell’episcopio[….]”La documentazione riguardante sedici anni (1860-1876) è stata rintracciata in mezzo a carte di altra epoca e di ben più sostanziosa consistenza, carte che solo adesso si sta tentando di mettere in ordine. Fino a poco tempo fa, infatti, l’archivio dei Marsi era in condizioni di completo abbandono, tanto che qualsiasi ricerca si arenava difronte alla caotica congerie di carte, e …….(sic) polvere! Uno studioso locale don Vincenzo Amendola, autore nel 1977 di agile volumetto intitolato “ La diocesi dei Marsi nel sec. XIX. (Ortona dei Marsi, stamp. In proprio, 1977), giunto al periodo 1860-76 così conclude:” Abbiamo inutilmente cercato qualche documento per conoscere gli avvenimenti di questi (….)anni della vita della diocesi: non abbiamo trovato niente. Dunque le difficoltà erano già presenti anche a coloro che, da stampo si dedicavano alla ricerca storico-archivistica in Marsica […..]” ( Melchiorre A.: “ La Diocesi dei Marsi dal 1860 op.cit., p. 48), rendendo il tutto, per la gioia di chi va alla ricerca della propria storia perduta o misconosciuta, fruibile e comprensibile a tutti. Il Suo nobile e indefesso immenso lavorìo porterà il Nostro Archivio Diocesano ad essere dichiarato, il 17 ottobre 1983, dalla Sovrintendenza Archivistica per l’Abruzzo e Molise “ di notevole valore storico” qui, infatti sono conservate pergamene di grande valore storico ed artistico come, per esempio, il famosissimo Exultet, il rotolo liturgico pergamenaceo dell’XI secolo: in tutto il mondo ne esistono soltanto 31 esemplari. Il Nostro Exultet conservato nell’Archivio Diocesano di Avezzano ( misura mmm. 556 per mmm. 275, composto da 8 fogli in pergamena cuciti insieme), scritto in beneventano cassinese con inchiostro bruno, privo di illustrazioni è., nel suo genere un unicum, possiede solo iniziali di lettere dorate con motivi geometrici e fotoformi, stilisticamente omogenee fra loro, colorate in origine con blu, rosso, vermiglione, verde e oro: enorme è la prima lettera E di Exultet. Nel testo emerge il nome di Pandolfo, eletto vescovo dei Marsi, nell’anno 1057 quindi la datazione del documento è abbastanza sicura. Le più potenti famiglie marsicane mandavano i loro rampolli a studiare nell’Abbbazia di Montecasssino. L’Exultet, orazione cantata dal diacono dall’alto dell’ambone, aveva l funzione di comunicare attraverso le miniature e le iniziali delle lettere , in un’epoca in cui quasi nessuno sapeva leggere e scrivere, il dramma della Passione. Il diacono infatti, nel corso delle lettura lasciava cadere piano piano dal pulpito il rotolo liturgico affinchè i presenti potessero vedere bene le immagini e, partecipando attivamente, potessero diventare essi stessi attori della sacra rappresentazione. Altri documenti importanti, fra i tanti, sono anche le famose Bullle Indulgentiarum di Cerchio relative agli anni 1295 e 1300. I documenti conservati nel Nostro archivio diocesano sono imprenscindibili per cercare di capire la storia a 360 grqdi della Nostra subregione marsicana e sta a noi posteri dare la giusta lode ed encomio all’Uomo che lontano da qualsiasi interesse privato o pubblico, se non la mai sopita sete del sapere, ha reso possibile la fruizione  di quella accozzaglia informe di sparsi fogli, rendendo così di fatto, la città di Avezzzano, con questa, allora unica infrastruttura culturale, ad essere, diventare nobile città, almeno per la ricerca storica del nostro territorio: Angelo Melchiorre. E bene ha fatto il vescovo dei Marsi Mons. Pietro Santoro ( 20007-2021), nel 2019, ha dedicare allo Storico, Ricercatore, antropologo, professore Angelo Melchiorre, una sala dell’Archivio Diocesano. Perché non dedicare al Nostro, ad imperitura memoria, una strada? Piace ricordare fra le sue numerose pubblicazioni i seguenti volumi: “ Vita e folclore nella Marsica di ieri “, presentazione di Ernesto Pomilio con illustrazioni di Marcello Ercole, Studio bibliografico Adelmo Polla, Cerchio, 1981; “ Tradizioni popolari della Marsica” con appendice musicale di Elisa Blasetti, Università degli Studi dell’Aquila, centro di ricerche letterarie << U. De Bartholomeis>>, Edizioni dell’Urbe, Roma, 1984; “ Tradizioni Popolari della Marsica saggio bibliografico /1604-1988)“ Introduzione fi Alfonso Maria di Nola, tipografia <<Don Guanella s.r.l. Roma, Storia e Medicina Popolare Rivista quadrimestrale del centro “ Storia d’Abruzzo tra fatti e Memoria>>, Fortunato Ambrosini Editore, Pennne, 1989; “ L’Abruzzzo e la sua gente gli aspetti socio-economici e spirituali nellle classi sociali in Abruzzo”, Adelmo Polla Editore, Cerchio, 20000. Oltre naturalmente ai suoi numerosissimi articoli pubblicati su volumi scritti a più mani su riviste specializzzate e su vari quotidiani, in primis, sulla pagina de “ il Tempo “ (Marsica): paese per paese infatti di tutti i centri traccia essenziali profili storici. Sarebbe utile, sicuramente ripubbblicarli in un apppostio volume. Perché nelle sale delll’ex seminario diocesano non colllocare, data la sua notevole importanza dei documenti conservati nelll’Archivio Diocesano, il tanto sospèirato Museo dellla Diocesi dei Marsi, ed intitolare, tale nobile infrastruttura allo storico-ricercatore, antropologo Angelo Melchiorre che tanto si è speso, in totale silenzio, il Tempo però è sempre e sarà galantuomo, all’Uomo che, con la sua sagace Opera ha fatto diventare il Nostro Archivio “ di notevole interesse storico?”. Non è giusto ricordare gli uomini che, con forte abnegazione e spirito di intraprendenza si sono adoperati per la buona, direi ottima, riuscita dello scopo prefisso: rendere fruibile a chicchessia quei documenti che, altrimenti, sarebbero stati sempre negletti ed interdettti ai novelli Diogeni che con un tremolante lumicino vanno alla ricerca del Sapere: “ Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza “.
