Cosa dicono i diciottenni di Avezzano chiamati per la prima volta al voto?



Avezzano – Ci siamo domandati cosa pensassero i giovani di Avezzano che per la prima volta si recheranno ai seggi a votare per il sindaco della loro città. Abbiamo chiesto loro, di fare qualche considerazione attraverso alcune domande che gli abbiamo rivolto. Ne emerge uno spaccato interessante, quello di una generazione che vorrebbe partecipare di più alla vita pubblica, ma poi preferisce restare in disparte nel timore di finire strumentalizzata dal politico di turno.

In tal senso prende forma il profilo di giovani affatto sprovveduti, ma al contrario, consapevoli della realtà in cui vivono. Il realismo di cui sono intrise le loro risposte, restituisce l’idea di ragazzi che, nel loro tentativo di voler essere autentici, vogliono provare ad essere migliori di quanto non raccontino le cronache del sabato sera.

Su quello che serve ad Avezzano, molti hanno lamentato la mancanza di luoghi di cultura che riescano ad essere anche luoghi di aggregazione, dove sia possibile esprimersi attraverso iniziative e manifestazioni, e dove si possano ritrovare i riferimenti importanti delle proprie radici e delle tradizioni che accomunano i cittadini che fanno parte di una stessa comunità.

Un altro argomento gettonatissimo è la pista ciclabile, molto apprezzata dai più giovani, ma per la maggior parte di loro, andrebbe razionalizzata attraverso collegamenti più aderenti alle esigenze dei cittadini e degli operatori commerciali.

Aspetto non secondario, è la percezione che i ragazzi hanno di un’opera realizzata con troppa fretta, dicono, forse per il timore di perdere i fondi europei. Secondo loro quest’opera ha senso se ne viene promosso l’utilizzo. I diciottenni, su questo, hanno idee molto chiare. Fare una ciclabile solo per non perdere i fondi europei non sarebbe dunque un buon motivo, se poi, l’utilizzo dell’infrastruttura non viene incentivato.

Altro tema che sta a cuore ai neo-elettori è quello dei trasporti pubblici. Secondo loro, i mezzi dovrebbero garantire corse più frequenti e collegamenti più diffusi. Molti apprezzerebbero l’impiego di bus che non inquinano. Evidentemente la coscienza ambientalista è più radicata nelle giovani generazioni di quanto non lo sia nei loro genitori. Non di rado, proprio i più giovani danno l’esempio sulle buone pratiche a tutela dell’ambiente.

Molti diciottenni, ricordano ancora i meme goliardici su Gianni Di Pangrazio, quelli che circolavano sui social e nelle chat, ai tempi dei loro primi anni alle scuole superiori. Diversi si loro valutano positivamente il suo lavoro negli anni in cui ha governato. Qualcuno però, dice che è un personaggio che divide. C’è chi lo apprezza per capacità amministrativa, per esperienza e per simpatia, e chi invece vuole facce nuove.

Quasi scontate le risposte su cosa piace o non piace della politica. La maggior parte dei ragazzi diffidano degli annunci e degli slogan. Alta fra loro, la percentuale di quelli condannano il razzismo. Molti vorrebbero più controlli nelle strade, nei locali e nelle discoteche al sabato sera. Per loro la politica dovrebbe servire teoricamente a realizzare le idee che si hanno, ma su questo non si fanno troppe illusioni.

Il coro unanime delle risposte è che, troppo spesso, il potere dà alla testa, ma i ragazzi non sembrerebbero farsene meraviglia. In fondo è una caratteristica dell’uomo, dicono. Il problema è che si parte con tanti buoni propositi, tante belle idee di cambiamento, e tutta la disponibilità a mettersi al servizio della propria comunità, ma alla fine, l’egocentrismo avrebbe la meglio, e si finirebbe col pensare solo alla poltrona.

Questa l’analisi realistica e senza illusioni dei diciottenni chiamati per la prima volta a votare il sindaco della propria città. Un’analisi spietata e matura, nel fiore della meglio gioventù.