Civiltà: progresso e utilità?



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Attualità – Dal punto di vista storico si parla di civiltà di un popolo quando si esamina un certo livello di sviluppo materiale e culturale, sociale e intellettuale. La parola civiltà è strettamente legata ad un altro termine: tradizione, infatti la prima è il risultato della seconda e si avvale di essa per progredire ed avanzare. Civiltà è qualcosa di dinamico, creativo, ma anche qualcosa che è legato ad un passato di esperienze delle quali fa tesoro e senza le quali non potrebbe esistere e fiorire.

Poiché le tradizioni dei popoli non muoiono, ogni volta che nella storia una civiltà ha soppiantato o è succeduta ad un’altra, le tradizioni della precedente sono sempre sopravvissute e sono entrate a far parte del patrimonio di quella nuova che si è imposta, che le ha assimilate come per assorbimento. Raramente nella storia una civiltà ha spazzato via l’altra senza subire l’influsso della prima. Si parla di progresso nella nostra civiltà un po’ dappertutto, sui libri e giornali, alla radio e alla televisione e per confermarlo ci vengono presentate scoperte scientifiche stupefacenti, costruzioni di macchine e apparecchi che hanno dell’incredibile, eppure, a guardarsi intorno e a fare alcune considerazioni sulla gente, i suoi standard di vita e la sua mentalità, si ha l’impressione che non solo non si possa parlare di progresso della nostra civiltà, ma che, si debba constatare un generale appiattimento mentale che fa pensare a involuzione, invece che evoluzione.

Esiste effettivamente un progresso sensazionale nel campo della scienza e della tecnica, ma questo non basta a convincersi che la nostra civiltà stia progredendo. Civiltà ad esempio, non è selezionare le razze canine fino a creare gli incroci più mostruosi per amore di una molto soggettiva bellezza estetica, ma, per esempio, limitare rigorosamente la vivisezione eliminando gli abusi raccapriccianti e sadicamente inumani che sono all’ordine del giorno nella maggior parte degli istituti di medicina, veterinaria e biologia.

Civiltà è anche il rifuggire dalla costruzione di quartieri popolari o di edifici ostentatamente moderni presso centri storici o aree da preservare e non compiacersi dello stridente contrasto fra le due cose in nome di una rivoluzionaria originalità. Gli esempi sono infiniti: sta a noi trarne insegnamento per diventare veramente civili. (V.L.)




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