  1. Socciarelli A.M.:” I terremoti nella Marsica precedenti il 1915 nella documentazione d’Archivio”, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologica, Quaderni di Geofisica, Roma, Anno 2016, Numero 132.
  2. Buccella F.: “ Brieve Ri/strettto op.cit.”.
  3. Vedi nota 6.
  4. Soppresso al fine del XVIII secolo.
  5. E’ la nota carestia del 1764 scoppiata, nel 1759, in tutto il Regno di Napoli, raggiungendo il suo acme nel biennio 1763-64. Amiconi F.: “ Parasitt il brigante che morì due volte”, Edizioni Kirke, Cerchio-Avezzano, 2015.
  6. Bucccellla F.: “ BRIEVE  OP.CIT.”-
  7. Vedi nota n. 10.
  8. Soccciarellli A.M.: “ I terrremoti nella Marsica op.cit.”.
  9. Bucccellla F.: “ Brieve op.cit.”.
  10. E’ il genitore dei fratellli Giuliano e Vincenzo Ferrrante barbaramente uccisi in Pescina l’11 febbraio 1799, da una folla inferocita in quanto ritenuti Giacobini. Amiconi F.: “ Monsignor Giuseppe Bolognese il vescovo Sanfedista (1742-1803)”, pro manuscripto, 2021.
  11. Bucccella F. : “ Brieve op.cit.”.
  12. Risulta iscritto  nello specchietto riassuntivo collocato nell’Archivio di Stato dell’Aquila ( Categoria 19- Anni 1809-18111,4584B) “ Delle cento persone prese fra le duecento, che pagano la più forte imposizione della Provincia dell’Aquila in proporzione della possidenza, e nelle quali si riuniscono più mezzi, o conoscenze proprie a farle impiegare attualmente nel servizio de’ publici affari[….]10. D.[on] Giuseppe Colettti – Tufo – Prima (classe di contribuzione n.d.r.)- Onesto, abile, attivo, economico[….]”. Questi il 15 gennaio 1808 fu nominato membro del Consiglio del Distrettto di Città Ducale ( A.S.A., Categoria 19, Anni 1808-1809, b. 4584). Il Nostro risulta  anche iscritto nello specchietto riassuntivo del “ Notamento de’ migliori possidenti, Commercianti, e mercatanti del Distretto della Città Ducale, colle prescritte indicazioni/di Possidenza, rendita, Domicilio p[er] la proposta de’ Candidati de’ Colleggi Elettorali[…..]Tufo. Si.[gno]r Luigi Colettti- Tufo- Proprietario-Duc:[ati] Mille trecento cir[c]a- Consig.[lier]e Distrettuale Uomo forni=/to di buona politica, e cognizioni [….]” ( ASA, Cat. 19, Anni 1809-18111, 4584B). Risulta anche iscritto nel “ Notamento de’ Migliori Possidenti, Commercianti, e Negozianti del Distretto di Civita Ducale colle prescritte indicazioni di possidenza, domicilio, per la proposta de’ Candidati de’ Colleggi Elettorali consigliere Distrettuale [….]”( ASA, Categoria 19, Anni 1809-1811 , 4584 B). Nel 1814 risulta consigliere del distretto di Avezzano ( ASA, Cat. 19, Anni 1804-1818, 4586 A). Nel “ Quadro indicante i membri del Consiglio Prov.[incia]le creduti idonei a continuare nell’impiego -Osservazioni fra quelli che li propongono per toglierli, e proposta di quelli che li propongono per toglierli, e proposta di quelli da infrenogarsi[….]Consiglio del distretto di Città Ducale[….]Consiglio del distretto di Città Ducale Luigi Coletti- Tufo- è morto e apparteneva al distretto di Avezzano Giuseppe Coletti (è stato cancellato n.d.r.) Simone Blasetti ( è scritto sopra n.d.r.) Antrodoco uomo di probità, e di pazienza[….]2 ( Aquila, 4.7.1812, ASA, Cat. 19, Anni 1812-1816, 4585).
