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Conosciamo meglio Gianni Manca, candidato con Gianni Di Pangrazio

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Avezzano – il geometra, Gianni Manca è un libero professionista, un tecnico, profondo conoscitore delle tematiche inerenti l’urbanistica e delle criticità che inevitabilmente investono un’amministrazione alle prese con gli innumerevoli problemi legati alla gestione del territorio.

Manca si candida per la prima volta in una competizione elettorale con l’intento di mettere a disposizione i suoi quarant’anni di esperienza professionale al servizio della città, e lo fa, con Gianni Di Pangrazio, amico di una vita. Queste le sue considerazioni alle domande che la nostra redazione gli ha rivolto.

Quale ritiene sia, il ruolo a lei più confacente?

«Il mio obiettivo è di collaborare da vicino col politico, portando la mia esperienza professionale di quarant’anni. Lo spirito è quello di chi si mette al servizio della comunità contribuendo con un approccio più diretto a quelle che sono le problematiche della città. Prima fra tutte il piano regolatore, un problema che si trascina dal 2001, almeno per quanto riguarda i piani particolareggiati, piani pluriennali di attuazione e piani plano-volumetrici, più altro ancora.»

Problemi dovuti all’indolenza politica oppure a cause di natura tecnica?

«Non direi, prendiamo il piano Pastene, nella zona nord, in via Romana è stato rivisto mettendo in difficoltà chi lo esaminava per la presenza di diverse abitazioni realizzate senza permessi, parliamo di un’edilizia “spontanea” che il comune ha dovuto recuperare attraverso un piano di completamento di quelle aree.»

Sta parlando di abusivismo selvaggio che accomuna un po’ tutta la penisola, da nord a sud?

«Si, è un problema diffuso che comunque va risolto. Oggi hai dei terreni che non sono vendibili pur essendo potenzialmente edificabili perché non sai cosa stai vendendo. Sono soggetti a plusvalenze, un discorso complesso che riguarda una tassazione in capo a chi vende. Quei terreni oggi, fai attenzione a venderli. Poi ci sono molte strade, di fatto private, ma di pubblico utilizzo. Vanno acquisite a patrimonio pubblico con atti di cessione bonaria.»

Da ciò che mi dice, direi che non si sente di interpretare il ruolo del politico a tutto tondo.

«Vorrei molto più semplicemente creare una simbiosi fra profilo tecnico e ruolo politico provando a essere un risolutore di problemi.»

Quanto ha inciso il suo rapporto personale con Gianni Di Pangrazio nella decisione di candidarsi?

«Col candidato Sindaco ci conosciamo da una vita. I nostri genitori lavoravano assieme. Lo ritengo una persona molto sensibile alle esigenze della città e molto preparata; certamente ben strutturata per gestire i rapporti di interlocuzione con la Regione e gli organi sovracomunali. Di questo Avezzano ha molto bisogno per affrontare e risolvere i problemi.»

Gianni Di Pangrazio ha dichiarato di non aver mai avuto tessere di partito, mi pare di capire che lei si sente tranquillamente a suo agio in questo raggruppamento civico

«Personalmente già in passato avevo espresso a Gianni la mia volontà di candidarmi in una lista civica qualora lui fosse nuovamente sceso in campo. Mi rispose che se si fossero create le condizioni per le quali sarebbe stato possibile mettere insieme persone come il sottoscritto, avremmo sicuramente costruito insieme qualcosa e così è stato. Ciò mi fa molto piacere perché, per come lo conosco, e per aver già collaborato con lui nel dopo terremoto del 2009, ho avuto modo di apprezzarne le grandi capacità.»

L’edilizia e l’urbanistica è il settore che lei conosce meglio per motivi professionali. Quanto pensa possa incidere sul rilancio economico della città?

«Rilanciare la città, vuol dire innanzitutto, riuscire a portare a termine le molte cose rimaste sospese. La gestione degli impianti di depurazione è un tema, per esempio. Col CAM, molte cose vanno ancora chiarite. Si dovrebbero riacquisire quelle cose che già erano del comune. Un’idea potrebbe essere quella di rimettere le mani sul Nucleo Industriale. Oggi il nucleo è un deserto caratterizzato da una moria di industrie. Dopo la ex Texas, ultimo grande insediamento industriale nel nostro territorio, è iniziato il declino.»

Quando dice, rimettere le mani sul nucleo industriale, cosa intende? Mettere da parte l’ARAP?

«No, ma sicuramente interloquire con Arap, per sapere cosa vuol fare del Nucleo Industriale. Non è detto che nel Nucleo Industriale debbano esserci solo industrie. Chi vieta di fare un piano di recupero territoriale, una variante che preveda ulteriori tipologie di destinazione urbanistica in ambito uffici direzionali e uso commerciale? Credo che qualcosa cambierebbe in positivo.»

Non teme i mal di pancia dei commercianti che da anni lamentano lo svuotamento della città a favore dei centri commerciali?

