martedì, 13 , Aprile
spot_img

Prima pagina

Clima sempre teso in LFoundry. Diffidenza di Fim-Cisl sulle esternazioni dell’AD, D’Antiochia

Il sito produttivo sarebbe a rischio di chiusura per la difficoltà di approvvigionarsi di materie prime. «Ennesima fuga in avanti per evitare di affrontare altre discussioni?» Questa la domanda che il sindacato pone, alla quale non c’è risposta.

Avezzano – È di lunedì scorso il messaggio che i dipendenti della LFoundry hanno ricevuto via mail dall’Amministratore Delegato Marcello D’Antiochia, col quale ha spiegato loro, come negli ultimi tempi, l’azienda abbia dovuto affrontare una serie di criticità legate all’approvvigionamento delle materie prime.

Nella mail D’Antiochia scrive che nelle ultime settimane, la carenza di materie prime è stata significativa, ma nonostante ciò, la solerzia con cui si sarebbe lavorato quotidianamente con i fornitori, incrementando le forniture per evitare ritardi nelle consegne, farebbe pensare che entro la fine di questa settimana, le preoccupazioni dovrebbero rientrare.

«Dovreste capire che di tanto in tanto abbiamo delle crisi e le gestiamo cercando di risolvere i problemi man mano che si presentano, senza farsi prendere dal panico e diffondere voci che possono generare infondato allarmismo e preoccupazione. Quindi, rimanete concentrati sul vostro lavoro e qualora ci fosse qualcosa di concreto e impattante su tutti noi, lo comunicherò in modo appropriato.» Queste le parole di rassicurazione consegnate ai dipendenti dell’azienda.

Il sindacato però resta scettico, per la Rsu Fim- Cisl, si tratterebbe di un atteggiamento volutamente pretestuoso, un ritorno al passato profondamente deludente per chi aveva sperato in una nuova stagione nelle relazioni industriali in LFoundry. Secondo il referente della RSU, Alessandro Maurizi, già durante la prima fase della pandemia, un anno fa, le OO. SS. furono costrette a dichiarare uno sciopero di quattro giorni per convincere la Dirigenza ad adottare le opportune misure per contenere la diffusione del virus.

Successivamente fu proposto all’azienda un accordo quadro con diversi punti di confronto come il contratto di prossimità, la formazione (fondo nuove competenze), le uscite incentivate, l’organizzazione del lavoro, il tema dei premi di risultato e lo smart working.

Se sul contratto di prossimità, la formazione e le uscite incentivate fu raggiunta un’intesa, sul resto è stato necessario ricorrere nuovamente allo sciopero. Secondo Maurizi, mentre l’azienda intratteneva le OO. SS. su sterili discorsi inerenti le turnazioni, rimettendo in discussione i tempi delle pause e la produttività, l’azienda avrebbe avviato una vera e propria ristrutturazione senza coinvolgere i rappresentanti sindacali.

Ulteriori nuove forme di agitazione dei dipendenti, e la firma congiunta di un documento unitario delle Segreterie e delle RSU, avrebbero costretto l’Amministratore Delegato a ritornare sui propri passi e a riaprire il confronto. Questa la ricostruzione del referente della RSU per il quale, solo allora, sarebbe emerso che il sito produttivo è a rischio di chiusura per la difficoltà di approvvigionarsi di materie prime.

«Ennesima fuga in avanti per evitare di affrontare altre discussioni?» Questa la domanda che il sindacato pone ad alta voce, alla quale per ora non c’è una risposta.

- Advertisement -

Promo Box



segnalate

TERRE MARSICANE VIDEO