  13. Buccella F. : “ BRIEVE OP.CIT.”.
  14. Vedi nota 17.
  15. Speranza U. : “ Fonti notarili indite per la storia della Marsica- Anni 1506-1810”BDASP, Annate LX=LXII= 1970-1972, XCI-XCII dell’intera collezione, Tipografia Labor, Sulmona, 1974, p.30, nota 1, p. 303.
  16. Vedi nota 190, pp. 303-310.
  17. Vedi nota 19, p. 303.
  18. Bontempi P.:  La Marsica nella storia moderna”, Tipografia di Casamari,( Frosinone), 1974, ppp. 25-26.
  19. Vedi nota n. 22.
  20. Vedi nota 222.
  21. Ringrazio l’amico ricercatore editore Antonio Maria Socciarelli che mi ha fornito le fotocopie del citato “ BRIEVE RI/STRETTO “.
  22. Buccella F.: “ BRIEVE RI/STRETTTO “.
  23. Vedi nota n. 26.
  24. Giuseppe Melchiorre viene così annotato nella “ Lista de’ Maggiori negozianti, commercianti della Provincia”[….]Giusepppe Melchiorrri (sic)- Pescina – Benchè non mostra coltivato nella scienza (?????) è questo soggetto non meno di giudizio aggiustato e capace, e di ottima morale […..]( ASA, Afffari generali, Categoria 19, Anni 1809-18111, 4584 B). Aveva una rendita annua di 1000 ducati. Fu esecutore con il geometra Gianfranco de Jorys di Aschi, per ordine del dotto e storico Mons. Giancamillo Rossi, Vescovo dei Marsi ( 1805-1818) di una pianta dell’antica Marruvio, pubblicata, con qualche modifica, dallo storico Luigi Colantoni ( 1843-1825) nel suo libro “ Storia dei Marsi dai tempi più antichi fino alla Guerra  Marsica, Italica o Sociale”. Il citato Colantoni conservava del Melchiorre alcuni inediti manoscritti dei quali se n’è persa traccia. Mons. Rossi, come ci tramanda lo storico Andrea Di Pietro (1806-1874), aveva scritto 120 dissertazioni sopra le antichità della Marsica, delle quali, purtroppo, sono rimaste inedite nonostante le premure dello stesso Di verso gli eredi, che avevano promesso di renderle pubbliche con una opportuna edizione, però, purtroppo, mai avvenuta. Un vero peccato. Giuseppe Melchiorre faceva parte della vendita carbonara del comune di Pescina dove, fu così allistato : “[….]Melchiorre Giuseppe Proprietario, Entusiastico[…..]”, Amiconi F.:” La Carboneria a Cerchio op.cit.”. Amiconi F.(a cura) : “ Viaggio antiquario nella Marsica”, Edizioni Kirke, Cerchio-Avezzano, 2018.
  25. Clemente d’Arcadia. “ dottor in utroque jure” verrà nominato, il 5 settembre 1811, primo presidente del nuovo Distretto di Avezzano istituito il 222 agosto 1810. Nacque sa Pescina il 29 gennaio 1764 dal magnifico Ambrogio e dalla magnifica Giacinta figlia del notaio Berardo Sclocchi. Presso l’Università di Napoli si laureò in “utroque jure” il 27 aprile 1789 ( Archivio di Stato di Napoli, “ Collegio dei Dottori”, 108, fascicoli 92r). Il Nostro risulta iscritto nella “ Lista de’ Maggiori Negozianti, Com[mercianti] della Prov.[inci]a di Aquila[….]116. Clemente d’Arcadia Pescina. 116. Cons[iglie]r distrettuale di qualche abilità, e di buona moralità”(ASA, Servizi Generali, Categoria 19, Anni 1809-18111, b. 4584 bis, fasc. 21). E nell’elenco delle rendite del sopranominato fondo archivistico risulta: “[….]Comuni Pescina- Nome Arcadia (sic) Cognomi Clemente (sic) Rendite 900 [ducati][….]”
  26. Monsignor Francesco Vincenzo Layezza, vescovo della Diocesi dei Marsi dal 1777 al 31 ottobre 1792 data della sua venuta in Napoli dove fu sepolto nella cappella di S. Restituta Martire eretta nella cattedrale di Napoli.. Di Pietro A.: “ Catalogo dei vescovi della Diocesi dei Marsi “ Ristampa anastatica dell’edizione del 1872, Edizione Kirke, Cerchio, 20111. Amiconi F.: “ Il Settecento cerchiese”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 68, Anno IX, 20006.
  27. Fulgenzo Matteo d’Amore, nato a Cerchio il 10 ottobre 1701, da Giovan Battista me Lucretia Letta, Si unì in matrimonio, il 1 giugno 1732, con Virginia Maria Domenica Mancini di Riofredddo, La morte lo colse a Cerchio all’età di 66 anni. Amiconi F.: “ IL Settecento a Cerchio op.cit.”.