«Anche i centri commerciali non è che se la passino molto bene, e poi, se ci andiamo in fondo, Avezzano, una vera zona commerciale non ce l’ha mai avuta. È finita con l’Iper Coop, poi, se prendiamo Via Roma, troviamo solo medie strutture e molte di queste sono vuote e sfitte. C’è l’interporto da rimettere in piedi, dovrebbe iniziare a funzionare col carico e scarico merci ferroviario che andrebbe spostato lì.»

E poi?

«A quel punto crei un’area di parcheggio puntando a rimodulare il centro città secondo criteri mirati alla mobilità sostenibile, offrendo ai cittadini un’opportunità diversa di vivere il centro cittadino e agevolando i commercianti, favoriti dal passeggio delle persone.»

Da tecnico cosa pensa della viabilità di Avezzano?

«L’altro giorno ero a piedi. Sono stato investito da un ciclista perché attraversando la strada, sulle strisce pedonali, ho guardato solo a sinistra, essendo un senso unico. Non ho pensato minimamente che un ciclista potesse arrivare dalla direzione opposta. Questo mi fa dire che certe scelte sono state fatte con eccessiva fretta, senza essere riflettute meglio. Però sia chiaro, le piste ciclabili ci vogliono, cercando di studiarle in maniera diversa, magari seguendo l’andamento della viabilità e confrontandosi con gli operatori commerciali e le associazioni di categoria.»

Quale pensa, possa essere, la migliore destinazione della Corradini. Si parla da un po’ di polo culturale, lei che idea s’è fatto?

«La vocazione naturale non può che essere quella del polo culturale, se si vuol lasciare l’edificio così com’è. La struttura ha ancora oggi una sua validità, e per come è distribuita, non può che essere destinata a polo museale piuttosto che sede di associazioni culturali. Abbiamo anche altre strutture, come per esempio, l’ex Arsaa che vanno senza dubbio valorizzate meglio.»

Il mercato immobiliare soffre ad Avezzano, come nel resto della provincia italiana.

«È vero ma vediamo se con il decreto sul 110% sarà possibile fare qualcosa. Sicuramente dovremmo velocizzare le procedure burocratiche. Al di là del ribasso dei prezzi, oggi sono nettamente cambiate le modalità di acquisto di una casa, perché è vero che oggi compri a 150 un immobile che era costato 300 ma a 150 ricompri comunque un altro immobile che a sua volta era costato 300.»

Il tema delle periferie come pensa vada affrontato?

«Una delle periferie che merita attenzione è secondo me Scalzagallo, l’ex consorzio dove vanno definite le abitabilità, c’è Carucino, dove i piani dovrebbero essere rivisti, poi c’è la parte sotto al monte Salviano, che ha il problema del vincolo idrogeologico che va assolutamente affrontato e poi come avevo detto all’inizio le Pastene, col piano regolatore da mettere a posto.»

Se sarete voi a governare Avezzano, ce la farete a spostare gli uffici comunali nel centro direzionale a nord della città?

«Non è impossibile. L’importante è cominciare immediatamente a prendere le giuste misure.»

Da neofita della politica ma da esperto delle dinamiche politiche della città, come la valuta questa competizione, e gli altri concorrenti in campo?

«Non conosco i programmi degli altri, però penso che i problemi di cui le ho parlato debbano occupare l’agenda di tutti i candidati sindaci perché sono problemi all’ordine del giorno. L’obiettivo, ripeto, è sistemare ciò che già c’è, poi andare oltre per rendere la città più bella.»

Cosa mi dice del tema sicurezza?

«Io sono nato qui a Piazza Torlonia. Mi ricordo, da bambino, si giocava qui, ma c’erano sempre le guardie che buttavano un occhio e controllavano la situazione. Erano gli anni in cui c’era ancora la befana del vigile. All’angolo fra Via Cataldi e Via Corradini, si lasciavano i mandarini e il panettone per i vigili che noi bambini guardavamo con profondo rispetto. Oggi la sicurezza sconta la penuria di risorse e l’insufficienza di mezzi e forse, manca anche un coordinamento appropriato fra le varie forze dell’ordine. Di sicuro oggi, chi delinque, non ha più alcun timore della divisa.»

Ce la fate al primo turno o si va al ballottaggio?

«Speriamo di farcela al primo turno!»

Volete evitare il rischio di una nuova anatra zoppa.

«L’altra volta è stato un bel problema. Ci sono stati accordi non rispettati ed è successo quello che è successo. Quest’anno credo riusciremo sicuramente al primo turno perché corriamo tutti per questo scopo.»

Da quello che vedo, mi pare che la campagna elettorale si stia affrontando con uno spirito meno conflittuale rispetto alla volta scorsa.

«Questo è vero. È una scelta voluta e condivisa con il nostro capolista. Niente chiasso ma parlare con le persone per spiegare loro, le ragioni del nostro impegno. Chi ci voterà, lo farà perché è convinta di farlo.»

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