CATASTO DI OPI DAL 1870 A TUTTO IL 1889



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Appuriamo dal Catasto del Comune di OPI Provincia di Aquila (oggi l’Aquila), Circondario da Avezzano, Mandamento di Gioia dei Marsi, e precisamente dall’inventario di tutti i titoli, atti, carte scritture che si riferiscono al patrimonio del Comune di Opi, alla sua Amministrazione, alle opere, alle leggi e decreti, aae circolari, alle istruzioni e disposizioni e relativi supplementi in base all’art.111 della legge 20 marzo 1865, che negli anni che vanno dal 1870 al 1889 nel Catasto di Opi, vi era “l’Indice di tutti gl’individui che sono annotati in questo Catasto” oltre agli “Esteri bonatenentes in pertinentjis Universitatis terre Opi “, così come riportato nel volume del sottoscritto dal titolo: Notizie, Epigrafi ed Emergenze Storiche della Terra di Opi e dintorni di tutte quelle persone che avevano terreni in agro del tenimento di Opi.

L’istituzione del Catasto di OPI avvenne nel 1753, perciò negli anni 1870/1899 era già in vigore.

Quello però che vogliamo evidenziare sono le registrazioni in detto Catasto delle proprietà possedute ed intestate ai Capitoli Ecclesiastici.

Tra gli Enti Ecclesiastici troviamo per primo” il Rev. Capitolo di S. Paulo di Peschio Asseroli, poi la Cappella di S. Antonio dei Gentili-sotto l’invocazione del S.mo Nome di Giesù, la Cappella della S.ma Concezione di Maria, la Cappella delle Anime Sante del Purgatorio, la Cappella di S. Michele Arcangelo, la Cappella del Carmine degli Stasij, la Cappella di S. Gio: Battista, la Chiesa di S. Maria del Carmine, la Chiesa di S. Maria degli Angeli e la Chiesa di S. Rocco”.

Questo è quando riportato negli atti del Catasto e noi abbiamo riportati così come risultano iscritti dagli atti cartacei, approvato nell’anno 1889 il giorno 4 dicembre in OPI nella Cancelleria Comunale, era Sindaco Domenico Ursitti e visto l’atto dell’allora nuovo Consiglio Comunale del 15 novembre 1889 lo approva il 28 di detto mese ed anno.

Questo inventario con il verbale di approvazione, viene consegnato all’Ufficio Comunale, all’Assessore anziano, Patrizio Cimini con la presenza del Segretario Comunale B. Barnulli, per la conservazione nell’archivio. Per completare la storia del Catasto e di tutti gli atti inventariati diciamo che il Sindaco e la Giunta Municipale, visto e controllato l’inventario che si riferiva al patrimonio del Comune, lo riconoscono vero e regolare, in data 9 agosto 1870 e viene firmato dal Sindaco Serafino Ursitti, dai membri della Giunta Municipale, Emidio Gentile, Angelo Cellone e dal Segretario Luciano Ursitti.

In data 22 dicembre 1870 in seconda convocazione, nella solita sala consiliare il Consiglio convocato alle ore diciassette italiane, straordinariamente in seconda convocazione, previo avviso scritto a domicilio, previa autorizzazione del Sottoprefetto del 19 dicembre 1870, all’appello nominale rispondono i Signori: Ursitti Serafino, Cimini Nicandro, Gentile Emidio e Gentile Paolo.

Non presenti, perché lontano dal Comune, Cellone Angelo, Cimini Patrizio, Leone Giambattista, Sgammotta Angelo, Ursitti Filippo, Ursitti Baldassarre e Rossi Gianfelice.

Presenti ma non intervenuti (di) Marino Pietro, (di) Marino Sabino e Sgammotta Donato, benchè si attese due ore dalla data stabilita.

Il Presidente verificato che l’adunanza è di seconda convocazione dichiara legale la presente ed invita a deliberare, sulla revisione ed approvazione dell’inventario del patrimonio del Comune di OPI.

Poi prosegue: “Il Consiglio, vista l’autorizzazione del sottoprefetto del 19 dicembre 1870 e visto l’inventario con tutti i titoli e gli atti che si riferiscono al Comune di OPI, ed esaminatolo con scrupolosità, lo ritengono regolare e benfatto ed ad unanimità deliberano l’approvazione”. .Firmato: il Presidente Serafino Ursitti, il Consigliere Anziano Emidio Gentile e il Segretario Luciano Ursitti.

Va detto per dovere di informazione che al Catasto Napoleonico furono aggiunti elementi e dati del Catasto pre-onciario ed onciario, questo di cui stiamo parlando si riferisce a quello del 1870-1899, previsto dalla legge del 1816.

Concludiamo dicendo che gli Enti Ecclesiastici a quel tempo non pagavano le tasse, ma da allora vennero chiamati a pagarle.




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