  28. Anno palesemente errato in quanto la soppressione di tale nobile istituzione fu comunicata mediante il “Reale Decreto “ emesso dal re di Napoli, Ferdinando IV, il 16 marzo 1776 in seguito alla denuncia di un certo Antonio Tedeschi. Il notaio Filippo Buccella erra sia l’anno della soppressione del citato convento e sia l’anno di morte del ricco proprietario Fulgenzo d’Amore che, come abbiamo visto, morì il 9 dicembre 1767. Il 16 Marso 1776 dunque, come abbiamo riportato, per ordine del re di Napoli furono espulsi in quanto “ i religiosi del convento degli Agostiniani Scalzi per il loro tenore di vita sono di publico scandalo a quella gente[….]” ed anche perché “ tal conventino non abbia che quattro Religiosi e come tale venga proibito dalle regole monastiche e dalle Costituzioni Pontificie le quali fissano il numero di dodici religiosi oltre la Superiore locale”. L’espulsione dei citati religiosi molto probabilmente avvenne perché ciò si incuneava nell’opera riformatrice del ministro del regno di Napoli Bernardo Tanucci (1698-1783) il quale voleva “ affrancare” come dice, il Colletta, l’impero dal sacerdozio e sogetttare l’impero ( cioè l’autorità del Regno ). Così trasformò e riscattò le decime, fece definire il matrimonio << contratto civile per natura>>, proibì ai vescovi di occuparsi delll’istruzione pubblica, ridusse il numero dei monasteri, abolì l’inquisizione, e con i ministri di altri corti borboniche affrettò la soppressione dei Gesuiti. Abolì anche abusi, combattè privilegi di classe, riorganizzò l’amministrazione della giustizia”. La classe dirigente del paese di Cerchio non vedeva di buon occhio la ricchezza dei frati del convento e pensò bene di farne partecipe, della loro agiatezza, in un periodo di grande crisi economica, la corte di Napoli, la quale, immediatamente agì drasticamente, senza ripensamenti, alla soppressione del convento degli Agostiniani Scalzi di Cerchio appartenente ad un altro stato: agli Agostiniani Scalzi di Roma. Amiconi F.:” Storia della Madonna delle Grazie  di Cerchio attraverso documenti editi ed inediti”, Edizioni Kirke, Cerchio-Avezzzano, 2018. “ Oltre a vari articoli e volumi da me pubblicati nel corso degli anni.
  29. I figli maschi di Fulgenzo Matteo d’Amore furono il “ Reverendo Canonico d[on] Sinibaldo, nato a Cerchio il 2.3.1733; “ il Reverendo Sacerdote e Cappellano di Malta Sig.[no]r D[on] Arcangelo d’Amore, nato a Cerchio il 18.3.1734; il “Sig.[no]r Feliceantonio d’Amore, nato a Cerchio il 16.11.1735; il “ Sig.[no]r Giovanni d’Amore “chierico”, nato a Cerchio il 27.12.1742 e il “ Sig.[no]r Paolo d’Amore “dottor in utroque jure”,nato a Cerchio il 31.5.1750 e le figlie erano: Lucrezia, nata a Cerchio l’11.8.1739 si unì in matrimonio con il medico di Aiellli Barlaam Macccallini, l’8 febbbraio 1756; Angela Teresa, nata a Cerchio il 24.10.1744 si unì in matrimonio con Carlo de Alexandris di Colllarmele, il 16.5.1762; Domenicantonia, nata il 2.7.1741 unita in matrimonio. Il 13.2.1786 con il Magnifico Geremia d’Amore ( nato a Cerchio il 4.1.1742 ed ivi morto il 34.8.1797) “ dottore in utroque jure”, avvvocato e maestro dei fanciulli e, per il triennio 1778-1781, giudice della Regia Doganellla di Pescina; Angelica Mattia, nata a Cerchio il 26.5.1746 unita in matrimonio con il dottor fisico Ludovico Semperlottti di Castelvecchio Subequo, il 30.11.1782. Amiconi F. “ Il Settecento cerchiese op.cit.”.
  30. Bucccellla F.: “ BRIEVE op.cit.”.
  31. Alcuni anni fa in seguito ad una rapida verifica fatta per sapere se presso gli archivi comunali dei vari paesi marsicani esistevano i registri delle deliberazioni comunali relativi agli anni 1798-99 e 1806. Abbiamo scoperto che tali registri esistevano nei comuni di Aielli, Avezzano, Cerchio e Tagliacozzo. Non esistevano nei comuni di Celano, Collarmele, Ortona dei Marsi, Ovindoli, Pescina e Scurcola Marsicana; nel comune di Lecce dei Marsi doveva verificarsi. In altri comuni è stato difficoltoso reperire notizie in questo senso comunque bisognerebbe fare una ricerca più meticolosa e precisa.
