Esclusa dalle proroghe contrattuali perché in gravidanza, Asl condannata per discriminazione ai danni di un’assistente sociale

avvocato Salvatore Braghini
Avvocato Salvatore Braghini

Avezzano – “Una vicenda che ha dell’incredibile”. Così commenta la notizia del giorno l’avvocato Salvatore Braghini con riferimento al provvedimento del Giudice del lavoro di Avezzano cui cui è stata condannata la ASL 1 a rimuovere la condotta discriminatoria dell’azienda nei riguardi di un’assistente sociale marsicana che, trovandosi in gravidanza, si era vista escludere dalle proroghe contrattuali concesse, invece, ad altri colleghi. L’avvocato riferisce alla nostra redazione che la donna era assunta con un contratto a termine nel ruolo di assistente sociale presso il Consultorio di Civitella Roveto fruendo dell’interdizione obbligatoria dal lavoro in ragione della gravidanza.

“Scaduto il contratto di 6 mesi, però, nonostante il Responsabile Consultoriale Area Marsica, dott. Domenico Parise, chiedeva alla Direzione della ASL il rinnovo di due contratti per garantire il servizio all’utenza sia presso il Consultorio di Tagliacozzo e Celano sia presso Civitella, la proroga veniva disposta, incredibilmente, solo per l’assistente sociale destinato al Consultorio di Celano e Tagliacozzo, con tanto di firma del Direttore dell’UOC del Personale, dott. Errico D’Amico”.

L’avvocato Braghini indirizzava, tempestivamente, una diffida ai vertici aziendali per chiedere il rinnovo anche in favore della lavoratrice, ritenendo inconcepibile una sua estromissione per il solo fatto di trovarsi nell’impossibilità di lavorare in virtù della gravidanza, e per di più, essendo la legge ad obbligare la lavoratrice di astenersi dal lavoro per tutelare la maternità.

Presentato il ricorso secondo il rito speciale per vertenze implicanti aspetti discriminatori, il Giudice del lavoro riteneva pienamente “assolto dalla ricorrente l’onere probatorio relativo al trattamento meno favorevole rispetto a quello riservato a soggetti in condizioni analoghe e non portatori del fattore di rischio”, tanto più che, afferma il Magistrato, da 4 delibere del Direttore Generale risulta che non solo il collega assegnato a Celano e Tagliacozzo, pur trovandosi nella medesima situazione contrattuale della ricorrente, beneficiava, a differenza della lavoratrice, della proroga del suo contratto di lavoro a tempo determinato per ulteriori 6 mesi, ma ne beneficiavano anche altri 16 colleghi in scadenza del termine contrattuale nel profilo professionale di assistente sociale.

“In buona sostanza – aggiunge il legale – è stato riconosciuto il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalla ASL 1, in ragione dello stato di gravidanza, non avendo l’azienda fornito alcuna motivazione sulle ragioni per cui il contratto a tempo determinato fosse stato prorogato al collega si e alla donna no, e per le quali avesse addirittura proceduto a nuove assunzioni attingendo dalla graduatoria ma saltando a piè pari la lavoratrice incinta”.

Il Tribunale ha, quindi, ordinato all’ASL 1, condannandola anche alle spese legali, la cessazione del suo comportamento discriminatorio nei confronti della ricorrente, con rimozione dei suoi effetti, mediante proroga ora per allora, a tutti gli effetti, sia economici sia giuridici, del contratto a tempo determinato di 6 mesi, da ottobre 2020 ad aprile 2021.

“E’ inaccettabile – conclude l’avvocato Braghini – che in un’azienda pubblica non si siano preoccupati di interloquire con la lavoratrice per comprendere la portata discriminatoria della condotta. Invero, si tratta di una vera e propria prassi che non tiene in alcuna considerazione le tutele che la legge appresta alla condizione della lavoratrice in stato di gravidanza per garantirne pari opportunità di accesso all’impiego senza sacrificare la missione di madre”.