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lunedì, 1 , Marzo

Tragedia a scuola: collaboratrice scolastica si accascia a terra e muore

Avezzano - Tragedia questa mattina all’Itis E.Majorana di Avezzano dove è morta, per cause naturali, una collaboratrice scolastica. La donna, originaria di Gioia dei Marsi,...

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Come viene trattato e come viene sconfitto il coronavirus, le dieci regole d’oro spiegate punto per punto

la prima considerazione da tener presente è che, allo stato attuale, come riportato sul sito dell’ISS (istituto superiore di sanità):

  1. Il meccanismo per la produzione del vaccino è stato attivato con alta priorità, tuttavia gli esperti concordano che sarà difficile che questo possa essere disponibile e distribuibile su larga scala prima dei prossimi 2 anni.
  2. Non esistono al momento terapie specifiche contro il nuovo coronavirus SARS-CoV-2, vengono curati i sintomi della malattia (così detta terapia di supporto) in modo da favorire la guarigione, ad esempio fornendo supporto respiratorio.
Cosìccome per il vaccino anche l’eventuale messa in commercio su larga scala di farmaci antivirali specifici contro il SARS-Cov-2 richiederà, nella migliore delle ipotesi, almeno un anno di tempo.
Non avendo a disposizione presidi terapeutici specifici il decorso della Covid-19 (abbreviazione di coronavirus desease 19) dipende essenzialmente da come reagisce il nostro organismo. Quello che attualmente si fa nelle strutture sanitarie è supportare il paziente che non è più in grado di ossigenarsi autonomamente (a seguito della polmonite interstiziale, generalmente bilaterale, che lo colpisce) mediante l’ausilio di ventilazione artificiale all’interno di un reparto di terapia intensiva. 
Circa il 10 % dei positivi necessita di una terapia intensiva (siamo già a quasi 650 pazienti): occorre ricordare che in Italia il numero dei posti letto in terapia intensiva è pari pressapoco a 5100 e che, generalmente, circa l’80 % di essi sono già occupati per patologie varie non legate alla Covid-19. In Lombardia, che ha il più alto numero di posti letto in terapia intensiva (circa 900), c’è ormai una saturazione dei posti, tanto che già un certo numero di pazienti sono stati trasferiti in regioni limitrofe.
Premesso questo, e, cioè, che NON abbiamo presidi terapeutici specifici e che i posti in terapia intensiva sono limitati, è assolutamente indispensabile limitare il numero dei contagiati.
Come si fa? Limitando allo stretto necessario le interazioni sociali, quindi restando il più possibile a casa.
Ecco una serie di misure da adottare tradotte nella vita di tutti i giorni dal sole 24ore in maniera veramente esaustiva:
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1) Se volete bene ai vostri figli teneteli a casa
La chiusura delle scuole non è una vacanza. Tutti noi, che abbiamo figli, sappiamo quanto sia difficile tenerli in casa. Ma non possiamo fare diversamente. Lasciarli liberi di scorrazzare nei parchi, di girare in gruppi per strada, di giocare a calcio o basket sui campetti all’aperto o nel parco condominiale significa moltiplicare a dismisura la possibilità di contagio. Dobbiamo recuperare, e non è facile dopo anni percorsi in direzione contraria, il nostro essere genitori. Non siamo amici: siamo padri, siamo madri. E in queste situazioni di emergenza decidiamo noi. Senza discutere. Quindi ripeto: se vogliamo bene ai nostri figli teniamoli in casa.

2) Se volete bene ai vostri genitori e parenti anziani isolateli dal mondo
La cosa migliore che possiamo fare in questo momento è mettere i nostri anziani sotto una teca di cristallo. Se sono autosufficienti possono tranquillamente sopravvivere senza vederci. Molti di loro hanno passato 5 anni di guerra, altro che il coronavirus. Hanno bisogno della spesa o di farmaci? Lasciamoli sullo zerbino. Salutiamoli a distanza. Tempestiamoli di telefonate. Facciamogli sapere che ci siamo. Ma teniamoli isolati da tutto e da tutti. E, finita la bufera, potremo riabbracciarli più forte di prima.

3) Se un persona anziana ha bisogno di aiuto materiale
Se proprio non possiamo fare a meno di avere un contatto diretto con un anziano, perché richiede assistenza, battezziamo una persona, una sola, che abbia contatti diretti. Più persone che interagiscono con i nostri genitori o con i nostri nonni significano soltanto più possibilità di contagio. E se non stiamo bene, se abbiamo sintomi di qualsiasi tipo, evitiamo il contatto. Solo in questo caso cambiamo la persona “di sostegno”.

4) Non chiediamo ai nonni di accudire i nipoti
I nonni sono sempre stati il pronto intervento in caso di emergenza. Adesso dobbiamo restituire loro il favore. Dobbiamo dire no alla loro disponibilità infinita. Teniamoli lontani dai nipoti. Perché spesso i bambini e i ragazzi, pur avendo contratto la malattia, sono asintomatici. Sarà un inferno organizzarsi, ma dobbiamo farlo ad ogni costo.

5) Se abbiamo sintomi, vietato il pronto soccorso. Anche per non ammalarci
Andare al pronto soccorso è un atto sconsiderato, il modo migliore per diffondere il contagio. Ma, se abbiamo interpretato male i sintomi, è anche il modo migliore per essere contagiati visto che, in ospedale, è più facile incontrare soggetti capaci di trasmettere la malattia.

6) Come fare al lavoro, se proprio dobbiamo andarci
Non ci è stato impedito di andare a lavorare. Ma se possiamo lavorare da casa questa è la scelta più giusta. Se proprio dobbiamo andarci teniamo le distanze dagli altri, anche più di un metro. Non salutiamo stringendo la mano: non è maleducazione, è buon senso. Laviamoci spesso le mani. Sempre dopo aver toccato maniglie, tavoli, sedie. Non portiamo le mani al viso, mai. Non tocchiamoci occhi, naso e bocca. Evitiamo di convocare riunioni se possiamo sentirci al telefono o via mail. E se proprio la riunione è indispensabile, facciamola in spazi che consentano di stare ad “almeno” un metro dagli altri. Meglio se due.

7) Se incontriamo qualcuno che ha sintomi
Chiunque sia, teniamoci a distanza. Anche se è il nostro capo. Non dobbiamo avere vergogna di chiedere il rispetto delle distanze di sicurezza. Mai.

8) Come fare sui mezzi pubblici
Meglio non prenderli, se appena è possibile. Se proprio è indispensabile stiamo almeno a un metro dalle altre persone. Se non è possibile nemmeno questo, evitiamo di stare faccia a faccia: la nuca non respira.

9) Se abbiamo sintomi tappiamoci in casa
Inutile fare gli eroi. Se abbiamo tosse, febbre (dai 37.5 scatta l’allarme) congiuntivite o raffreddore stiamo a casa. Rivolgiamoci al nostro medico curante o chiamiamo i numeri di emergenza. No alle terapie fai da te. Per diventare medici ci voglio sei anni: ci sarà un motivo.

10) Se un soggetto positivo deve stare a casa
Creiamo una piccola “zona rossa”: una camera solo per il malato, da areare appena possibile. Non abbiamo una camera? Usiamo il salotto, insomma un’area il più possibile riservata. Se abbiamo un secondo bagno dedichiamolo in esclusiva al malato, lavandolo e disinfettandolo spesso. Se non abbiamo un secondo bagno lavaggio e disinfezione sono ancora più importanti. Fondamentale: non si mangia insieme. E in ogni i medici vi daranno tutte le indicazioni necessarie. (M.Mancinelli)

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