  32. Per la precisione nel “ BRIEVE RI/STRETTTO” mancano, se è esatta la mia supposizione, i fogli 6v, 7r, 8r,8v,9r,9v,10r,10v,111r,11v,12r,12v,13r,13v,14r,14v,15r,15v,16r,16v,17r,18r,18v,19r,19v,91r,91v,9v,100r,100v,109r,109v,110r,110v,111r,111v,112r,112v,113r,113v,115r,115v,116r,116v,117r,117v,122r,122v,123r,123v,128v,130v. Il notaio Filippo Buccella ha numerato con cifre arabe, tralasciando le pagine dell’Indice, le prime 32 pagine del suo lodevole lavoro: sicuramente, forse, era sua intenzione di numerare le rimanenti pagine in seguito, molto probabilmente, alla fine della descrizione del suo singolare diario. Il Nostro pone così la citata numerazione: i numeri pari a sinistra e quelli dispari a destra. Da mano posteriore, forse del proprio pronipote avvocato Giusepppe Buccellla ( 1902-1982) è stata impressa con un timbrino una nuova numerazione partendo dal numero 3 sin dalla prima pagina continuando fino al numero 133. Tale numerazione è posta non allla sola pagina bensì all’intero fogli e, di conseguenza, quindi, il retro del foglio non presenta alcuna numerazione. Il citato pronipote pubblicò, nel 1972, per i tipi della benemerita Casa Editrice Fratellli Palombi Editori Roma, in parter l’inedita sopracitata opera dal titolo : “ Ortona dei Marsi in una cronaca inedita del XVIII secolo”: Non sappiamo al momento perché Giuseppe Buccella non pubblicò integralmente tale prezioso e importante manoscritto comunque, però, noi, ne siamo grati in quanto, anche se in parte, ci ha fatto conoscere più da vicino la vita quotidiana di un paese delll’entroterra abruzzese: Ortona dei Marsi dal 1749 al 1798. Data la sua innegabile importanza è l’unica, fino adesso, dettagliata cronaca riguardante la nostra subregione marsicana che descrive con dovizia di particolari ciò che è accaduto nella seconda metà del XVIII secolo e, pertanto, bisognerebbe pubbblicarla integralmente. L’avvocato, giornalista, scrittore, poeta Giuseppe Buccellla è nato in Ortona dei Marsi il         1902 ed ivi deceduto il 25 dicembre 1982. Questi oltre al sopracitato lavoro ha pubbblicato anche: “ Leggende marsicane”, Casa Tip- Ed. Commm. Nicola De Arcangelis, Casalbordino 1935 ( è stata ristampata con lo stesso titolo dalla benemerita Casa Editrice Kirke,, Cerchio, nel 2011 (prima edizione) e nel 2015 (N seconda edizione ): “ iI veliero dei sogni”. Ed. M. Carra di L.Belllini, Roma, 1934; “ Mio padre”. A.T.N.A., Roma 1941; “ San Generoso”, Tip. Editrice Angeletti, Sulmona, 1947; “ La provincia dell’Aquila nel Risorgimento Nazionale”, Edizioni << attraverso l’Abruzzo>>, Pescara 1961. Grazie al suo impegno e perché no, ingegno, e a seguito di un suo articolo pubblicato sul settimanale “ Realtà Politica” se, nel luogo, dove nacque l’illustre statista a livello europeo cardinale Giulio Raimondo Mazzarino è stata ricostruita la casa museo dedicata all’illustre statista dove sono collocati cimeli, ricordi e pubblicazioni del citato cardinale. Tale articolo, infatti, fu letto dall’ingegnere mecenate Gervasio Rancilio che fortemente si impegnò a che il deplorevole stato di abbandono della casa natale dello statista Cardinale Mazzzarino fosse presa nella giusta considerazione e, addirittura, organizzò una colletta tra i nostri emigranti in Francia: questa fu molto proficua raccolse infatti, 80 milioni delle vecchie lire. Il ministro francese Valery Giscard d’Estaing diede il placet acchè tale somma fosse inviata al comune di Pescina affinchè l’opera fosse eseguita ed, il 29 giugno 1972, tale lodevole opera fu inaugurata alla presenza della festante popolazione pescinese ed autorità civili e religiose.
  33. Giuseppe Petroni è allistato nella vendita carbonara del comune di Ortona dei Marsi, composta da 131 adepti ed il cui simbolo era formato da un sigillo circolare recante all’esterno la seguente circolare iscrizione: “ I DISCENDENTI DI POPPPEDIO ALLL’O…..(SIC) DI Ortona a Marsi “ ed, all’interno vi erano raffigurati un ufficiale con la spada sguainata, seguito da tre militi e preceduti da altri due militi con sopra una parte di sole raggiante. Sotto i militi, scritto orizzontalmente si legge “ PRO PATRIA “: “[….]Petroni Gius[eppp]e-Prop[rietario]-Ortona Carbonaro[….]” Archivio di stato di Napoli, Ministero di polizia generale, volume 4121, I, Provincia del II apruzzzo ulteriore Registro di polizia”.
  34. Francesco de Sanctis risulta iscritto nella citata vendita carbonara di Ortona dei Marsi: “[….]110.De Sanctis Fran:[ces]co- Prop[rietari]o[….]”.Archivio di Stato di Napoli, vedi nota n.37.
