Home Attualità La fine della “Università degli Artigiani”: dal Centro di formazione professionale “San Berardo” di Pescina all’oblio totale

La fine della “Università degli Artigiani”: dal Centro di formazione professionale “San Berardo” di Pescina all’oblio totale

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Pescina – Era il periodo post bellico, correvano gli anni ’50, e fu allora che la Pontificia Opera Assistenza del Vaticano, la concattedrale dei Marsi, Santa Maria delle Grazie, con l’allora canonico don Nazareno Baroni, iniziarono a Pescina il discorso dell’addestramento professionale. Si diedi vita ai primi corsi professionali rivolti ai muratori, falegnami e tornitori.

Centro di formazione professionale “San Berardo”

Subito dopo pochi anni subentrarono nella gestione la Curia vescovile di Avezzano, insieme alla magistrale direzione e grande capacità inventiva dell’avvocato Nando Margutti, che ha creduto veramente tanto alla formazione professionale. E così è nato il Centro F.P. S. Berardo di Pescina, per la lungimiranza di quegli enti e di quelle persone, lungimiranza di allora che, negli anni ’90, si è trasformata in cecità assoluta per demerito dei politici di allora.

Come non ricordare, insieme al centro S. Berardo, le altre realtà formative come il Don Orione di Avezzano, il centro CNOS dei Salesiani dell’Aquila e lo IAL-CISL di Paterno che, nei quattro decenni formativi, hanno istruito migliaia di giovani che poi si sono inseriti nel mondo del lavoro con dignità e capacità lavorative.

Dal concetto dell’addestramento si è poi passati al concetto della vera “formazione”. E così, per tornare al Centro di Pescina, si sono avuti corsi professionali per saldatori, termoidraulici, elettromeccanici, meccanici d’auto, meccanici generici, per poi, negli ultimi anni, rivolgere l’attenzione a corsi per operatori aziendali, dattilografia, stenografia, parrucchiere, estetista e stenotipia.

Prima della chiusura definitiva, si sono svolti, con l’Enap Abruzzo, corsi di specializzazione per laureati con stage a Londra e a Barcellona. È anche giusto ricordare quelle che si chiamavano “visite guidate“, le esperienze che i ragazzi hanno maturato visitando gli stabilimenti della Val di Sangro, come la Honda, la Sevel, come le Acciaierie di Terni o la Ferrari a Maranello, insieme a tante altre realtà dell’Italia industriale di allora. Vorrei comunque evidenziare un concetto fondamentale: i ragazzi che frequentavano i corsi professionali erano quelli che non volevano continuare le scuole superiori e che, spesso, venivano per questo considerati inferiori.

Oltre alle ore di pratica, erano previste ore di teoria: si studiavano Tecnologia, Matematica e Disegno. Inoltre erano previste lezioni di cultura generale con lezioni di Italiano, poca Storia ed Educazione Civica. Insegnare Dante Alighieri e Giacomo Leopardi non era un’impresa facile, ma la mia posizione di docente mi spingeva a farlo con dedizione, per evitare che i miei alunni si sentissero inferiori rispetto a coloro che frequentavano gli istituti superiori.

Per concludere, senza proseguire con i ricordi, vorrei citare la definizione di un ragazzo di allora, oggi uomo matura, che ha detto della Scuola professionale San Berardo: “I politici hanno chiuso a Pescina l’Università degli artigiani“.

Ed infine, per evidenziare l’importanza della formazione professionale, è positivo ricordare la visita di Stato che il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha effettuato a inizio Aprile, nello Stato dell’Africa occidentale del Ghana recandosi presso il Centro di formazione professionale e complimentandosi, nell’occasione, per l’iniziativa positiva intrapresa.

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Evelina Ciaccia

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