  35. Pietro de Mattheis è annotato come adepto nella vendita carbornara del comune di Ortona dei Marsi: “[….]89. De Matttheis Pietro- Sacerdote- Ortona- Carb.[ona]ro immorale e violento[….]” Archivio di stato di Napoli, vedi nota 37.
  36. Andrea Eramo è iscritto nella vendita carbonara di Ortona dei Marsi: “[…..]42. D’Eramo Andrea- Prop[rietari]o- Ortona- Carb[onar]o[…..]” Archivio di Stato di Napoli, vedi nota 37.
  37. Ermenegildo Picccioli, capo supremo dell’insorgenza, in terra d’Abruzzzo, contro la Francia, era fratello di Luigi, ispettore di polizia francese il quale, nel 1806, si adoperò alacremente affinchè il sunnominato fratelllo abbandonasse il “ dissonesto Mestiere di Capomassa” riuscendovi, grazie ai suoi servigi e fedeltà alle truppe transalpine, a far ottenere al fratello la“ Real munificenza” del perdono da parte del Governo francese. Amiconi F. ( a cura): “ La repressione del brigantaggio nell’Abruzzo Ulteriore II nel “ Rapporto storico del Capitano francese Alò (1806-1812)”, Edizioni Kirke , Cerchio-Avezzano, 2019.
  38. Padre Domizio Iacobuccci, nato ad Aielli il 5 maggio 1769, famoso capomasssa durante le insorgenze del 1798-99 ed anche in quelle del 1806. Si ignora, al momento, come, quando e dove morì. Amiconi F.: “ Padre Domizio Iacobucci alias fra Diavolo ( 1769- 18…)”. Vedi in Polvere d’Archivio- Terrre marsicane.
  39. Giuseppe Silvestro Bianchi di Gagliano Aterno “ Capobrigante sotto gli ordini di Piccioli”. Amiconi F.(a cura):” La repressione del brigantaggio op.cit.”.
  40. Archivio di Stato dell’Aquila, Intendenza, SI, cat. 27, b. 4813 A.
  41. Giuseppe Monaco di Introdacqua “ Capitano delle milizie nel passato governo “ e “ Colonnello de’ Reali Eserciti e Comandante del Corpo Volante” nelle insorgenze del 1806. Venne ucciso insieme con il proprio figlio Pasquale, il 3 ottobre 1807, in un violento scontro a fuoco avvenuto nei pressi di Pescina, nel passo di Forca Caruso, benchè accerchiati dalle truppe francesi non vollero arrendersi preferendo morire in combattimento. Amiconi F.:(a cura): “ La repressione op.cit.”.
  42. Nel retro del citato documento, scritto da altra mano si legge: “ 1815/Prelevazione e restituzione della/dote in D[ocat]j 126:00 sopra i feudi di Giovannant.[oni]o Pantano alla di costui Susanna  Pantano, espro-/priati da D.[on] Venanzio d’Amore”.
  43. Interessante documento dove veniamo alla conoscenza del circolare personale sigillo notarile recante la seguente circolare scrittura: “ FILIPPPO BUCCCELLLA N.3 P.2°. U.R. ORTONA A MARSI “ con lo stemma reale del re delle due Sicilie Gioacchino Napoleone.
  44. Il Nostro morì alle ore sedici, come chiaramente si evince nell’atto di morte n. 26 del registro dei morti relativo all’anno 1823 del comune di Ortona dei Marsi conservato presso l’Archivio di Stato dell’Aquila.
  45. Buccella G.: “ Leggende Marsicane”,CASALBORDINO, Tip. Ed. Comm. Nicola de Arcangelis di Ricccardo de Arcangelis, 1935. Data la sua innegabile importanza per la storia del folclore dellla nostra sub regione marsicana, la benemerita Casa Editrice Kirke nel 2015 ne ha curato anche la seconda edizione.

APPPENDICE

Michele Ragusa

BREVI CENNNI STORICI SULLLA MARSICA

Notizie su alcuni contratti antichi/che si conservano nell’Archivio Notarile/Distrettuale di Avezzano/Con prefazione illustrativa di Ugo Speranza Reggente l’archivio/notarile distrettuale di Sulmona 1924, pp. 65-68.

“[….]LA RIVOLUZIONE E CONTRORIVOLUZIONE/PESCINA ED ORTONA/

NOTAR BUCERLA (sic) Filip:/po di Ortona,/1786 a NATIVITATE/In questo protocollo leggesi la seguente notizia storica:/ << Nel giorno del 10 febraio 1799 prima domenica di/Quaresima circa le ore 23 e mezza, si sollevò molta gente di vile e malnata condizione in Pescina, col fanatismo che/in detta Città molti erano Giacobini ( questo nome per altro/di Giacobini da tutti se ne sa proprio il termine, ma non se/ne sa il significato) col loro capriccioso fondamento di am-/mazzzare, di assassinare di rubare, si portò come un ful-/mine nel Palazzo degli Eredi del quondam Barone D.[on] Camilllo/Tomassetti sita nella publica Piazza di detta Città di Pescina/ove  trovarono il disgraziato Duca di Santa Candida D.[on] Gian-/francesco Malvezzzi della Città di Matera, Nipote del dettto/D.[on] Camilllo fu padre del quondam D.[onna] Teresa Tomassettti/madre delllo stessso Sig.[no]r Duca, che da più annni erasi portato/A DOMICILIARE IN Pescina, lo assalì detta gente malsana im-/provvisamente, li rubò tutto il denaro che tenea, e lo am-/mazzzò, indi spogliato, gli usò molto sevizie e fece di quel/corpo molti orrendi striveri………(sic)/Saccheggiarono il Palazzo, oltre di tutti i commestibili,/che non erano pochi, ed in gran quantità di vino appro-/priando ad essa, portò via tutti i mobili, e quanto di buono/si trovava in detto Palazzo, facendovi restare le semplici/mura, ascese il danno circa li 10000 ducati.//Trovandosai molti contadini di questa trra di Ortona in/detto buon Paese di Pescina a lafvorare e zapppare le vigne/de Pescinesi allora che commisero tali barbarie vennero li detti contadini Ortonesi dei più vili, ed abbbiettti che potesse/avere questa popolazione, insultati da detti Pescinesi a ritor-/nare qui in Ortona ed a fare quello stesso che loro face-/vano ai Giacobini di Pescina, perché in Ortona vi erano più/case di Giacobini, le quali si dovevano saccheggiare, ben-/giare, ed ammazzare tutti delle famiglie e che questo era il(/Zelo che si dovea esternare per l’affezione si portava al So-/vrano, il quale se ne era dovuto fuggire dal Regno per io/tradimenti fatti da Giacobini ( oh iniqua invenzione del Regno/di Napoli per rubbare alla scoverta!) Dal mal esempio rice-/vuto dai Pescinesi e colle iniquissime insinuazioni fatte ai/sopraddetti Ortonesi precedente un complotto fatto di volersi/portare anche loro ) in Ortona bene armati in unione, si/risolvettero di abbracciare tali diabolici sentimenti, ond’è/ubbricandosi ben bene in Pescina nelle cantine delle sud-/dette famiglie fecero ritorno in questa terra/di Ortona circa l’ora di mezzo giorno del lunedì tra di essi nella casa de Sig. Fratelli D.[on] Luigi, D.[on] Filippo (1) e D.[on] Saverio Petroni (2), ove domandarono di volere le/armi da fuoco senza fargli capire, che una delle Case da/doversi saccheggiare era la loro: a questa domanda gli fu risposto di non tenere armi, ma quelle poche che tenevano/erano in difesa della loro casa non potendole dare ad essi./Quelli pensarono di ritirarsi coi loro soci, che si sta-/vano nella piazza del paese a trattenne, ove giondi si unirono in risoluzione di portarsi a saccheggiare la mia casa (I) e/fare quello stesso che avevano veduto fare dai Pescinesi,

Note

  1. La casa del Notaio di Ortona Filippo Buccella//che gli aveva consigliato il Capo Massa di quei birboni un/tal Mascioli (3). Fattosi dunque risoluti con istigazione vera dia-/bolica di essersi ubriacati in un osteria, tutti uniti si portarono circa l’ore 19 afanti la mia casa, circondandola/intorno, ed armati chi con sciabola, coltelli, chi con/cangiarri, baionette, e chi con accette, ed puntati acciai,/tentarono di entrare senza alcuna residenza a porte aperte/gridando che si fusse aperto da chi era dentro/OMISSIS/Fatttesi finalmente nettte, dapoichè aveano crudelmente distruttto dissi,pato, ed esterminato ntuttto quelllo che nel interno/dellla casa vi era, non lasciandosi rimanere i chiodi nellle/mura, dopo di naver ben mangiato e bevbuto, dispensando a/chiunque v’interveniva de commestibili, e tutto il vino, che/era in cantina, circa le ore quattro della notte diedero fuoco/ad una quantità di tavole dentro la casa medesima/affinchè restasse quella in tutto e per tutto distrutta./OMISSSIS/Erano circa le ore 17 quando il popolo di Ortona prin-/cipiò a conoscere l’iniquissimo attentato commesso, e la desolazione che la mia casa, che per altro motivo non si era/patrato da quei maneggi che per rubare ed assassinare alla scoverta, si sollevò tutto sdegnato contro quei, che mano girando/per il paese per trovare e sorprendere i delinquenti, ne car-/ceravano una buona porzione, alcuni se ne fuggirono; chi fu fezato. La controrivoluzione ed il popolo sdegnato furon i motivi, che si restrinsero alcuni pochi mobili, che la maggior parte de citttadini e special-/mente le donne avean portato nelll loro case; ed apppropriati/a loro stessi//OMISSIS/NOTAR FILIPPPO BUCCELLLA di Ortona/nello stesso protocollo 1786 leggesi:/In nomine Domini amen 1786/Questo è il protocollo da me publico e Regio/Notaio Filippo Buccella della terra di Ortona dei Marsi fatto/nell’anno di nostra salute Milllesettecento/ottantasei, il quale/ebbe la disgrazia da essere intieramente lacerato dalla iniqua, e barbara gente, che fu a saccheggiare la mia casa come/innanzi si è dimostrato. A questo funesto Caso vi sono/capitati altri tre Protocollli, cioè que degli anni 1787, 1791,/1792, che in ciascuno di essi gli si farà la memoria/si è riformato da matrici, che per un Caso si sono/potute rinvenire, malridottte, e strapazzate, le quali erano state in detto anno 1786 protocollate./A affinchè ciò costi, ne ho formata la presente dichia-/razione per notizia de posteri, i quali sapppiano il funesto/successo del deplorabile saccheggio dato a detta mia Casa/Oggi in Ortona dei Marsi li 26 febbraio 1799./Io pubb.[lico] Reg:[io] Not.[aio] Filippo Buccella come sopra no/propria. In fede mi sono col mio segno segnato Lode a/Dio e alla Gran Madre Maria sempre Vergine[….]”

Note

  1. Don Filippo Petroni fu iscritto nella vendita carbonara del limitrofo comune di Pescina di cui era Gran Maestro: “[….]77. Filippo Petroni- Ex Giudice- Gran Maestro[…..]” Amiconi F.:” La Carboneria Cerchio op.cit.”.
  2. Francesco Saverio Patroni, nacque ad Ortona dei Marsi il 26 aprile 1706 da Giantommmaso e Vitttoria Sabettti di Tagliacozzo, Morì all’età di circa 72 anni, il 7 febbraio 1838 nella città di Chieti. Fu un valente politico ed un fine ed attento studioso. Per la sua precoce intelligenza fu inviato dalla famiglia, che sempre tenne a cuore l’amore verso le Belle Lettere, all’età di nove anni in Chieti e, qui, sotto la protezione del canonico de Vincentiis, iniziò la sua formazione culturale. Amici del Nostro furono Giuseppe de Thomasis, Giusepppe Nicola Durini, Giuseppe e Gennaro Ravizzza e Nicola Nicolini. Nel 1787, all’età di 21 anni nella città di Roma si laureò in Filosofia e Legge. Immediatamente, appena laureatosi, si trasferì in Napoli dove ritrovò l’amico Giuseppe De Thomasis e, con questi, intraprese l’attività legale. Il 13 agosto 1806, sotto i Napoleonidi, il Nostro fu chiamato a svolgere le funzioni di Segretario generale dell’Intendenza della provincia Abruzzo Ulteriore Primo. Seri anni dopo, nel 1812, fu nominato segretario dell’Intendenza di Terra di Lavoro e, nello stesso anno, fu nominato Commissario regio per la divisione dei Demani del Matese. Con decreto reale del 16 dicembre 1813 fu nominato alla onorevolissima caria di Intendente della Calabria Ultra, in Monteleone. Continuò, data la sua integrità morale, a ricoprire tale carca anche quando ritornarono al potere i Borboni a Napoli. A lui bisogna dare la paternità della legge emanata il 1 Maggio 1816 concernente la DIVISIONE DELLLA CALABRIA Ulteriore. Il 14 Maggio 1816, con regio decreto, fu nominato Intendente in Reggio Calabria e, il 134 dicembre 1817, fu nominato Intendente della Basilicata in Potenza. Nel mese di marzo 1821 fu destinato provvisoriamente a ricoprire la carica di Intendente della provincia di Abruzzo Ulteriore Primo in Teramo. Nel 1823 partecipò ai lavori del Reale Isitituto d’Incoraggiamento divenendo, tre anni dopo, nel 1826, socio ordinario. Fu Socio della Reale Acccademia Pontoniana. Nel 1831 Saverio Petroni fu chiamato in servizio da re Ferdinando II, come Intendente di Chieti, In tale veste si impegnò per sostenere l’Istituzione della Biblioteca Provinciale della Città di Chieti e, nel 1837,ebbe la concessione regia. In questo stesso anno, nel dicembre 1837, fu nominato consigliere della Gran Corte dei Conti in Napoli ma, ammalatosi, non riuscì, purtroppo, ad iniziare tale onorifico incarico e, nella notte fra il 7 e 8 febbraio 1838, nella sua abitazione rese l’anima a Dio. Durante tutta la sua esistenza non abbandonò mai i suoi amati studi verso la filosofia e l’economia. Nell’abitazione natale del Nostro, sita in Ortona dei Marsi, è stata posta, ad imperitura memoria, la seguente elogiativa epigrafe: “ T./ DEUS OPTIME MAXIME/BONURUM OMNIUM/LARGITUR PROVIDENTISSIME/FRANCISCUS XAVERIUS I.C./ALOISIUS VINCENTIUS PHILIPPPUS FF/IUXTA AVITAS SEDES SACELLLUM CUM ARA/VOLENTES LUBENTES DEDICANT/ANNNO CI ) I )CCXCIV/NOVELLLINI COMPILATES TRIBULES/SACRIS HEIC FACIUNDIS/PURAMENTE ADSUNTO/PROFANI ET FACINOROSI HOMINES/HANC PROCUL ARCENTOR”.
  3. E’ il già citato Capomassa Pasquale Mascioli di Pescina.
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